Editoriali

Supplizi di Stato

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(ph: lettera43.it)

Nell’Antica Roma repubblicana si condannavano a morte gli schiavi e i traditori; in quella imperiale, anche gli uomini liberi accusati di lesa maestà, tradimento ai danni della patria, regicidio e parricidio. Patria, cesare e padre erano, infatti, assimilati poiché patria stava (sta) per “terra dei padri” e cesare era considerato il “padre di tutti”.

La condanna prevedeva la decapitazione, il rogo, l’essere divorato da belve affamate nel circo; quest’ultima pratica è stata in verità un breve inciso della storia romana e al tempo dei protocristiani, considerati ebrei sobillatori dell’ordine costituito. I parricidi erano invece chiusi in un sacco in compagnia di un cane famelico, di una vipera o d’altro.

C’è da aggiungere che l’imperatore aveva il dovere di ratificare le esecuzioni e non poteva sottrarsene anche al cospetto della colpevolezza un parente o congiunto, zio, genitore, moglie, figlio che fosse; diversamente sarebbe stato accusato di grave parzialità ed egli stesso accusato d’infedeltà istituzionale.

Tempi storici si direbbe ma non è affatto così. Oggi, 2014, nella Corea del Nord, il dittatore Kim Wen Wei Po ha condannato alla pena capitale suo zio Jang Song-thaek accusato di tradimento, con l’antica pratica “romana”. Rinchiuso in una gabbia è stato fatto divorare da cani inferociti costretti a digiunare da giorni.

Il 18 gennaio 2007, l’Assemblea plenaria dell’ONU, 192 Stati, approva la moratoria con 104 sì, 54 no e 29 astenuti; fra gli stati dissidenti Cina, Iran, Iraq, Pakistan, Sudan e i soliti USA. Grande apporto dell’Italia, attivatasi da oltre un decennio. Il 2007 si chiude con 3347 condanne. Per tutta risposta, il 27 luglio del 2008, alle ore 02.30, tradizionalmente all’alba, nel carcere di Evin a Teheran, in Iran, sono giustiziati per impiccagione 29 detenuti, tutti assieme.

L’Iran è il secondo paese, dopo la Cina nella classifica per numero di condanne, ai quali seguono Arabia Saudita, Pakista, e USA, partecipe del totale di 355 esecuzioni nel 2007. Nel 2008 erano state 8864 condanne a morte, un’impennata straordinaria rispetto al 2007, il 72% nella sola Cina con 346, seguita dall’Arabia Saudita, Iran, Usa, Pakistan, Giappone, Botswana e Sudan.

In riepilogo, tra i paesi dove vige la pena di morte, gli USA, con i suoi 50 stati, sono senza dubbio i più monitorati. Nel 2009, dopo l’abolizione del New Mexico, dell’Argentina, dell’Uzbekistan, del Burundi e del Togo, se ne contano ancora 57 che la mantengono in aumento rispetto al biennio 2005-2006 (54) ma in calo al 2004 (60); la Liberia l’ha reintrodotta.

Il numero dei paesi abolizionisti si attesta così a 95. L’anno in cui le esecuzioni raggiungono il numero di 714 in 18 paesi, tra i quali l’Iran con 388, l’Iraq con 120, l’Arabia Saudita con 69 e gli USA con 52.

La Tortura, al mondo, da un rapporto di Amnesty International del 2010, è adottata da 111 paesi. Il rapporto elenca anche i 52 paesi ove si svolgono processi iniqui e i 96 in cui la libertà di parola è espressa con restrizioni.

L’apposito Tribunale penale internazionale al quale aderiscono 91 paesi non conta però la presenza degli USA, della Cina, Turchia e Arabia Saudita. Giusto queste nazioni, USA con Cina, Arabia Saudita e l’Iran nella precisione, si distinguono nel 2010 come le maggiori esecutrici di condanne a morte; in Iran 136 sino a ottobre.

A metà 2011, Cina, Iran e Nord Corea rimangono le nazioni ad alto tasso di esecuzioni capitali con 5837 condanne di cui 5000 solo in Cina; in Iran se ne contano 546 nel 2010, in Bielorussia 2 nel 2010 e 3 nel 2011. In totale, nel 2011 si è arrivati a 155 nazioni abolizioniste.

Arriviamo nel 2012 quando le esecuzioni si attestano in 3967 di cui 3000 solo in Cina, mille meno dell’anno precedente, mantenendo sempre il primo posto, seguita dalle 580 condanne capitali dell’Iran e 84 dell’Arabia Saudita. Nessuna esecuzione in Egitto, Singapore e Vietnam.

(A cura di Ferruccio Gemmellaro; storico critico)



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Commenti


  • Richard

    la notizia sulla Corea del Nord ….sono sicuro… è una Bufala al 100%

  • Ce lo auspichiamo tutti amico Richard che le tue informazioni siano più attendibili della RAI e se così è occorre veramente screditare la RAI TV… ma come vedi non toglie nulla all’articolo e io stesso sono stato prudente poiché alla notizia coreana ho dedicato appena tre righe ma ne è stata il pretesto, l’ispirazione per quanto ho ampiamente scritto rifacendomi a dati e fonti ineccepibili.
    Grazie del tuo intervento.

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