Capitanata

“Mafia innominabile”. Mons. Cornacchia: “omissioni sono macigni per la Chiesa” (V)


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Un momento dell'incontro a Lucera (ST)

Lucera – E la “Mafia Innominabile” arrivò anche a Lucera. Il dottor Domenico Seccia ha infatti presentato il suo testo, nel gremito salone del Liceo “Bonghi”. Una presentazione in grande stile, attraverso elementi di spicco dell’antimafia, sociale e non. Moderato dal giornalista Nicola Pepe, l’incontro ha visto la partecipazione del Preside del Liceo Classico-Scientifico “R. Bonghi” Raffaele De Vivo, del Presidente del Tribunale di Lucera Giuseppe Pellegrino, del Vescovo della Diocesi di Lucera-Troia S.E. Mons. Domenico Cornacchia, dell’Avv. Giuseppe Agnusdei, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lucera, dell Dott. Alfredo Viola, Magistrato della Procura Generale della Corte Suprema di Cassazione e del giornalista Silvio Di Pasqua.

VERITA’ E STORIA. Il dott. Raffaele De Vivo ha impuntato il suo intervento su due elementi chiave: la “verità” e la “storia”. La non conoscenza dei fatti, la chiusura al concetto di “mafia” nel proprio territorio, la repulsione verso tutto ciò che la mafia comporta è di quanto ci sia più deleterio per il dirigente scolastico, che non ha lesinato la propria speranza nei giovani, che danno testimonianza della loro forza e volontà di lottare contro la mafia.

COLPE E SPERANZA. S.E. Mons. Domenico Cornacchia, Vescovo della Diocesi di Lucera-Troia, si è rivolto ai presenti manifestando come la Chiesa, in un tema come questo, abbia perso un po’ di terreno: «Le omissioni sono peccati che pesano come macigni sulla Chiesa. Cose che potevamo fare e che non abbiamo fatto, e cose che potevamo evitare e che non abbiamo evitato. La Chiesa può fare molto e non in termini di quantità, ma di qualità. Bisogna puntare alla qualità del nostro servizio, nonostante troppe chiese restino chiuse. Sono divenute fornitrici di servizio ad orario. E’ necessario che la Chiesa si affianchi ai poveri, ai disperati» e commosso ha continuato affermando che «tanta gente si rivolge disperata al Palazzo Vescovile perchè non sa cosa fare!». «Voglio dire allo Stato di essere più attento alla periferia del paese, e noi siamo in piena periferia. E la Capitanata è ancora più periferia!.» Il suo pensiero si è rivolto poi all’essere mafioso. «Nei covi dei capi clan si trovano spesso statue ed immagini di Padre Pio, o della Madonna di Pompei… in fondo la fede c’è anche nelle persone più perverse e criminali. Sono coscienze deviate, addomesticate. Ognuno si crea la propria morale». Dopo un breve passaggio sul razzismo, sulla tolleranza e sui pregiudizi scaturiti dal pensiero del “diverso”, il vescovo Cornacchia si è rivolto poi al mondo dei giovani, «che trovano la strada sbarrata nel mondo del lavoro, il più delle volte concesso più che meritato. Il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione, non una concessione, o un patteggiamento. Perchè i giovani non possono pensare alla famiglia? Si lasci perdere l’idea del facile guadagno, della vita facile (…)Non ci sia più omertà. Purifichiamo ciò che è il male ed il torpido.» Il Vescovo ha concluso il suo intervento citando un passo del libro di Seccia, quando, a proposito della lotta alla mafia, si legge «Quando Alberto, studente della Consulta di Foggia, mi chiese “ce la faremo?”, risposi, convinto, “dobbiamo farcela”».

FAIDE, MAFIE E STRUMENTI INFORMATICI . Il Presidente del Tribunale di Lucera, il dott. Giuseppe Pellegrino, è intervenuto al dibattito precisando come spesso le affermazioni dei giudici siano state strumentalizzate e travisate. «A parlare solo di “faida” si corre il rischio di perdere l’idea di “mafia”. Certo la mafia sembra essere stata sottovalutata anche dai magistrati, benchè i giudici abbiano affrontato i giudizi nei singoli casi, non parlando quindi di mafia». Concludendo il suo breve intervento, Pellegrino ha esaltato l’utilizzo delle intercettazioni e degli strumenti informatici per la giustizia. «Lo strumento informatico è importantissimo per contribuire alla ricostruzione del contesto in cui si è svolto il reato».

Il Procuratore della Repubblica di Lucera prende poi la parola, raccontando con la solita precisione e dovizia di particolari, un caso di mafia, un summit mafioso intercettato e documentato e che vedrà l’assoluzione di tutti i partecipanti.


RISULTATI SULLA MAFIA PIU’ ANTICA.
Il Dott. Alfredo Viola ha sviluppato la sua riflessione sulla lotta alla mafia garganica e su come la giustizia abbia affrontato questo fenomeno nelle aule di tribunale. Lo ha fatto raccontando come molte volte sia capitato che, nonostante le ammissioni di responsabilità degli imputati, questi venissero assolti dalle accuse per errori o disguidi giudiziari. Come esempio ha portato un caso capitato proprio quando lui, da magistrato, ha partecipato alle indagini su un omicidio: «Trovammo delle impronte digitali sull’auto degli assassini, che non si incendiò completamente. Le trovammo sulla targa (falsa) e sulla bottiglia contenente il liquido infiammabile con cui si voleva incendiare il mezzo, quindi non in posti “neutri”. L’impronta digitale è una prova tranquillizzante. Non è una testimonianza di qualcuno coinvolto, anche emotivamente, nel fatto. Le impronte appartengono a due elementi appartenenti alla famiglia rivale dell’ucciso. Non venne riconosciuta l’associazione mafiosa ai due, e non vennero condannati». Il magistrato ha concluso che «grazie a questo libro questo fenomeno è stato «ulteriormente reso noto». Secondo il Dott. Viola «la mafia garganica è la più antica, benchè sia quella “scoperta” più di recente»

A concludere il dibattito, l’Avv. Giuseppe Agnusdei, Presidente dell’Ordine degli Avvocati, che ha polemizzato sulle proposte del governo in merito alla liberalizzazione dell’ordine degli Avvocati. Infine il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Silvio Di Pasqua, ha raccontato la sua esperienza dal suo punto di vista, quello del cronista, sui fatti che si sono susseguiti da quando quella “faida del Gargano” compiva, alla luce del sole, stragi ed illeciti senza che nessuno si ribellasse.

Una serata interessante, dai temi forti, di quelli mai affrontati nella nostra città, che di mafia non vuole parlare e che, forse, benchè Lucera sia citata nella linea rossa della mafia garganica raccontata nel libro di Seccia, arranca nel capire che la mafia è un atteggiamento, una cultura perversa che esiste anche se non ci sono vittime abbandonate per strada.

VIDEO (A cura di Alessio Pittari e Redazione Adesso IlSud)




a.pittari@adessoilsud.it

“Mafia innominabile”. Mons. Cornacchia: “omissioni sono macigni per la Chiesa” (V) ultima modifica: 2011-12-03T21:36:36+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Stipulante

    Dott. Seccia onore ad un uomo dello “Stato” come Lei.
    Manfredonia aspetta assopita!


  • donato

    Purtroppo il dott. Seccia (non vorrei sbagliare)cita esclusivamente la mafia del Gargano quasi a farne un mito. Purtroppo in Capitanata esistono sodalizzi forse ancor più temibili dei quali chissà perchè non si parla. Ad esempio la mafia cerignolana che credo sia la più pericolosa in provincia di Foggia poi ci sono i gruppi di Ortanova e la Società Foggiana per non parlare di San Severo e della stessa Lucera. La mafia del Gragano è alla ribalta per i recenti arresti ma è delle mafie di cui nessuno parla che ho ancor più paura!


  • spirito critico

    COMPLIMENTI AL PROCURATORE SECCIA.ORA PERò è IL MOMENTO DI RIPULIRE ANCHE LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI DELLA FAIDA CHE AGISCONO ALL’OMBRA DELLA MALAVITA DANNEGGIANDO COME E FORSE PIù DEGLI ALTRI LA NOSTRA MAGNA CAPITANA


  • lucia

    Dott. Seccia venite a vedere a Manfredonia i soldi pubblici che fine fanno andate a vedere il porto in che stato è!

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