Manfredonia
A cura della signora Paola Prencipe

Manfredonia, andare in carrozzella tra “barriere” e inquinamento

"Affidiamoci alla misericordia del vangelo che dice: bussate e vi sarà aperto"

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Manfredonia, 4 agosto 2016. Il quesito che pongo a voi lettori andrebbe verificato praticamente, solo così si può dare un giusto parere a quanto di negativo ho constatato giorno per giorno, perché ormai vivo in questa triste realtà, dove il disabile è un disabile. Un mondo dove è più facile costruire muri che ci separano e non ponti che ci uniscono, facilitando i nostri collegamenti, scambi, ecc… La carrozzella del disabile non è il passeggino che una mamma orgogliosamente usa per portare a spasso il suo piccino; essa ha un suo peso per essere stabile ed ha bisogno di scorrere senza intralci, per non sobbalzare o impennarsi e decappottarsi addirittura, come stava succedendo a me la prima volta che l’ho provata: ero all’incrocio di S.M. delle Grazie con via San Lorenzo.

La stessa cosa per recarmi in chiesa Stella, prima che rifacessero il manto stradale di Corso Manfredi, anche se il percorso era brevissimo, era ugualmente pericoloso. Spesso il marciapiede è occupato da cartelloni pubblicitari, come la propaganda politica, o invaso da esposizioni di svariati prodotti, come zaini per la scuola, o semi di ogni genere e gusto ed, infine, occupato a distesa dai tavolini del bar che con le fioriere formano un angolo riservato ed accogliente, un vero salotto per il corso, che una volta erano i pescatori il loro abituè. Una volta giunta in chiesa, dove posizionarmi per non essere d’intralcio al passaggio dei fedeli ? Ad un anno dalla dipartita di Francesco Tomaiuolo, per non ripetere le disavventure capitatemi nel recarmi al suo funerale, ho rinunciato a partecipare alla messa in suo suffragio in cattedrale. Io mi sento in dovere di chiedere aiuto, perché è anche Francesco Tomaiuolo che mi sprona a farlo. Gli scivoli , per facilitare il passaggio dei marciapiedi, vanno provati di fatto e non collaudati burocraticamente, restando seduti alla scrivania con l’aria condizionata.

Mio padre raccontava sempre un’assurdità della casa di riposo per anziani “Anna Rizzi”, dove chi vi entrava, per soggiornarvi, salutava già in anticipo il mondo, perché i vari locali erano tutti ubicati al primo piano, al quale si accedeva salendo una scala a chiocciola in legno ed instabile; si riscendeva solo quando si era nella bara. Grazie a mio padre che era tenace e perseverante nelle sue convinzioni, dopo tante lotte trasversali, è riuscito a far migliorare ed ampliare questo luogo, con l’aggiunta di locali in disuso, che appartenevano alla Sip di una volta. Di pari passo anche la casa di riposo per anziani di Siponto vive una simile situazione, perché come può un parente o un badante portare in carrozzella l’anziano che vi soggiorna, a fargli fare una passeggiata per Siponto se appena si esce dal cancello il marciapiede, che costeggia questa dimora, oltre ad essere eccessivamente stretto e sconnesso in più parti è anche intervallato dagli invasi ferrati per gli alberi, quasi tutti cipressi. Tutto questo avvilisce il disabile che è cosciente e, talvolta, può perdere anche la voglia di vivere.

Andare al mare di Manfredonia a due passi da casa mia era ormai un’utopia, perché percorrere la strada che costeggia la villa con la discesa o la risalita ed accedere alla spiaggia sempre in carrozzella era non più possibile ed avviliva moltissimo chi cercava di collaborare pazientemente con me.

Il cuore di tutti non è di acciaio inossidabile o qualcosa come usa e getta. La vita mia e quella di mia figlia Francesca è strettamente dipendente dall’assistenza che mio marito dedica ininterrottamente a noi due, che gli siamo grate e non bastano le parole per ricompensarlo. Grazie ai genitori di Francesco Tomaiuolo ho conosciuto l’esistenza e la validità del lido “La pineta” in Siponto, gestito dal signor Franco Miucci, perché nel periodo estivo è diventato per la mia famiglia una piacevole evasione giornaliera, trattenendoci fino a pomeriggio inoltrato, con tanti giochi e svaghi per piccoli e per adulti, con musica ed animatrici di balli, che deliziano la mia Francesca, sempre attenta all’ordine delle sedie e dei tavolini che sulla pista di ballo non siano d’intralcio. Nella mia famiglia si parlava spesso delle sabbiature di Siponto , perché salutari per le artrosi e reumatismi vari; per poterle fare si prenotavano la carrozza, almeno per il ritorno, del famoso cocchiere “Marasco”, dove in quella enorme stalla storica erano custodite con cura le carrozze di vario genere, a seconda delle circostanze, oggi c’è un interessante laboratorio di ceramiche artistiche. Quando tre anni fa mi sono affacciata in questo lido per la prima volta ho scoperto che il percorso in macchina da casa a Siponto è distensivo sia all’andata che al ritorno: le tante agevolazioni e prestazioni da parte di tutti i collaboratori del lido mi davano odore di Romagna sin dal primo giorno. Ora, ho avuto conferma che l’odore da me percepito non era frutto della mia fantasia, ma pura verità. Questo lido, una trentina di anni fa, è stato voluto proprio da una famiglia di romagnoli e Franco Miucci, l’attuale gestore, lavorava come bagnino, acquisendo valida esperienza lavorativa. Evviva la Romagna, terra civile ed ospitale, che ci ha trasmesso la tenacia organizzativa e che continui in noi sempre più e meglio.

Gestire una balneazione non è facile, ma la cortesia, la disponibilità di tutti sono fonte di propaganda positiva, di lavoro e di conseguenza fonte di ricchezze a catena. È importante, però, che i bagnanti siano collaborativi e, quando sbagliano, è giusto che vengano con garbo ripresi a non proseguire come cani sciolti; essi come i fiori se ben coltivati e posti a dovere crescono, profumano ed ingentiliscono con compostezza. L’uomo, pur essendo un essere animale, si differenzia dalla bestia, che vive solo di istinto, perché egli è dotato di ragione ed intelligenza che lo aiutano a superare la bestialità che è solo istintività. Sulla spiaggia ed in tutti i luoghi pubblici, ad esempio, non si sputano a terra le cicche gommose che bollano il lastrico stradale e col caldo ce le ritroviamo attaccate alle suole delle nostre stesse scarpe; esse dopo un certo uso vanno rimesse nella loro stagnola d’origine e riposte nelle nostre tasche, per poi smaltirle a dovere. Oggi si usano i fazzoletti di carta, usa e getta, ma non si buttano a terra, perché c’è il bagnino o il bidello o lo spazzino che sono stipendiati per farlo, perché, anche nelle nostre case cerchiamo di non buttare nulla a terra (fazzoletti, sputi, bucce di frutta, ecc…) perché la nostra mamma non è la schiavetta o l’angelo custode pronta a farlo. La stessa cosa per le bottiglie in plastica, i bicchieri, le lattine, ecc…ecc…, non si lasciano incustodite ovunque, ma con intelligenza portate e messe al giusto posto. La pineta, che costeggia la stradina che porta al parcheggio del lido della Pineta di Siponto, è un bel biglietto da visita alle nostre inciviltà. Non era così l’antico popolo sipontino, dei Dauni tutti e gli abitanti del periodo della dittatura fascista, che guidati erano riusciti orgogliosamente a bonificare il nostro territorio tipico per le sue paludi e causa di malattie infettive.

Nel passato in pineta e al mare si portavano coloro che avevano contratto la pertosse o tosse canina, non esistendo il vaccino, perché l’ossigeno dei pini unito allo iodio, sprigionato dal mare, erano un aerosol naturale, salutare e non chimico, inalato artificialmente dalle macchinette elettriche, irritano ancor di più l’infezione delle mucose delle sinovie. È impossibile entrare in questa pineta, non sfruttata a dovere, perché è tutta abbandonata ed incolta: sterpaglie, rami secchi e spezzati, tronchi incurvati dalla furia dei venti marini, chiome mai potate a dovere e nel periodo giusto e poi tutto questo è avvolto ancor più dalla plastica di ogni genere, colore e generazione di anni indietro. Questa è l’accoglienza a tutti noi vicini e lontani. Ma non ci facciamo caso, perché è nostra consuetudine vivere e comportarci incivilmente e con queste conseguenze sconfortanti per chi se ne accorge che è sbagliato e scorretto vivere così. Ed ecco il riaffacciarsi dei canneti che si sviluppano se il terreno è paludoso e malsano, ottimo il litorale sipontino di ponente dove stanno ricrescendo a vista d’occhio sia le canne che le zanzare canterine notturne e topacci a non finire, tanto da diffondersi non solo per le strade della nostra città, ma anche per i terrazzi, specialmente quelli sorti a catena con gli attici ed i gazebi panoramici, dove per i ratti è più facile trovare barbecue da rosicchiare. Così si è ridotto il nostro litorale che inizia da Siponto e termina all’Acqua di Cristo, perdendo in partenza di gareggiare con la “Promenade des Anglais” di Nizza tanto reclamizzata e diventata famosa per ciò. Noi invece di costruire ponti che collegano, abbiamo costruito sbarramenti e muri che ci dividono, danneggiando tutti. Questo non è progresso, finiremo anche noi ad evadere come fu ai primi del Novecento quando partivano per l’America, dove l’aspettava il lavoro e non la fame che avevano provato qui. Le donne sipontine partivano anche sole, ricercate come spose e venivano maritate senza dote i “letti di ferro e senza comò”.

Questa storia vera fu spedita a mio padre, registrata su una cassetta a viva voce da deglistracuginiamericani che si sentivano sempre legati a noi, dove sia i cognomi che i nostri nomi si sono ripetuti per altre generazioni e ci collegavano ancor più. Questi si che sono ponti come sostiene il papa. Nella mente del sipontino di oggi manca il rispetto per l’anziano che è ricco di esperienza di vita e che può consigliare meglio. Oggi è di moda rivolgersi all’esperto esterno che serve solo a far disperdere i soldi capitolati per scopi ben precisi, come il sovvenzionare la manutenzione dei nostri porti o dei nostri depuratori mal funzionanti e quei soldi vengono sparpagliati nelle mani di questi genii che non conoscono o fingono di non sapere i nostri seri problemi ed esigenze tipiche del posto. L’economia tutta è una catena che a furia di tirare poi si spezza o va verso i più forti, come il gioco che il gestore del lido ha fatto fare giorni fa. Anche la mia disabilità progredisce come la palude e mille pensieri affollano la mia mente, per fortuna oltre all’affetto della mia famiglia ho trovato qui in questo lido “La pineta” in Siponto, tanta comprensione e disponibilità, collaborazione che non aiuta solo mio marito , ma rende felice anche mia figlia Francesca.

Basta poco per migliorare tutto: è questione di buona volontà oltre che di elasticità mentale. Affidiamoci alla misericordia del vangelo che dice: bussate e vi sarà aperto; chiedete e vi sarà dato. Penso che sia giunta l’ora per unirci nella preghiera, per cercare la consapevolezza dei nostri errori e limiti, che sono pur sempre umani e solo Dio ci aiuterà a superarli. Perchéle nostre azioni siano ponti per unire e non muri di separazione, come il mio parkinson che vorrebbe prevalere.

(A cura della signora Paola Prencipe in Falcone, Manfredonia 04 agosto 2016)



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Commenti


  • Manfredonia colonia da sfruttare e stuprare sino alla sua distruzione totale!

    Tanto politici e amministratori girano in lussuosissimi SUV che interessa a loro?


  • Silvia grande

    Parole sante e sagge.
    Di chi ha vissuto e continua a vivere non da cittadino passivo,ma nella speranza che prima o poi qualcuno dai posti alti incominci a badare all’essenziale “invisibile agli occhi”‘
    Chi ha orecchie intenda
    Cara

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