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Venerdì Cgil in piazza a Foggia. De Felici: “Il tempo è ora”


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La platea (St)

Foggia – LA Cgil ha deciso: si riparte dalle radici. Da quelle storiche, innanzitutto. Il sindacato rosso convoca una sorta di Stati generali della sinistra foggiana. Che si tratti di quella liquefatta all’interno dei contenitori partitici o quella modellata sulla forma associazionistica. Non è tempo di sofismi o, per dirla con le parole del segretario rifondarolo, Giorgio Cislaghi, meglio porre fine “alle questioni di lana caprina”, genesi di frammentazioni e frantumazioni. Lo sciopero generale di venerdì è molto più prossimo dell’orizzonte. C’è da allestire il corpo scioperante; c’è da riassumere i motivi; c’è, soprattutto, da capire cosa verrà poi. Una manifestazione ben riuscita è merito da lustrino d’appuntare alla secolare giacca, certo. Ma non basta più. Bisogna tracciare la direzione, la lunghezza del percorso, le deviazioni possibili, tastare i pericoli.

LA STOCCATA DEGLI STUDENTI. Tornare – chioserà Mara De Felici – “ad andare tutti insieme”. Ecco spiegata questa adunata di vecchi amici e qualche attuale nemico. Capannelli di compagni d’un tempo e qualche sguardo truce. Nel laceratissimo mondo della sinistra dauna, forse, la cosa più difficile è quella che si propone la De Felici. Ovvero, trovare la sintesi, l’estremo raccordo, l’unificazione dialogica e sintattica di tracciati che, in taluni casi, hanno prospettive diversificate. Toccare per credere. Mario Nobile, Rete della Conoscenza, non le manda a dire ad una platea frigida e a tratti formalizzata. Quasi quella dell’unità non fosse una vocazione, ma l’esercizio di qualche ora. Il ventunenne studente di Giurisprudenza, ripercorre l’immediato passato. E serve il conto su un piatto appiccicaticcio per gli astanti. “Vi avevamo chiesto – ammonisce – di essere con noi quando eravamo nelle piazze. Vi avevamo chiesto di essere con noi sui tetti delle università, nei cortei improvvisati, quando dormivamo nelle nostre facoltà”. Allora “era il momento di indire lo sciopero generale”. Serpeggia qualche sguardo imbarazzato. Parte di quelli che si vedono additati hanno vissuto il Sessantotto. Altri il Settantasette. Qualcuno, semplicemente, ha fatto parte dei movimenti no global. Hanno cantato, rabbiosi, la “Canzone del Maggio” di fabrizio De André. Un piccolo gioiello musical-generazionale che schitarra impietoso sulla colpevolezza di chi ha “chiuso le porte” sui “musi” degli studenti francesi, lasciando che “le pantere ci mordessero il sedere”.

E’ il più piccolo di tutti a ricordare alla platea che non è cambiato nullo dalla fine dell’anno passato. “Abbiamo raccontato il dramma della generazione dei precari”. Non lo dice, ma è come se avesse posto una coda: inascoltati. E non parla di immagini televisive, ma del territorio. Dei ragazzi di casa nostra. Dei foggiani, estranei nella propria stessa città, come in un mondo che li sta scalzando a suon di frasi fatte e convenzioni economiciste.

Antonio Bonanese, Cgil (St)

ANTONIO BONANESE. Per una Cgil che riprova a partire, l’avversione del mondo giovanile, quello senza rete di protezione sociale, è una sconfitta molto più che parziale. Antonio Bonanese, Segretario Generale foggiano, aveva già tentato di mettere insieme i cocci. Ricercando nelle ragioni dello sciopero nazionale, tutte le magagne di un sistema che stritola i territori. Malgrado il federalismo. Che, anzi, “è un federalismo esclusivo, altro che inclusivo”; una depandance della cella della morte sociale, un atrio lercio della rinascita dal basso. “Il dato certo – aveva assodato – è che in terra di Foggia stiamo assistendo alla peggior fase di depauperamento economico e sociale degli ultimi decenni”. Mica niente. Ecco i motivi della chiamata a raccolta del mondo più prossimo politicamente nella Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte. “Dobbiamo – l’urgenza – raccogliere attorno a questa sfida, quella della rinascita, il più ampio ventaglio di soggetti politici, sindacali culturali”. Torna nell’aria l’ineluttabilità storica dell’unità sindacale. Cisl e Uil sono assenti, ma il messaggio sarà recapitato al momento opportuno.

CAMPO: “NON MI RASSEGNO AD UNA CAPITANATA BUCOLICA”. Ma, soprattutto, l’esigenza più sentita è quella del lavoro. E, ancor più, di un sindacato che recuperi la vocazione al laburismo. Che faccia delle politiche dell’occupazione e del lavoro in generale, la calamita strategica per le forze partitiche e non solo. Perché in virtù del lavoro nascono e crescono gli interventi. Quelli, ad esempio, sintetizzati da Cislaghi: infrastrutture più banda larga più miglior sistema elettrico più legalità. Quelli, poi, sciorinati dal Segretario del Partito Democratico Paolo Campo. Che invoca l’emancipazione dalla narrazione rustica del foggiano (tanto per dirla alla Vendola) e domanda che si punti sui settori in crisi: “Non mi rassegno – argomenta – alla visione bucolica della Capitanata, intesa come patria dell’uva e del vino”. Di più: “La provincia di Foggia non è la Grecia antica”, tutta verde ozio. Bensì una terra che “deve puntare sullo sviluppo”. E sviluppo significa, per Campo, “rilanciare l’innovazione agricola”, ma anche “puntare sul manifatturiero, sull’industria”. Spiattella in faccia al sindacato rosso i suoi limiti strategici: “Impossibile puntare solo sulla difesa del posto pubblico”. In tempi grami c’è da azzardare, da “produrre”. Per farlo serve una nuova sinistra simile alla vecchia sinistra, che “esca dalla sua strutturazione eterea dei rapporti impersonali e torni a fare politica nelle piazze”. Altro che web.

LE ASSOCIAZIONI. E per un Lino Del Carmine (SeL) a gioire che “a capo dello sciopero ci sia la Cgil”, c’è un Saverio Paparesta (Acli) che chiede, al contrario, che la compagine della Camusso si prenda in carico l’onere di “abbattere gli steccati ed i muretto che ci dividono”, richiamando l’attenzione sulla difficoltà con cui si è “buttato giù quel muro nell’Ottantanove”. Scorrono una dopo l’altra le esperienza diverse, ognuna con il suo tassello. Ognuna a ricordare che sarà sciopero non solo per il lavoro, per la scuola, per il precariato, ma anche per “dire no all’esperimento nucleare” (Orazio Montinaro, Comitato “Vota SI per fermare il nucleare”), o si “alla pubblicizzazione dell’acqua” (Beppe Di Brisco, Comitato “2 SI per l’acqua bene comune”); per “ridiscutere le scelte edilizie della città di Foggia” (Roberto Consiglio, Comunisti Italiani) o per “ricominciare a discutere di eolico non selvaggio e fotovoltaico non distruttivo” (Tonino Soldo, Legambiente). Soprattutto, lo fa Mimmo Di Gioia (Libera), per mettere in crisi tutto il sistema criminale fondato sull’illegalità. In una città dove ci vuole ben più di uno sciopero per contrastare il fatto che “l’80% dei bar nascono con riciclo di denaro”.

La segretaria generale della Cgil, Mara De Felici (St)

MARA DE FELICI. Ma sciopero sarà, dunque. Mara De Felici quasi lo sospira: “Il tempo è adesso” sprona la Segretaria. E’ adesso perché bisogna tornare ad innervare speranza nel corpus di “questa terra bellissima e difficilissima”, spiazzata da “un Governo che non sa ciò di cui parla” e che procede a caso su tematiche quali “l’immigrazione, lo sviluppo, i giovani, il lavoro, la legalità”. E, semmai dovesse vederci, tanto peggio, dato che si è originata “un’emergenza di carattere democratico, civile e morale” dell’Italia. Si ricomincia, è il discorso della De Felici, “da qui, dai territori”, dove “urge intrecciare le ragioni politiche con il tentativo di creazione dell’alternativa”. Discorso, specifica, tanto più validante per la Capitanata, la “prima provincia per indebitamento delle famiglie” (già Di Gioia aveva sottolineato come fosse la seconda per riciclaggio di denaro sporco dopo Genova).

Per ripartire serve mettere mano ai cantieri del futuro. Le infrastrutture, innanzitutto, “capaci di tramutare la Capitanata da periferia a cerniera di raccordo fra Nord e Sud ed Est ed Ovest”. E poi, il contratto d’area di Manfredonia, i Pug “non più singole espressioni cittadine ma connessioni di vari comuni”. Per non venir mano al suo compito di sprone, la Segretaria bacchetta i sindaci, in molti casi inetti a gestire le somme a disposizione, per quel malvezzo di “finalizzarli alla compravendita di clientela piuttosto che alla crescita delle proprie realtà urbane”. Anche a loro spetta il dovere del futuro, il cammino comune.

LO SCIOPERO. Nel capoluogo dauno la manifestazione di venerdì, indetta dalla Cgil, si concentrerà a partire dalle 9 nel Piazzale della Stazione. Luogo scelto anche per accogliere meglio i manifestanti, tanti, dati in arrivo via treno e via pullman dai paesi della provincia. Il corteo si snoderà per le vie cittadine, chiudendo a Piazza Cesare Battisti, di fronte al teatro Umberto Giordano, attorno alle 11.

Venerdì Cgil in piazza a Foggia. De Felici: “Il tempo è ora” ultima modifica: 2011-05-04T22:48:24+00:00 da Piero Ferrante



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