Manfredonia
Nel passato le carceri a Manfredonia erano ubicate presso il castello dove fu posto in prigione il liberale Gian Tommaso Giordani

Le carceri della Regia Corte sono mal sicure

A cura di Pasquale Ognissanti, archivio storico sipontino

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Manfredonia. Nel passato le carceri a Manfredonia erano ubicate presso il castello dove fu posto in prigione il liberale Gian Tommaso Giordani, ma ancor prima vi trovarono asilo anche molti canonici montanari riottosi e ribelli alle determinazioni arcivescovili. Poi il carcere è passato presso il Palazzo S.Domenico (Sede Municipale); in seguito fu pure costruito un edificio da adibire, ma non è stato mai utilizzato (ora sede del Comando e del Corpo dei Vigili Urbani). Fra i tanti episodi che si annovera nel passato vi è quello del 10 febbraio 1751, quando il regio Governatore della città, in contrasto con il regio castellano afferma che le carceri della Regia Corte sipontina sono mal sicure: …di non essere le carceri di questa Regia Corte sicure poterne da quelle fuggire come tante volte seguito gli era…

Die decima mensis decembris, millesimo, septincentesimo quinquagesimo primo, in civitate Manfredoniae.

A richiesta fattaci dall’ Ill.mo signor d. Raimondo d’ Elia regio Governatore, e Giudice di questa città di Manfredonia, ci siamo di persona conferito nel Palazzo di sua Residenza, ove gionti, e propriamente entro del supportico del palazzo medesimo, abbiamo ritrovato cinque soldati armati, e dun caporale di questo real Castello, quali, tenevano arrestato la persona di Oronzio Rizzo per consegnarlo ad sudetto signor Governatore, l’ istesso Oronzio, che stava in detto castello arrestato. Nel qual’ atto detto signor Governatore e Giudice, ci ha fatto intendere, con sua viva voce, che il detto oronzio veniva supposto reo di delitto di ferita mortale, in persona di Lorenzo Guerra di questa sudetta città, associato con Oronzio Scola della medema, il quale nell’atto si rattrova per anche nelle carceri istesse di questa Regia Corte, loco Eccl.e, in virtù del real Condordato con la Santa Sede, spiegandosi, e protestandosi, esso sig. Governatore, che avendone richiesto l’ajuto di carceri per sicurtà della persona del sudetto Scola questo regio signor Castellano gli era stato negato, e di più mandato l’ avea il sudetto Oronzio Rizzo non volendolo tenere in detto castello. Ciò era contro le reali ordinanze, e si dava adito alli delinquenti di delinquere sulla speranza di non essere le carceri di questa Regia Corte sicure poterne da quelle fuggire come tante volte seguito gli era, e non avendo l’ajuto, ed assistenza delle carceri di detto castello, e de’ signori Militari, protestandosi, che egli altro impegno non avea, che di servire la giustizia, per osservanza delle reali leggi; onde si riserbava del tutto, e di tale controvenzioni d’ ordini reali darne parte alla Maestà del Re nostro Signore, Dio sempre feliciti, in esecuzione del di sopra asserito, detto sig. Governatore, e Giudice, ha ordinato, che detto Oronzio Rizzi, protestativo modo, ut supra si riponesse dentro di dette carceri della sudetta Regia Corte, conforme il tutto in nostra presenza si è eseguito.

De quibus omnibus sic per actis. Praefatus Dominus d. Raimundus d’Elia, regius Gubernagorium, et Hiudicem requisivit nos quod de predictis omnibus, publicum conficere deberemus actum nos autem, unde./ Presentibus Opportunis/ magnifico Ignatio delli Guanti regio iudice ad contractus/ Nicolao Zavarese/Nicolao Valente quondam Michele/ Tiberio Lombardi/ Francesco Zavarese/ et Ioanne Baptista Castigliego.

(A cura di Pasquale Ognissanti, archivio storico sipontino)



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