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"Quello proiettato al cinema Cicolella è stato uno scottante e coraggioso filmato che ha messo in scena la faccenda della trattativa stato-mafia"

‘La trattativa’ a Foggia, la complicità della politica su Gaspare Spatuzza

"Occhi incollati allo schermo anche grazie alla tecnica del racconto utilizzata"

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Foggia – Che il problema vero in Italia non sia né il costo del lavoro, né le riforme su di esso, i pensionamenti, l’immigrazione o il lavoro nei settori pubblici, ma abbia il preciso nome di corruzione e collusione, è un fatto. Non è un arcano misterioso che la partita amichevole si giochi su un campo irrigato dalla mano della legge al soldo di certa politica corrotta, e che i giocatori siano politici e mafiosi. Come sia avvenuta questa corruzione e sistematica collusione, o Trattativa, tra parlamento e mafia, è l’interesse e l’oggetto illustrato in un docu-film di Sabina Guzzanti denominato appunto “La trattativa”.

Quello proiettato al cinema Cicolella è stato uno scottante e coraggioso filmato che ha messo in scena la faccenda della trattativa stato-mafia, quella trattativa, tuttora in corso, che mette sul banco degli imputati feroci criminali accanto ad eccellenti esponenti delle istituzioni, mostrando prove, facendo nomi e cognomi di chi ha pronunciato falsa testimonianza e omesso le prove all’indomani delle stragi contro il pool antimafia. Una vicenda di cui gli italiani non sono conoscenza. Furono eccellenti nomi delle istituzioni a sbarazzarsi della legge ideata da Falcone, la legge 41 bis, per non incarcerare più di 300 mafiosi, una legge e un regime speciale che avrebbe impedito ad altri mafiosi di comandare dal carcere.

Al processo su quella trattativa stato-mafia spunta il vero nome e l’artefice delle stragi, Gaspare Spatuzza, il cui anonimato è stato garantito dalla complicità di esponenti politici. Cosa nostra, afferma la Guzzanti nel film tragico e comico al tempo stesso, si sarebbe sentita rassicurata nell’aver trovato anche referenti politici quali Dell’Utri, Berlusconi e Vito Ciancimino, membro della democrazia cristiana (colui che Falcone definiva il più politico tra i mafiosi, e il più mafioso tra i politici). Ma nell’omissione ci sono anche nomi come Napolitano e Scalfaro, sul covo del mafioso Riina di cui si era conoscenza da tempo e la cui sorveglianza fu volutamente abbandonata, un buco nero nelle indagini anti-mafia. Occhi incollati allo schermo anche grazie alla tecnica del racconto utilizzata, quella dello straniamento dell’attore, da una parte interprete e dall’altra cittadino che riflette su quanto da sé stesso recitato, tipica del teatro civile brechtiano.

“Un lavoro durato 4 anni, un inferno – sostiene la regista parlando del film – per trovare i fondi visto che nessuno voleva finanziare questo progetto e ci hanno sbattuto tutti la porta in faccia, ma lo abbiamo portato a Venezia ed è la 473 proiezione in quattro mesi e mezzo, proiezioni organizzate con grande difficoltà perché si viene a sapere di questo film solo attraverso canali alternativi ed è per questo una conquista vederlo”. Portavoce e organizzatori del progetto alcuni tra gli esponenti del movimento 5 stelle, quale Mario Furore. Energica la reazione della regista alle domande del pubblico cittadino, a suo dire delle riflessioni troppe lunghe preposte alla domanda, e, sempre a suo dire, fuorvianti, difatti esplicita e diretta è stata la domanda di Sabina Guzzanti “Questa che razza di domanda è?”.

E da rilevare è una delle riflessioni e scene più toccanti “Eppure se alcune istituzioni avessero deciso di convivere con le mafie, saremmo stati costretti a chiamare saggezza l’arroganza, impegno l’arrivismo, l’opportunismo intelligenza”.

E un’immagine, quella del film in cui il collaboratore mafioso Spatuzza è sconvolto per la morte di don Puglisi, e dice queste parole “Sconvolto dalla sua morte non perché fosse un prete, con tutto il rispetto. Ma perché quando gli abbiamo ammazzato alla testa e alla nuca, quando è caduto a terra, da terra, mentre il sangue si allargava, lui sorrideva”

(A cura di Maria Pina Panella – mariapinapanella@gmail.com)

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Commenti

  • ESATTO!!! Non sono quelli elencati dall’ articolista i problemi prioritari da affrontare. Essi sono gli EFFETTI e per eliminarli velocemente bisogna operare sulle CAUSE. Una di esse è questa “parentela” Stato-Mafia che da lungo tempo ci sta flagellando. Questo problema continua a crescere in modo esponenziale e l’attuale caso: “Mafia Capitale” lo prova. Se tutti i Partiti, come afferma la Guzzanti, le hanno “sbattuto la porta in faccia” e solo il M5S, si è e si sta attivando in tutt’Italia per organizzare (come a Foggia. un successone) la proiezione del doc-film , qualcosa vorrà pur dire… –
    Complimenti per l’articolo.
    Saluti
    Franco Cuttano
    (organizer Meetup Cinque Stelle Foggia)

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