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"Storia dei lecchini d’Italia che, senza soluzione di continuità, cambiano bandiera e vanno scovando pezzi di vita del “divinizzato capo” per cantarne le lodi"

Il riso (amaro) delle sviolinate al potere: Travaglio porta ‘Slurp’ al Giordano

"Un ritmo veloce, una Salari bella e disinvolta nel modulare con la voce e l’espressione del viso quel frangente di storia immortalato dalla stampa con il rito della cortigianeria"

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Foggia. La storia degli intellettuali convertiti dalla militanza anni ‘70 al culto e all’adulazione del potere – sempre unico, impareggiabile, instancabile, immortale – corre veloce sul palco del teatro Giordano. Marco Travaglio e Giorgia Salari, per la regia di Valeri Binasco, hanno portato in scena Slurp, storia dei lecchini d’Italia che, senza soluzione di continuità, cambiano bandiera e vanno scovando pezzi di vita del “divinizzato capo” per cantarne le lodi.

Qualche volta capita che l’intervista comparsa sulla stampa sia stata rilasciata da un defunto, sia un padre, un fratello, un amico. Travaglio scopre il falso e lo incastona in una serie di “perle” giornalistiche che sfiorano l’agiografia, la vita dei santi, cronache da Minculpop o da Istituto Luce, senza regime. Lo spettacolo parte dal dicembre del 1934, toni e immagini da pancia in dentro e petto in fuori scolpite nelle icone del duce a cavallo, impegnato a nuotare o che brandisce il gladio. Il parallelo si attua con alcune foto di Matteo Renzi, che, chissà, “farà le Olimpiadi del 2024 tenendo l’occhio bionico fisso su Roma, quell’occhio che tutto può”. La tecnica della narrazione è a tratti straniante e tiene lo spettatore fisso sul lato critico della vicenda, qualche volta coinvolgente con la domanda: “Indovinate chi l’ha scritto questo?” , oltre l’onnipresente Ferrara- “ma come si sarà posto in questa occasione, all’ennesimo cambio della guardia nella stanze del potere?” si chiede Travaglio- ma ancheVespa, Rondolino, Alan Friedman di cui è divertentissimo sentire l’autore leggerne alcuni passi con accento anglosassone!

Un ritmo veloce, una Salari bella e disinvolta nel modulare con la voce e l’espressione del viso quel frangente di storia immortalato dalla stampa con il rito della cortigianeria. Cucinare ogni giorno una “zuccherosa brodaglia” con cui si vaporizzano, incensandoli, presidenti del consiglio, capi di stato, politici, magistrati, uomini dell’economia e dell’industria , è la storia di 25 anni d’ Italia raccolti nel “micidiale archivio di Travaglio”. Che fosse ricco e puntuale lo si sapeva sa, lo squaderna nei suoi pezzi sul Fatto Quotidiano ogni tanto o in tv guardando il tablet o il cartaceo. A teatro l’effetto macchiettistico di certi ritratti – Berlusconi che sopravviverà a tutti noi, come disse il suo medico, il sex appeal di D’Alema, le lodi al compagno Fausto Bertinotti, Di Pietro ‘salvatore della patria’- è esilarante, sollecitato dall’ironia dell’autore che sferza gli “spolveratori” di turno. Talvolta si tratta di commentare slinguate da visibilio per chi le scrive e desolanti per chi legge, informazione a parte. Ma è possibile che la giornata di un capo di stato, per dire, venga narrata tipo giovin signore e che tutto quello che per noi è materia da poveri mortali per loro diventi fantastico?

Una parte dello spettacolo è dedicata alle acrobazie linguistiche, è il caso di dirlo, di quelli che si fanno scudo umano per proteggere il capo nel caso la spari grossa. Allora, racconta Travaglio, si attorcigliano in improbabili spiegazioni tipo la storia dei comunisti che “mangiano i bambini” o, forse, “li fanno bolliti”, disse Berlusconi. Da lì la task force per venire a capo di un incidente, anche diplomatico, in questo caso. Strappa molte risate ‘Slurp’, riso amaro mentre si assegna “l’Oscar del leccatore”, fra suoni di tromba ed effetti speciali. . “Ma se sono tutti così bravi- domanda Travaglio alla fine- perché siamo sempre così in rovina? La cortigianeria è un boomerang, senza dire il danno che fa all’informazione, e come niente finisci a testa in giù. Ci vorrebbero più proteste, ma ai giornali ne arrivano poche”.

Lunghi applausi per quasi tre ore di spettacolo che Travaglio tiene a Foggia, dopo ‘E’ stato la mafia’, per la seconda volta. Nel vicolo attiguo al teatro lo attendevano un gruppo di fan per l’ennesima foto oltre a quanti erano già in camerino con lui.

(A cura di Paola Lucino – paola.lucino@virgilio.it)



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