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Foggia, mobbing e stalking, Uil attiva centro d’ascolto


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Foggia – LO sportello contro il mobbing e lo stalking è una realtà anche a Foggia. E’ stato presentato oggi nel corso di una conferenza stampa tenuta dal segretario generale della UIL di Foggia Gianni Ricci e dal responsabile dello sportello UIL Mobbing & Stalking Alessandro Scarpiello. Compito dello sportello sarà quello di seguire l’evoluzione del fenomeno nel territorio Foggiano e di fornire sostegno sindacale, psicologico e legale alle vittime. L’assistenza psicologica è garantita dalla Dott.ssa Festa Stefania, specializzata in psicoterapia ed esperta sullo stalking. L’assistenza legale è garantita dall’Avv. Simona Festa esperta sul mobbing e specializzata sul diritto del lavoro .

Sarà aperto anche un blog guidato dove sarà possibile, anche in forma, anonima parlare del problema, scambiarsi opinioni ed esperienze e confrontarsi con esperti sul tema della violenza. L’iniziativa si deve alla UIL di Foggia che ha inaugurato nella sede del Centro antiviolenza di via della Repubblica 54, lo sportello anti-stalking e mobbing.

Lo sportello è uno strumento fondamentale di contatto per chi si sente vittima di azioni persecutorie, sms, telefonate anonime, appostamenti, minacce, tutta una serie di azioni che sempre più sfociano in atti di violenza, ma anche uno sportello di ascolto mobbing costituisce un centro di accoglienza ed ascolto al servizio di chi riferisce e vive situazioni di disagio sociale e lavorativo: mobbing, stress da lavoro correlato, supporto psicologico per gli imprenditori e i lavoratori in crisi (che hanno perso o stanno per perdere l’azienda, che si sono ritrovati da un momento all’altro disoccupati e cassintegrati), burnout.

Lo sportello aperto due volte alla settimana (lunedì – mercoledì 17-19)

(immagine d’archivio, google image)

Redazione Stato

Foggia, mobbing e stalking, Uil attiva centro d’ascolto ultima modifica: 2014-09-04T15:16:19+00:00 da Redazione



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Commenti

  • A proposito di Mobbing, non riesco a comprendere, avendolo subito per ben sei anni e mezzo dalla Amministrazione del Comune di San Severo, come faccia l’attuale sindaco pro-tempore di quella amministrazione, Francesco Miglio, a inneggiare alla legalità a suon di digiuni mentre, al contempo, difende e giustifica le conclamate azioni delittuose perpetrare contro un proprio dipendente senza assumersi, inoltre, alcuna responsabilità di rispondere a quanto contestatogli in una LETTERA APERTA che ne svela la farisaicità.
    ***

    LETTERA APERTA
    a Francesco Miglio
    Sindaco del Comune di San Severo

    Egregio Signor Sindaco

    Avevo già intenzione di scriverle per averla citata in due lettere trasmesse al suo ex assessore alla Legalità e attuale Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sentendo il dovere di farlo per darle cognizione del loro contenuto e delle ragioni della citazione.
    Ma lei è stato più veloce di quanto sia stato io a decidermi a farlo (“perché pensando consumai l’impresa”, come dice Dante) raggiungendomi attraverso la stampa, la televisione e internet con il suo grido che invocava “legalità” a San Severo, amplificato dalla decisione di sfidare un digiuno di quattro giorni per far da megafono alla sua invocazione!
    Sì che la stampa e la televisione hanno dato spazio e ridondanza al suo appello assicurando la loro attenzione alla delinquenziale città che lei amministra. E non mi riferisco agli ultimi episodi riportati dalla stampa bensì all’endemica e storica vocazione delinquenziale della Amministrazione che lei regge come sindaco pro-tempore e sacerdote officiante alla perpetuazione del sopruso, alla legalizzazione dell’arbitrio e alla santificazione della illegalità.

    Mi riferisco alla sua temerarietà a ergersi a favore delle illegalità, dei soprusi e delle prevaricazioni esercitate contro la mia persona dalla Amministrazione del Comune di San Severo, facendosene espressione con il contrasto al mio diritto risarcitorio per le angherie, i soprusi e i reati di cui sono stato vittima a far tempo dal 5 giugno 2001 e fino a tutto il 31 dicembre 2007 e posti colpevolmente in atto dall’Amministrazione di cui lei è il rappresentante pro-tempore.
    Eppure, signor sindaco, ero il miglior dipendente del Comune di San Severo, riconosciuto tale dall’invidia dei colleghi e da plurimi riconoscimenti e attestazioni a livello nazionale e locale, capace con le mie iniziative di far ridondare il nome della città di San Severo, che lei ha reso famosa con la delinquenza e la illegalità imperante, per motivi ben più nobili, encomiabili e rappresentativi tanto che sarebbe un’attività inutile elencarglieli.

    Ma il motivo per cui le scrivo è, innanzi tutto, il digiuno di cui ha dato notizia la stampa e dell’eco suscitata dal suo gesto.
    Sindaco digiuna contro l’illegalità!
    Clamoroso!

    Ora non so se quattro giorni di digiuno – se veramente sono stati quattro – le avranno fatto capire, signor sindaco, quanto costi e cosa comporti il digiuno, tanto da dover avere una motivazione ben forte per reggerne le conseguenze a livello sia fisico che mentale.
    Se, dunque, veramente lei ha digiunato per quattro giorni, sarà in grado di comprendere cosa significhi e cosa può comportare un digiuno di 48 giorni (quarantotto giorni, signor sindaco!) e tanta più comprensione potrà avere nei miei confronti che a quel digiuno mi son sottoposto proprio per protestare contro l’illegalità di cui ero vittima per il comportamento arbitrario, delinquenziale e mafioso della Amministrazione del Comune di San Severo.

    Digiuno motivato dalla forte determinazione a denunciare il clima di illegalità che subivo, allora, da oltre tre anni e contro il quale avevo protestato fin lì inutilmente; un digiuno prolungatosi per quarantotto giorni sotto gli occhi indifferenti di amministratori, dirigenti, dei colleghi e della intera cittadinanza; un digiuno che non è valso a smuovere l’omertà della Magistratura e l’indolenza dei Carabinieri; un digiuno per rivendicare i miei diritti oltraggiati, per denunciare la persecuzione e il calpestamento delle mie prerogative di pubblico dipendente, di cittadino e di persona da parte di una amministrazione malavitosa capace di sovvertire insieme alle leggi lo stesso senso comune e le più elementari norme di civiltà.

    Ricordo che l’unica decisone, assunta addirittura in sede di Consiglio Comunale, fu di togliere le sedie dal corridoio in modo da impedirmi, date le mie condizioni fisiche, di potervi sostare!
    Come pure ricordo una riunione sulla “legalità” convocata sul Comune le cui farisaiche Autorità partecipanti mi sfilarono davanti senza vergognarsi della loro ipocrisia.

    Non so se lei sia in grado di individuare un filo rosso o un nesso causale tra il clima di illegalità che denunciavo allora e quello che lei denuncia oggi, signor sindaco. Certamente, però, quello di oggi ne è una degenerazione, è l’effetto di un clima, e lei comprenderà bene che i diversi modi di manifestarsi della illegalità non serviranno, se meno cruenti, a graduarla e a rendere una sua particolare manifestazione più accettabile di un’altra; tutti sono ispirati al sopruso, all’abuso, all’arbitrio, a sconvolgere la civile convivenza e l’ordine sociale e morale nonché a tenere in dispregio la logica e il buon senso. Inoltre, la violenza, le illegalità e le prevaricazioni che l’amministrazione del Comune di San Severo ha esercitato, sistematicamente e per sei anni e mezzo, sulla mia persona con l’intento e la finalità di procurare a un proprio dipendente un danno morale e psichico, oltre che professionale, è ben più grave del furto o della rapina occasionale effettuata da un criminale abituale, in quanto prodotta da un Ente che trova radice e ragion d’essere nel suo attenersi alle norme di diritto che ne sono premessa e fondamento.

    Comprendo quanto sia più facile per i Barabba ottenere attenzione e consenso!
    Io in quindici anni non ci sono riuscito nonostante le mie venti denunce penali e centinaia di lettere prodotte in questo tempo e nonostante, pensi un po’, signor sindaco, i miei quarantotto giorni di digiuno!
    Lei ora si trova nella farisaica situazione di rivendicare e pretendere ordine e legalità mentre si accinge a confermare, a perpetuare e a santificare l’illegalità mafiosa della sua amministrazione – capace di perseguitare per sei anni e mezzo un proprio dipendente senza aver conto, nella sua orgia di potere, dei limiti imposti da leggi, regolamenti, statuti e dalla stessa Costituzione, nonché dai più elementari diritti del vivere civile e persino dal comune buon senso – facendosene erede, interprete e mallevadore.

    La Giustizia è rappresentata con gli occhi bendati, signor sindaco, come la Fortuna, e le esperienze avute in questi quindici anni non mi fanno essere ottimista nei confronti di chi se ne fa amministratore.
    La lotta che ho sentito il dovere di sostenere in tutti questi anni non ha altra motivazione che quella di tener viva e ferma la denuncia contro un sistema di potere mafioso che, proprio per essere sistema, non ammette limiti a se stesso e, proprio perché mafioso, non può accettare di perdere e perseguita fino all’annientamento chi non si sottomette e non lo subisce.
    Né potrò mai essere ridotto ad arrendermi a questo suo sistema, signor sindaco, dal silenzio e dall’indifferenza in cui questa mia lotta si esausta da oltre quindici anni, e tantomeno potrò venir meno al dovere di persistervi nel caso in cui la Giustizia avesse la sFortuna di scegliere ancora una volta Barabba.

    13 marzo 2017
    Giovannantonio Macchiarola
    http://www.sansevero.it
    Giovannantonio@aruba.it

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