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Nota del Presidente del Gruppo Area Popolare

De Leonardis: “Ospedale Lucera, futuro nebuloso”

La delibera di Giunta regionale n. 161 del 29 febbraio appena scorso, inerente il Riordino della rete ospedaliera, ha apparentemente ‘salvato’ l’ospedale

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Lucera. Una nota del Presidente del Gruppo Area Popolare, Giannicola De Leonardis. “La delibera di Giunta regionale n. 161 del 29 febbraio appena scorso, inerente il Riordino della rete ospedaliera, ha apparentemente ‘salvato’ l’ospedale Lastaria di Lucera (del quale era stata in precedenza annunciata la chiusura), in applicazione del decreto Balduzzi che concede apposite e specifiche deroghe per strutture di riferimento per aree disagiate (e il Subappennino dauno vi rientra a pieno titolo). Ma, mentre il decreto in questione prevede una dotazione di 20 posti di medicina interna, con possibilità di attività chirurgica a basso carico assistenziale in D-Surgery (letteralmente: chirurgia di un giorno), il nuovo Piano di riordino prevederebbe per Lucera una dotazione di 18 posti letto distinti, 12 per la medicina interna e 6 per la chirurgia. Una distinzione che rischia di compromettere il futuro dell’ospedale, perché comporta di fatto l’organizzazione di due reparti attrezzati e due attività ed équipes ben distinte, con costi che gli addetti ai lavori quantificano intorno ai 7 milioni di euro l’anno, tali da impedire l’equilibrio di bilancio richiesto per garantirne la sopravvivenza. Costi più o meno equivalenti a quelli del Lastaria attuale, che ha una dotazione di 24 posti letto per chirurgia, 24 di medicina interna e 10 di lungodegenza.

Dato che si è preferito imboccare per l’ospedale di Lucera prima il percorso del declassamento, poi quello dell’applicazione del decreto Balduzzi, in attesa dell’esame del ministero mi sembra allora doveroso chiedere al Presidente Emiliano e al sindaco di Lucera Tutolo – suo euforico sostenitore in campagna elettorale prima, poi strenuo difensore del Lastaria e oggi pienamente soddisfatto per il ‘successo’ conseguito – l’applicazione rigorosa del decreto così com’è: per evitare che la chiusura arrivi poi comunque per conti dissestati ma salvando la faccia davanti ai cittadini e all’elettorato, aggiungendo al danno la beffa”.

Redazione Stato Quotidiano.it



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