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Per Napoli? In via de Rossi a Bari

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Np (st)

Bari – I profumi, i sapori e la tradizione culinaria napoletana fanno capolino sul versante levantino del capoluogo pugliese, e lo fanno in grande stile, vestendo la livrea di uno degli ambasciatori più referenziati del territorio partenopeo: “Gragnano”. Famosa, ormai, non solo per la sua pasta doc.

Per quanto lo sguardo della città sia storicamente rivolto ad est, che a Bari non ci fosse ancora la possibilità di gustare specialità rinomate come la “sfogliatella”, il “babà” o la “pastiera napoletana”, era una lacuna che andava colmata. E poiché Napoli non si identifica solo nella specificità della sua “pizza”, far proprio un marchio d’eccellenza come quello di “Gragnano”, è testimonianza di lungimiranza strategica e dell’avvio di un’azione di sistema dai caratteri decisamente moderni ed innovativi.

Gli stessi che sono alla base dell’interpretazione “meridiana” di Napoleat e di un concetto di ristorazione veloce, che sia di qualità e che, nella caparbia difesa di un patrimonio d’identità tipicamente locale, possa esaltare i prodotti della cucina tradizionale, in questo caso, napoletana.

Sostituire l’anonimo cornetto con la raffinatezza della “sfogliatella”, che rimanda a sapori e sensazioni più familiari; alternare la focaccia barese col “Panuozzo di Gragnano”, il panino servito con farciture calde e fredde, la cui precottura ne interrompe la lievitazione e ne fa uno spuntino più leggero e digeribile; dare un senso al brunch con una “parmigiana di melanzane”, degli “gnocchi alla sorrentina” o con una delicatissima “caprese con mozzarella di bufala”, è riappropriarsi del gusto di emozioni più uniche che rare.

Se poi al tradizionale vassoietto domenicale di dolci mignon, caleidoscopico nel colpo d’occhio ma standardizzato nel sapore, ricominciasse a fare da sponda la leggerezza intensa del babà comunque declinato e la consistenza aromatica della “pastiera napoletana”, accompagnati dalla corroborante vivacità del “vino di Gragnano” e dal sigillo accattivante di un “limoncello di Sorrento”, l’incursione nel complemento “tirrenico” delle comuni radici mediterranee sarebbe più che mai appropriata, per coronare in festività anche il più quotidiano dei giorni feriali.

La finestra sul Vesuvio, in via De Rossi a Bari, è una sorta di “sfida per l’intera città”, come ha sottolineato il sindaco, Michele Emiliano, all’omologazione, alle logiche uniformi della globalizzazione, all’effimera distrazione del “fast-food”. Una sfida dal sapore giovane, che intende recuperare il lato “slow” dell’assaporare nei ritmi incalzanti del take-away. La sfida coraggiosa, all’insegna di antiche tradizioni culinarie, che insiste nell’investimento innovativo: meritevole dell’abbraccio protettivo e amichevole di una città accogliente “a prescindere”, come diceva Totò.

Napoli è più vicina, nel rinnovo di un invito al piacere della condivisione, che è ben di più del semplice nutrirsi. Un concetto molto caro a Eduardo, che di Bari era cittadino onorario, grande cultore della cucina povera del Mezzogiorno. In attesa, allora, di ritrovare nelle proposte di Napoleat anche le rivisitazione eduardiane del “sartù di riso”, delle sue leggendarie lasagne al “ragù” e della celeberrima “cianfotta fredda”, che affascinò anche Laurence Olivier, non ci resta che augurare, col più allegro e stuzzicante dei sorrisi di Pulcinella, il classico e caloroso: Buon appetito!

gelormini@gmail.com



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