Manfredonia
Tutti i dati della Deliberazione della Giunta regionale n. 161 del 29 febbraio 2016

Puglia, piano riordino ospedaliero: testo integrale. Manfredonia: 135 posti letto (SLIDE)

Riccardi: Manfredonia conserva una buona struttura ospedaliera di base

Di:

Manfredonia. P.O. San Camillo di Manfredonia: classificazione “ospedale di base” per un totale di 135 posti letto: 8 reparto Cardiologia, 20 Chirurgia generale, 24 medicina generale, 16 ortopedia e traumatologia, 15 psichiatria, 20 recupero e riabilitazione funzionale, 4 riabilitazione cardiologica, 4 riabilitazione respiratoria, 10 Gastroenterologia, 14 Lungodegenza. Così dalla Deliberazione della Giunta regionale n. 161 del 29 febbraio 2016 “Regolamento Regionale: “Riordino Ospedaliero della Regione Puglia ai sensi del D.M.70/2015 e della Legge di stabilità 28 dicembre 2015, n.208. Modifiche e integrazione del R.R. n.14/2015”.

31 i posti letto per la Casa di cura privata San Michele di Manfredonia, tutti di geriatria.

LA DELIBERA INTEGRALE – 161/2016 – PIANO RIORDINO OSPEDALIERO PUGLIA

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FOCUS PRECEDENTI POSTI LETTO – DICHIARAZIONI SINDACO DI MANFREDONIA – GOVERNATORE EMILIANO

L’ATTO INTEGRALE – Adozione piano ospedale RR 36/2012, “156 posti letto per Manfredonia” (SLIDE)

Piano riordino, Riccardi: Manfredonia conserva una buona struttura ospedaliera di base

“Il 29.02 piano riordino sanità definitivo: in Capitanata da 5 a 4 ospedali, 3 di base”

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  • Redazione

    CERA – POPOLARI: Riordino ospedaliere e nuove scelte per la politica

    Bari, 05 Marzo 2016 – In questi giorni, in maniera spesso convulsa, certamente emotiva, si è tentato di discutere del problema relativo al Riordino ospedaliero.
    Non tutti hanno tenuto a vista la ragione da cui lo stesso originava, cioè l’applicazione del D.M. 70/2015.
    Abbiamo avuto modo di partecipare a momenti di dura contestazione posti in essere davanti ad alcuni ospedali che, le regole e i criteri individuati per classificare e mantenere in attività le diverse forme dei presidi ospedalieri sul territorio, danno per “spacciati”.
    Sempre più abbiamo visto che alle scelte metodologiche, scientifiche ed economiche di merito si sono contrapposte preordinate posizioni di arroccamento che difendevano esclusivamente lo status quo.
    Alla comparazione dello stato di salute dei singoli ospedali con i dati scelti dal D.M., criteri utili a garantire innanzitutto qualità della prestazione ai pazienti, si è tentato di rispondere con affermazioni che nulla hanno a che fare con le valutazioni scientifiche ed organizzative che in questo momento è indispensabile esaminare con freddezza e soprattutto con responsabilità politica.
    E’ indiscusso che la reputazione di un ospedale passa dalla qualità professionale dei sui medici e del personale paramedico preposto. Ma è altresì evidente che ogni struttura ospedaliera non può essere che valutata dalla scelta che le riserva il cittadino in cerca di cure.
    Non sempre l’ospedale sotto casa è quello che fa alla mia patologia, è quello che ha la più alta reputazione nel settore o è in grado di garantirmi la serenità di aver fatto la scelta migliore possibile.
    Il numero dei posti letto, il numero dei pazienti assistiti sono indicatori di reputazione e di gradimento che nel tempo determinano il valore delle singole strutture. Indicatori di qualità mai tenuti nella dovuta considerazione da quanti prestano la loro attività nelle singole strutture ospedaliere.
    Oggi, questi elementi, invece, sono divenuti tutti parametri di riferimento assoluti.
    Solo una pacata, documentata, oggettiva riflessione e analisi di detti dati può legittimare le scelte, spesso dolorose e onerose dal punto di vista di chi deve subirle.
    A questo è stata chiamata la politica in questi giorni in cui la contrapposizione, il contrasto, è stato come una pregiudiziale insormontabile sulle forme di confronto necessarie.
    E’ evidente che tutto questo, non può essere prevalente.
    Non è possibile sentirsi accusare che “stiamo difendendo una sanità da ultimo posto”, specie se si considera quanti sono i pazienti che cercano fuori regione la soluzione e le cure migliori. Se guardiamo a quanti giovani, affermati professionisti all’estero, hanno dato lustro alla nostra nazione, ma che non possono rientrare in Italia perché altre regole, certamente più garantiste, ma non meritocratiche, disciplinano la copertura di posti di responsabilità che li vede esclusi.
    Servono, allora, scelte coraggiose e responsabili, non stucchevoli dichiarazioni demagogiche di chi cerca di farsi spazio fra i partiti o in modo populista fra i cittadini.
    La politica è chiamata ad adottare nuove e più alte regole, come metodo, nel suo agire.

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