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La ricerca è stata pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti

Italia: meritocrazia, questa sconosciuta

Fortunatamente il fenomeno sembra essere in calo: lo studio nasce anche dalla volontà di verificare gli effetti in Italia della riforma universitaria del 2010 (la riforma Gelmini), che proibisce di assumere parenti dei docenti

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“Gli accademici italiani tendono a lavorare nella regione in cui sono nati e la tendenza è più marcata a sud”, questo risulta dai Big Data relativi al nepotismo nelle università: lo studio, condotto da Jacopo Grilli e Stefano Allesina, si basa sull’analisi dei cognomi e delle informazioni geografiche di 133mila ricercatori.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas); all’Ansa, Allesina ha detto: ”Prendiamo ciascun dipartimento e contiamo il numero di cognomi ripetuti. In Francia, il numero di cognomi ripetuti è spiegato dalla distribuzione geografica, mentre negli Stati Uniti da una immigrazione specifica in alcuni settori scientifici. In Italia, anche tenuto conto di questi fattori, alcune discipline e regioni presentano anomalie. Grazie a ulteriori test – ha aggiunto – dimostriamo come le anomalie siano compatibili con assunzioni nepotistiche, queste riguardano Campania, Puglia e Sicilia per il 2015 “.

Fortunatamente il fenomeno sembra essere in calo: lo studio nasce anche dalla volontà di verificare gli effetti in Italia della riforma universitaria del 2010 (la riforma Gelmini), che proibisce di assumere parenti dei docenti. È dunque emerso che il nepotismo nelle università italiane sembra essersi ridotto dal 2000 a oggi.

Fonte: Il Sole 24 ore e Ansa



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