Manfredonia

CARA Mezzanone, George: “cosa mi rimane del centro”

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Interno tenda Cara Mezzanone (St)

Dallo scorso 1 settembre – data di deposito della sentenza/dispositivo del Tar – il Centro accoglienza e residenza asili di Borgo Mezzanone è tornato al centro della cronache locali, causa l’annullamento dell’incarico di gestione affidato al consorzio siciliano Connecting People. Con la discussione in auge, e con il problema mobilità per i lavoratori (si veda Cara Mezzanone: sviluppi post-sentenza) Stato ha incontrato un extracomunitario già ospite del Centro di Mezzanone, così raccogliendo una testimonianza diretta di chi il campo profughi l’ha vissuto all’interno delle mura: “Ho sentito parlare di droga e prostituzione. Mamma Africa era molto severa”.

Manfredonia – TRASCORSI quattro anni dalla presenza nel C.a.r.a di Mezzanone, George (nome di fantasia) racconta a Stato alcuni momenti vissuti all’interno del campo. Il cittadino africano chiede l’anonimato, non lasciandosi fotografare né riprendere con la telecamera. Un’intervista apparentemente al buio, dove i ricordi riaffiorano, lasciando spazio alle parole.

SQ: Quanto tempo sei rimasto all’interno del Cara?
G: Sono arrivato nel 2006 e sono rimasto tre mesi. Era inverno e appena arrivato mi hanno fornito gli indumenti necessari, scarpe, maglioni, pantaloni.

SQ: Com’erano le condizioni all’interno del campo?
G: Molto dure, le condizioni igieniche erano totalmente assenti. I bagni erano sporchi, tanto che decidemmo noi migranti di pulirli. Ho dormito nelle stesse lenzuola per tre mesi, non abbiamo ricevuto nessun cambio. Inoltre dormivamo in un container in dieci, non potete immaginare. Voi giornalisti dovreste visitare il campo e rendervi conto con i vostri occhi come si vive.

SQ: Per i pasti come funzionava?
G: All’inizio non eravamo abituati a mangiare la pasta tutti i giorni, molti di noi rimanevano a digiuno e non potevano richiedere un altro pasto. Tutti invece erano contenti il sabato quando potevamo mangiare il riso. Per la colazione invece avevamo un bicchiere di latte, due biscotti con la marmellata, troppo poco. Poi potevamo bere solo tre piccole bottiglie al giorno di acqua, non di più. Se avevi ancora sete dovevi andare alla fontana che era fuori. Alle volte succedeva che qualcuno saltava il pasto quando rientrava tardi e non era più possibile mangiare. Noi musulmani andavamo fuori dal campo a pregare e al nostro rientro, dopo un’ora dai pasti, Papà Africa, un funzionario della Croce Rossa, dispiaciuto per quanto accadeva ci forniva sempre il pasto. Papà Africa era sempre gentile con tutti, per questo noi avevamo deciso di chiamarlo così.

SQ: E dopo il 2006 hai avuto altre notizie dal campo?
G: Si, erano rimasti i miei amici e mi raccontavano di Mamma Africa, una signora molto severa e rigida. Veramente è lei che aveva deciso di farsi chiamare così da noi, ma non era affatto buona e gentile come Papà Africa. Le cose con lei sono diventate più difficili, non permetteva di mangiare oltre gli orari fissati. Sai, è una signora del Pdl che si era candidata alle scorse elezioni.

SQ: Ricordi il nome?
G:No, ma il suo viso si.

SQ:Vi hanno fornito le schede telefoniche come previsto dal kit?
G: No, mai durante i tre mesi.

SQ: Circolano voci di ragazze che all’interno del campo si prostituivano e di alcuni migranti che spacciavano droga, è vero?
G: Si, è vero, ma con i miei occhi non ho mai visto nulla. Ho solo sentito parlare di queste notizie all’interno del campo, solo voci.

Dopo l’intervista e un paio di telefonate si riesce a tracciare l’identità di Mamma Africa. In realtà la donna si chiama Giuliana Valleri, ex candidata del Pdl di Manfredonia, dirigente del Dipartimento di Prevenzione e del servizio vaccinazioni dell’ospedale di Manfredonia, ex dirigente della Cri del campo di Borgo Mezzanone. Giuliana Valleri è stata in Iraq come volontaria della sezione femminile della Croce Rossa di Foggia, unica a rappresentare il mondo del volontariato della Capitanata nel dramma della guerra.



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Commenti


  • Marco

    Meglio non commentare la gestione di “Mamma Africa”, grandissima dirigente ASL e CRI !!!!!!!!!!!!
    Posso dirti però che non è stata l’UNICA a rappresentare il mondo del volontariato della Capitanata nel dramma della guerra in Iraq, anzi delle guerre !!!!!!!!!
    Attenzione a chi vi informa.


  • Mohammed

    Tutto quello che e scritto sopra e vero anzi George non ha detto tante altre cose


  • Mohammed

    Non davano nessun servizio. Non c’erano psicologi assistenti sociali e interpreti. Solo due volte ho visto un interprete in 4 mesi. Tutto sporco. Solo topi e serpenti. Noi ospiti pulivamo. Solo 5 operatori su 150 persone. La croce rossa faceva schifo. Non davano sigarette e schede niente.

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