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Nota stampa

Franco Strippoli, il suo ‘Infiltrato speciale’ e Casa Sollievo

In una lettera, che condividiamo con voi, l'ex giornalista RAI ci ha raccontato la sua esperienza nell'Unità di Chirurgia Toraco-Polmonare del nostro Istituto

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In una lettera, che condividiamo con voi, l’ex giornalista RAI ci ha raccontato la sua esperienza nell’Unità di Chirurgia Toraco-Polmonare del nostro Istituto
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“Ero pervaso, com’era prevedibile, da un’ansia sottile. In vista di un intervento chirurgico ti assale l’angoscia, la preoccupazione. Un appuntamento non di poco conto, tutt’altro. Dietro l’angolo possono celarsi mille insidie. Nei miei 40 anni di vita professionale, circa 34 trascorsi in Rai, mi sono anche occupato di medicina, ma non ho mai avuto la possibilità di realizzare servizi sull’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo. Avevo sempre sentito parlare in modo lusinghiero dell’organizzazione ospedaliera, del personale sanitario e paramedico. Qualche mese fa, quando mi sono imbattuto in un “infiltrato speciale “ penetrato nel mio corpo, come chiunque in situazioni del genere, ho ascoltato pareri medici autorevoli, di valenti professionisti ed ho fatto le mie valutazioni. Al termine di questo lungo itinerario ho optato per il reparto di Chirurgia Toracica di San Giovanni Rotondo, segnalatomi da un vecchio e carissimo amico, un medico della “Casa Sollievo”, il cardiologo Tiberio Santoro. Mi sono recato nel giorno fissato in ospedale, dove ho incontrato il dottor Danilo De Martino. Un colloquio come altri avuti in precedenza ma illuminante per la mia scelta definitiva. Un interrogatorio stile terzo grado ma proficuo per conoscere il mio stato di salute, i miei problemi fisici, poi analisi cliniche ed esami vari.

E’ giunto così il giorno dell’intervento che, per la verità, non è stato semplice ed è durato circa tre ore. Le mani dei chirurghi Danilo De Martino e Ubaldo Cappucci sono state certamente guidate da Dio e San Pio.

Ringrazio loro, gli anestesisti Raffaele Di Michele e Mauro Bentivogli, l’intera squadra attiva in sala operatoria, capitanata con abilità dal primario del reparto Marco Taurchini. Loro hanno risolto il mio problema estromettendo dal mio corpo quell’ospite sgradito e inatteso. Quando sono stato dimesso, ho rivolto i miei complimenti al primario Taurchini, perché io ed i miei tre compagni della stanza 19, siamo stati accuditi con amore dai medici, da tutto il personale, infermieristico e non, ci siamo sentiti addirittura coccolati, riveriti. Sarebbe giusto e fantastico poter citare i nomi di tutti quelli che nei tre turni quotidiani di lavoro si sono avvicendati con passione. Lo meriterebbero ampiamente ma, capirete, non è possibile per ragioni di spazio e per il fatto che non mi perdonerei mai di aver dimenticato qualcuno. Il rammarico sarebbe enorme. A loro rivolgo un grazie per l’umanità evidenziata nei nostri confronti, che ci ha consentito di affrontare il decorso pre e post operatorio in assoluta serenità, rendendolo il meno traumatico possibile. A CUORE APERTO non mi resta altro che essere grato a tutti. Con infinito affetto vi ricorderò sempre per la vostra professionalità, simpatia, disponibilità e sottolineo, ancora una volta umanità, nei confronti dei ricoverati in questo vostro “Grande Ospedale”.

(A cura di Franco STRIPPOLI, 04.07.2016 – San Giovanni Rotondo)



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