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La storia di Zio Matteo

La storia di Zio Matteo
05 marzo
11:54 2013
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(Ph: Claudio Castriotta@)

Manfredonia – ERA il 23 di marzo del 1946, mio zio affiancava il capitano americano,Masone,famiglia di emigranti della zona del Beneventano, lo zio del capitano faceva il sacerdote in una città dell’America. A quel tempo il quartier Generale era la Capitaneria di Manfredonia, che profumava di primo mattino appena scoccato, quella delizia di pulito arrivava dalla fitta boscaglia dall’Arena Giardino, nata nel 1939,conteneva 4200 posti a sedere,con la sua vegetazione davvero strepitosa e foltissima era nella sua raffigurazione un’enorme polmone ombroso,ventilato di aria freschissima che spandeva ossigeno per tutta la città, se solo sapeste quant’aria circolava e quanto benessere portava al paese che, rigoglioso, riempiva di odori e di simbolo paesani. Quante donne hanno visto passare alle spalle dell’arena, dove c’era un lavatoio pubblico, la guerra, il luogo e le case soprassediate da truppe anche miste, lì sono passati i tedeschi, gli inglesi insieme agli americani, questi ultimi a dimorare fino agli anni 1948.

Molti paesani lavoravano con gli americani,e zio Matteo ero diventato un loro pupillo per capacità ed altro da aver un buon incarico. Fu proprio in quella mattina che su ordine forzato e quasi pregato dal capitano Masone, che decisero di recarsi da Padre Pio. Una volta giunti in San Giovanni Rotondo, il frate li accolse di buona mani lena,perché lo zio sacerdote del capitano che viveva in America, era un paesano del Padre,spesso si mettevano in contatto tramite telegrammi. Cosi ,Padre Pio che era sempre poco attratto dal farsi fotografare,decise di farsi fare una bella foto ricordo. Nella foto del Convento,alla sinistra di chi guarda c’è il frate stimmatizzato,alle sue spalle un anziano frate con una lunga barba bianca al centro mio zio Matteo, e accanto a zio il capitano Masone.

Tante persone di Manfredonia erano alleati con gli americani che dimorarono in città per un lungo periodo, pensate che mio zio Matteo,risolveva tanti problemi a loro ma guadagnava anche tanto. Il loro presidio della Capitaneria di Porto funzionava in modo eccellente, pieno di illustre personalità, soprattutto a livello medico, dove i dottori curavano la popolazione con medicinali e tecnologie sanitarie all’avanguardia, in quegli anni che lo potevamo solamente sognare ad occhi aperti.

Finito il periodo delle truppe alleate. Manfredonia si trovò come tutti i paesi colpiti dalla sciagura della guerra, anche se noi siamo stati beneficiati per grazia di Dio, rispetto ad altri paesi dell’Italia Meridionale. Lasciavano un paese alla fine di una rotta per un inizio di rilancio, sì, così s’affrontava con sforzo e stanchezza, le tante mancanze di fabbisogno alimentare per risalire da un declino che ci mangiava gli occhi e le mani. Queste donne che lavavano i panni e coloravano gli indumenti di lana,con quel loro colore a noi colorava la vita.

Manfredonia che era assopita, una terra di fango e di incertezza, di emarginazione. Ricorda quel posto di primo mattino quando si recava a fare la spesa al mercatino nel mese di settembre con la mamma; si passava davanti all’Arena Giardino, nella via opposta c’era il lungo muro alto che recintava quel folto boschetto, di un colore quasi di pietre scure un po’ muschiate, e altre sbiancate come lavata dalla calce. Contava numerosi passeri e tantissime piante da rendere quella zona e dintorni aria salubre, di ingenua onestà ,rimboccarsi le maniche con la nuova Manfredonia.

(A cura del poeta e cantautore Claudio Castriotta)

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6 Commenti

  1. Grazie Stato Quotidiano
    Grazie Stato Quotidiano marzo 05, 13:34

    Peccato che non si parla mai dei tedeschi che aprirono le porte dei magazzini di viveri nel castello affinchè la popolazione potesse sfamarsi..ruote di parmigiano quintali di farina etc..e non si parla mai di quel ragazzo solo soletto di guardia a Siponto che fu ucciso solo perchè portava la divisa del Wermacht da qualche idiota che voleva emulare i partigiani e che dire del giovane tenente biondo tedesco in quel di Barletta..la memoria sipontina va sempre con i vincitori.

  2. ascia
    ascia marzo 05, 14:33

    che fatica leggere questi articoli

  3. Claudio
    Claudio marzo 05, 14:36

    Io in questa storia ho ricordato mi zio Matteo, poi se lei vuole divagare faccia pure.

  4. Redazione
    Redazione marzo 05, 14:40

    Forza, non esageriamo, diamo atto allo stile dell’autore e alla narrazione ricercata delle storie; per il precedente articolo abbiamo chiarito; naturalmente ognuno è libero di esprimere la propria opinione; grazie a tutti; confidando nel vostro buon senso; Red.Stato

  5. andrea
    andrea marzo 05, 17:42

    Bravo Claudio come sempre le tue storie ci aggiornano la vita passata e presente come un balzo di movimento continuo e preciso.Grazie a te e ringrazio il direttore di Stato.

  6. il proletario
    il proletario marzo 05, 21:50

    Ricordo quello zio Matteo, quando era il guardiano della Clinica Maria di Siponto, a Via Cimarrusti. Mi fece una volta una iniezione venosa.
    Comunque anche io provo ogni volta un poco di fatica a leggere il bravo cronista, anche se gli elogi sono ogni volta numerosi e lusinghieri!

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