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Milanese d'origine, innamorata di Guccini, De André e i Santana, colpiva tutti per la sua intelligenza, la sua cortesia, la sua totale disponibilità

Ricordando Silvia Brighenti

Dopo la scomparsa di Millepezzi, Silvia fondò con Renato uno dei primi e più apprezzati studi foggiani di grafica, Melapiù Immagine & Comunicazione


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Foggia. È duro apprendere che non vedrai più un’amica da un laconico manifesto funebre affisso all’angolo di strada. Ma è così che ho saputo del passaggio a miglior vita di Silvia Brighenti, quando era troppo tardi anche per porgerle l’estremo saluto, e voglio ricordarla agli amici e lettori di Lettere Meridiane oggi, in occasione del suo onomastico.
Silvia è stata un indiscusso punto di riferimento delle arti grafiche a Foggia, intese nel senso più vero del termine: “arti”, e non solo tecnica. L’ho conosciuta grazie ad un altro indimenticabile amico che ormai da tempo non è più tra noi: Gino Millepezzi.

Erano i tempi in cui la stampa stava conoscendo una profonda innovazione. Dalla stampa piana si stava passando a quella offset, che rendeva necessari processi di riproduzione litografica e fotografica. La maggior parte delle tipografie artigianali foggiane non possedeva i macchinari necessari, e Gino pensò bene di aprire un centro specializzato nell’offrire questo tipo di servizio: la Zincolito Grim, che si trovava in un capannone al Villaggio Artigiani. Silvia Brighenti era la sua collaboratrice più stretta, e forniva consulenza grafica a quanti avessero bisogno di un apporto creativo, oltre che del servizio tout court.

Milanese d’origine, innamorata di Guccini, De André e i Santana, colpiva tutti per la sua intelligenza, la sua cortesia, la sua totale disponibilità.

Di lì a poco fece irruzione nelle tecniche di stampa e di editoria il personal computer, e fu la rivoluzione. Gino e Silvia si fecero trovare pronti: sono stati a tutti gli effetti, a Foggia, i pionieri della grafica computerizzata. Con una brillante intuizione, diversificarono il core business aziendale, che cominciò ad offrire anche vendita ed assistenza tecnica per i computer della Apple, che trascinarono e interpretarono al meglio quella rivoluzione: i Macintosh.

La capacità straordinaria di Silvia era quella di aprirsi a tutti i nuovi orizzonti aperti dall’innovazione tecnologica, senza tuttavia mai rinunciare al genio creativo, al desiderio ed alla capacità di fare bene le cose.

Così li ricorda Renato Imbriani, docente e giornalista, per molti anni collaboratore di Silvia: “Silvia Brighenti e Gino Millepezzi furono i pionieri delle arti grafiche computerizzate nella provincia di Foggia. Provenivano entrambi dal mondo della creatività “a mano”, e grazie al fatto che la Zincolito Grim forniva prodotti alle tipografie, fu consequenziale dedicarsi anche alla vendita e assistenza dei prodotti Apple. La professionalità di Gino e Silvia si sposava con la loro cordialità che trasformava in poco tempo il rapporto commerciale in sentimenti di amicizia.”

La disponibilità, il senso di amicizia e la creatività stavano nel dna di Silvia, nell’humus che aveva respirato fin da bambina . Come ricorda ancora Imbriani, “si era diplomata in arti grafiche a Milano, e la famiglia risiedeva nel ravennate. I genitori Norberto Brighenti e Annadora Gianneschi hanno collaborato per anni alla Settimana Enigmistica con i loro rebus e giochi vari.”

Dopo la scomparsa di Millepezzi, Silvia fondò con Renato uno dei primi e più apprezzati studi foggiani di grafica, Melapiù Immagine & Comunicazione, che ha avuto clienti importanti come l’Aiga, l’associazione dei giovani avvocati, presieduta per diversi anni dal foggiano, Michele Vaira.

Per dire del rapporto profondo che legava Silvia ai suoi “committenti”, in occasione del recente congresso nazionale celebrato a Foggia, l’Aiga ha voluto renderle omaggio dedicandole una pagina del volume di rappresentanza pubblicato per l’occasione, con i versi della poesia “A Silvia” di Giacomo Leopardi (nella immagine che apre il post).
Mi consola pensare che “il vago avvenir che in mente aveva” la protagonista della lirica leopardiana si sia tutto inverato, e sopravviva, nelle opere che Silvia ci ha lasciato, e che sia stata soddisfatta dal corso, seppure breve, della sua vita. Guru della grafica computerizzata, eccelleva nell’arte più manuale di tutte, quella musiva.
Tra le sue opere più rappresentative e struggenti è bello ricordare i suoi mosaici, pazientemente cesellati, in vetro di Murano, che svelano la sua straordinaria capacità di raccontare attraverso le immagini e i colori, e di regalare in chi le guarda emozioni, e nostalgia profonda.
Riusciva a dare un tocco di creatività e di arte a tutto ciò con cui aveva a che fare. L’ultima volta che abbiamo avuto modo di lavorare assieme è stata in occasione di un convegno promosso dal Comune di Foggia, in cui si doveva cercare di raccontare la storia della città, attraverso i suoi mercati. Compito tutt’altro che facile data la scarsità del materiale iconografico a disposizione, Silvia se la cavò, come al solito, in modo eccellente.
Ci ha insegnato il senso profondo della bellezza e della gentilezza. E dobbiamo esserle grati per sempre.

fonte letteremeridiane.blogspot.it

A cura di Geppe Inserra

Ricordando Silvia Brighenti ultima modifica: 2017-11-03T11:01:35+00:00 da Redazione



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