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Attore poliedrico e capace, inizia la sua attività cinematografica nel 1955 con La rivale, di Anton Giulio Majano

Addio all’attore Gastone Moschin

È un ruolo brillante quello a cui Moschin deve la popolarità maggiore, vale a dire il ruolo dell'architetto inguaribilmente romantico Rambaldo Melandri, protagonista, al fianco di Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Duilio Del Prete, della saga di Amici miei

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Roma. Si è spento questo pomeriggio nell’Ospedale Santa Maria di Terni, dove era ricoverato da qualche giorno, l’attore Gastone Moschin. Era nato a San Giovanni Lupatoto l’8 giugno 1929.

(wikipedia). Negli anni cinquanta inizia la sua carriera come attore teatrale, facendo parte prima della Compagnia del Teatro Stabile di Genova e del Piccolo Teatro di Milano, poi collaborando con il Teatro Stabile di Torino (Zio Vanja, di Čechov, 1977; I giganti della montagna, di Pirandello, 1979). Diretto da Mario Ferrero, ha interpretato, nel 1968, il ruolo di Lopachin dell’opera Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov.

Dal 1983 ha formato una propria compagnia, presentando tra l’altro Sior Todero brontolon di Goldoni (1983), Uno sguardo dal ponte (1984) ed Erano tutti miei figli (1989) di Miller, Il gabbiano di Čechov (1990).

Il cinema
Attore poliedrico e capace, inizia la sua attività cinematografica nel 1955 con La rivale, di Anton Giulio Majano; a partire da quello stesso periodo è stato attivo, seppur in maniera saltuaria, anche come doppiatore: per il cinema ha prestato la propria voce a Livio Lorenzon in Il vedovo e a Morando Morandini in Prima della rivoluzione.

La commedia all’italiana


Nel 1959 esordisce nella commedia all’italiana con il film Audace colpo dei soliti ignoti, ma il ruolo che lo farà emergere sarà quello del codardo Carmine Passante nel film Gli anni ruggenti del 1962. Di lì in avanti Moschin si dimostrerà una presenza assidua nelle commedie dell’Italia alternando ruoli da protagonista a ruoli da spalla di lusso. Nel 1963 è un quarantenne deluso in La rimpatriata di Damiano Damiani e un camionista innamorato in La visita di Antonio Pietrangeli, nel 1965 centra un grande successo commerciale e personale con il ruolo di Adolf nella commedia d’azione Sette uomini d’oro, film di culto che generò un sequel (Il grande colpo dei sette uomini d’oro) e un paio di imitazioni/variazioni (Sette volte sette, Stanza 17-17 palazzo delle tasse, ufficio imposte) sempre con Moschin protagonista.

Il 1966 è l’anno di due importanti interpretazioni drammatiche, nell’autobiografico Le stagioni del nostro amore di Florestano Vancini e nel memorabile Signore & signori di Pietro Germi, che gli regala un Nastro d’argento come miglior attore non protagonista. Vengono poi nel 1968 l’avvocato guascone di Italian Secret Service e quello onnipotente e cinico del grottesco Sissignore di Ugo Tognazzi, e in Dove vai tutta nuda? di Pasquale Festa Campanile, con Tomas Milian e Maria Grazia Buccella.

La poliedricità di Moschin si esprime anche nella capacità di passare da un genere all’altro senza mai fossilizzarsi in una sola tipologia di ruoli o di film. Nel 1969 Moschin esordisce nello spaghetti western con il commercialmente sfortunato Gli specialisti dello specialista del genere Sergio Corbucci. Nel 1970, stesso anno della sua partecipazione al Conformista di Bernardo Bertolucci, interpreta un raro esempio di film fantasy italiano, L’inafferrabile invincibile Mr. Invisibile di Antonio Margheriti. Nel 1971 è un laido monsignore in Roma bene di Carlo Lizzani.

Nel 1972 è l’ambiguo Ugo Piazza del celebre noir Milano calibro 9, di Fernando Di Leo, con al fianco Barbara Bouchet e Mario Adorf, uno dei film capostipiti del genere poliziottesco. Lo stesso anno sostituisce Fernandel in Don Camillo e i giovani d’oggi. Nel 1973 è un convincente Filippo Turati ne Il delitto Matteotti. Nel 1974 viene chiamato da Francis Ford Coppola per il ruolo del bieco Don Fanucci ne Il padrino – Parte II e interpreta il crudele bandito detto Il Marsigliese nel poliziesco Squadra volante di Stelvio Massi, con Tomas Milian e Mario Carotenuto. Il personaggio del Marsigliese avrà successo tanto da essere citato in varie forme in numerosi poliziotteschi successivi.

Ancora la commedia: Amici miei


È ad ogni modo un ruolo brillante quello a cui Moschin deve la popolarità maggiore, vale a dire il ruolo dell’architetto inguaribilmente romantico Rambaldo Melandri, protagonista, al fianco di Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Duilio Del Prete, della saga di Amici miei. Il primo film, diretto da Mario Monicelli, esce nel 1975 e si classifica al primo posto negli incassi della stagione.

Il seguito, sempre diretto da Monicelli e con Renzo Montagnani che sostituisce Duilio Del Prete, esce nel 1982 e si rivela il terzo incasso stagionale ed il film italiano più visto dell’anno. Il terzo film, diretto da Nanni Loy, esce nel Natale del 1985, e pur avendo un successo inferiore, regala a Moschin un secondo Nastro d’Argento. Questo decennio è nella carriera di Moschin decisamente quantitativamente meno intenso, pur regalando altre interpretazioni degne di nota, come il deputato comunista di Si salvi chi vuole di Roberto Faenza e il potente ministro di Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada, di Lina Wertmüller.

Chiusa la trilogia di Amici miei, le apparizioni si diradano ancora di più, ma merita di essere ricordata la partecipazione al poetico I magi randagi di Sergio Citti. L’ultima interpretazione di Moschin per il grande schermo è del 1997, nel discusso Porzus di Renzo Martinelli. Comparirà però nel 2010 nel documentario L’ultima zingarata, dedicato alla realizzazione della serie di Amici miei.

Addio all’attore Gastone Moschin ultima modifica: 2017-09-04T22:01:36+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Conte Mascetti

    Indimenticabili! Solo attori di enorme talento diretti da un genio come Monicelli potevano regalarci tanto. Grazie.

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