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"Votata in Consiglio la cessione (a titolo definitivo e gratuito) dell’immobile di via Sant’Antonio Abate"

Monte Sant’Angelo, verso cessione immobile sede Parco

"La questione è costretta a convivere con l’annosa vicenda della mega-sede costruita nel cuore della Foresta Umbra e mai utilizzata a tal scopo"

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Monte Sant’Angelo – Nell’ultimo consiglio comunale di fine febbraio scorso tra i punti all’ordine del giorno si è votata la cessione (a titolo definitivo e gratuito) dell’immobile di via Sant’Antonio Abate, da circa vent’anni sede centrale dell’Ente Parco Nazionale del Gargano, all’ente.

Il plesso, di proprietà del comune di Monte sant’Angelo ed in comodato d’uso, diventerebbe dunque proprietà del Parco stesso che fin’ora ne aveva solo richiesto la continuazione del rapporto di comodato. Cosa allora spingerebbe l’amministrazione Di Iasio a donare un immobile di consistenti dimensioni e dall’importante valore commerciale e per di più facente parte del patrimonio immobiliare comunale?

A detta del primo cittadino, l’azione sarebbe da considerare come una sorta di assicurazione sulla permanenza in loco della sede del Parco, atta quindi a scongiurarne l’esodo verso altri lidi. Praticamente, un immobile a difesa di una possibile mobilità. Il prestigio dell’Ente avrebbe ingolosito più di un palato negli anni ed inoltre da tempo la questione è costretta a convivere con l’annosa vicenda della mega-sede costruita nel cuore della Foresta Umbra e mai utilizzata a tal scopo.

Apprezzabile la volontà dell’amministrazione di rinsaldare le posizioni in auge, come la volontà di tutelare i dipendenti locali del Parco che sarebbero costretti al pendolarismo in caso di dislocazione. Va comunque ricordato che i dipendenti in questione non sarebbero più di una mezza dozzina e che da poco l’Ente avrebbe ribadito in Statuto l’individuazione di Monte Sant’Angelo come sede dell’Istituzione. Certo la sfera di appartenenza resterebbe pubblica ma i dubbi sull’operazione restano comunque.

In primis: la valorizzazione e la possibilità di produrre ricchezza per una Comunità da parte di un patrimonio immobiliare pubblico può passare attraverso la cessione a titolo definitivo? Al netto delle limitazioni del patto di stabilità e delle difficoltà economiche in cui vessano i comuni italiani come valutare una simile strategia? Quale la convenienza per le casse comunali? Ed ancora: può la cessione fungere da reale garanzia di continuità nel tempo?

Se l’intento era quello di assicurarsi una prospettiva a lungo termine si sarebbe potuto optare per una concessione in comodato gratuito che la legge può prevedere fino a 99 anni, come si fa per gli stadi (ad esempio), mantenendone la proprietà. Il Comune di Monte Sant’Angelo può vantare un patrimonio immobiliare di tutto rispetto composto da interi stabili, locali ad uso non abitativo e decine di piccole unità abitative disseminate perlopiù nei quartieri storici, oltre a monumenti ed addirittura ex complessi ecclesiastici ma nonostante ciò poco o nulla si starebbe facendo concretamente in termini di valorizzazione e manutenzione. Tra gli esempi inconfutabili, l’immobile di Via carbonara per il quale non si sono reperiti né gli ennesimi fondi (per l’ennesima riconversione) né potenziali privati interessati (come testimonia il bando-gara andato fin ora deserto) per non parlare della pericolosità e della fatiscenza in cui vertono i locali di via Marcisi, nei pressi dei lotti di edilizia residenziale convenzionata.

Dopo la repentina virata sull’acquisto dell’ex cinema russo in relazione alla riqualificazione della buffer zone attorno alla Basilica patrimonio UNESCO, molte indiscrezioni lascerebbero trapelare l’intenzione da parte dell’amministrazione di intavolare una permuta tra i locali centralissimi dell’ex cinema Piemontese e la palazzina in zona Belvedere, ex sede della Stazione della Forestale (attualmente occupata parzialmente da abusivi) e di proprietà comunale. Ricordando, inoltre, la buffa vicenda dell’ex Pretura assegnata in comodato gratuito al GAL e ristrutturata solo per ¾ senza alcuna pubblica spiegazione ed in barba agli accordi stipulati con l’Ente, verrebbe ulteriormente da chiedersi: quale la strategia in campo di patrimonio immobiliare pubblico?

Ancora fumoso appare pure il futuro dell’altro grosso complesso adiacente alla sede del Parco nazionale, l’ormai ex Comunità montana. Che si stia procedendo con troppa approssimazione ed estemporaneità? Che si stia eludendo un minimo di programmazione doverosa per degli amministratori locali? Non sarebbe meglio provare a trasmettere alla comunità il senso delle cose intraprese pubblicamente? Condividere le proprie iniziative attraverso formule partecipative e chiare farebbero meno il gioco di insofferenze, malumori e cattivi pensieri…

(A cura di Antonio Gabriele – antonio.g76@libero.it)

Redazione Stato



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Commenti


  • una cantonata?

    secondo me il giornalista non ha considerato che se ora l’immobile è passato nella proprietà del parco dovranno pagare l’imu al comune di monte e con tutti quei metri quadri sarà un bell’incasso!

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