A cura di Giacomo Stuppiello

“Vogliamo uscire dal Medioevo?”


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”Gentile direttore,
le invio brevi note su un argomento che meriterebbe, per un dovuto approfondimento, uno spazio molto più ampio. Si tratta, infatti, di materia complicata e resa ostica dagli addetti ai lavori : professoroni universitari, magistrati, periti demaniali, funzionari.

Mi limito, perciò, a poche considerazioni sperando di offrire un valido suggerimento ai nostri giovani, promettenti amministratori che oggi governano la nostra città e che costituiscono la speranza di un futuro migliore per i cittadini di Monte Sant’Angelo. Sul nostro territorio ha imperato la feudalità con i Normanni. Svevi, Aragonesi, Spagnoli e fino agli albori del XIX secolo.
Nell’anno del Signore 1806 ( agosto ) finalmente i napoleonidi, che governavano il Regno di Napoli, emanarono le leggi sulla eversione della feudalità allo scopo di abbattere il feudo, il demanio e l’uso civico, “ ruderi medievali “, che erano di ostacolo al miglioramento della proprietà terriera e allo sviluppo dell’economia.

Sicché, nello stesso anno con legge ( settembre ), veniva ordinata la ripartizione del feudo di Monte Sant’Angelo tra i soggetti che ne avevano diritto : Monte Sant’Angelo, Manfredonia, i Censuari del Tavoliere, il Regio Demanio. E per attuare la volontà del legislatore, (ripartizione del feudo e scioglimento delle promiscuità ), venivano nominati la Commissione Feudale addetta a dirimere le controversie e il Commissario Ripartitore del feudo di Monte Sant’Angelo, Biase Zurlo.

Successivamente, la quota del feudo assegnata al Comune di Monte Sant’Angelo doveva essere quotizzata a favore dei cittadini meno abbienti per dar vita alla piccola proprietà contadina. La quotizzazione nel nostro territorio è avvenuta in un modo del tutto particolare, attraverso occupazioni arbitrarie poi conciliate e legittimate per cui l’occupatore diventava proprietario del terreno soggetto a canone redimibile a favore del Comune concedente, che mirava a fare cassa.

La demanialità si trasferiva dal terreno al canone che diventava imprescrittibile. Dopo due secoli i cittadini di Monte Sant’Angelo quando hanno bisogno di esercitare il loro diritto di proprietà si trovano ancora oggi a dover affrontare questo problema degli usi civici perché sono state eluse le finalità delle leggi : privatizzare le terre considerate demaniali appartenenti al Comune : ex feudo e le contrade di Vota e Casiglia. Naturalmente salvaguardando boschi, paludi, e tutto ciò che è ritenuto un bene utile alla collettività e oggi alla salvaguardia dell’ambiente non viene messo in discussione.

Questo lo scopo delle leggi eversive della feudalità, dell’ordinanza di Biase Zurlo del novembre 1813. della legge statale n. 1766/1927, delle Istruzioni del 1961, della legge regionale n. 7/1998 e di quella n. 14/2004, articolo 54. E, invece, periti demaniali, funzionari, amministratori, magistrati sono riusciti a complicare la materia e a complicare la vita dei cittadini che si trovano di fonte a parole come : occupazione arbitraria, conciliazione, legittimazione, canone di natura enfiteutico, livello, censo riservativo, affrancazione e leggi statali, leggi regionali, regolamento comunali.

Un vero rompicapo per gli addetti ai lavori figuriamoci per il cittadino normale inerme di fronte a tanta astruseria. Eppure, oggi è possibile dare una soluzione definitiva al problema applicando la normativa statale e regionale, nel senso che tutte le terre facenti parte degli inventari e degli elenchi degli occupatori redatti dai periti demaniali nei due secoli pubblicati all’Albo Pretorio e depositati nelle segreteria dei Comuni sono considerate legittimate. Ci vuole solo buona volontà. Ne consegue che rimangono terre demaniali solo quelle intestate catastalmente al Comune, come del resto recita la legge n. 7/1998 , all’articolo 1, comma 2, senza bisogno di tornare indietro appresso alle diverse verifiche demaniali che si sono succedute in due secoli e tra l’altro spesso piene di errori e inesattezze, buone per una ricerca storica su quello che è avvenuto sul nostro territorio.

Conclusione.

Dopo due secoli è giunto il momento di uscire dal medioevo e porre fine al disordine nell’ordinamento della proprietà nel nostro territorio a beneficio delle future generazioni e a tutela dei diritti dei cittadini”.

Giacomo Stuppiello – Monte Sant’Angelo.

“Vogliamo uscire dal Medioevo?” ultima modifica: 2017-10-04T19:46:40+00:00 da Redazione



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