Una pagina Facebook con i volti dei “lavoratori invisibili oil&gas”

Referendum 17 aprile, qui Ravenna: distretto energetico più importante d’Italia

Il 59% del totale nazionale di gas è ubicato in mare e in particolare il 40% nella zona A (Veneto, Emilia-Romagna)

Di:

Roma. Ravenna è la sede del più importante distretto energetico italiano, tra i più importanti al mondo, un vero e proprio hub cresciuto attorno alla base Eni di Marina di Ravenna, attiva fin dagli anni ’50. Attualmente al DICS Eni Upstream (Distretto centro settentrionale) lavorano 550 persone, ma se prendiamo in esame la totalità dei lavoratori coinvolti, includendo le grandi multinazionali specializzate (Baker Hughes, Schlumberger, Halliburton, Saipem, HydroDrilling) e le numerose aziende contrattiste il numero di occupati medi degli ultimi cinque anni supera le 6000 unità. Il comparto oil&gas facente capo a Ravenna è un crogiolo di competenze appartenenti a quasi tutti i settori occupazionali: energetico, naturalmente, ma anche metalmeccanico, chimico, edile, logistico, trasporti, servizi, pesca e turismo. In totale nel 2014, dipendenti Eni a parte, si tratta di oltre 500 aziende che hanno fornito 4.121.860 ore di lavoro. La sinergia positiva ha creato competenze al vertice mondiale nel campo della ricerca, esplorazione e coltivazione di giacimenti, ma anche eccellenze nell’ambito delle costruzioni di piattaforme, strumentazione, movimentazione e posa infrastrutture in condizioni estreme. “Che rischia – dice Emilio Miceli, segretario generale Filctem-Cgil – un depotenziamento derivante dagli effetti di un risultato in senso abrogativo del referendum, facendo venir meno la centralità di un distretto che è cresciuto e si è qualificato proprio perchè sede di ricerche, esplorazioni, estrazioni nel mare Adriatico”.

Il 59% del totale nazionale di gas è ubicato in mare e in particolare il 40% nella zona A (Veneto, Emilia-Romagna). Nel medio e alto Adriatico non esistono giacimenti conosciuti di petrolio. Nelle aree di mare prospicienti l’Emilia-Romagna viene prodotto il 23% della produzione annua nazionale, corrispondente a 1,7 miliardi di Sm3. Sono attualmente in corso 27 concessioni, con 43 piattaforme e 113 pozzi attualmente in produzione.

21 concessioni ricadono nell’area entro le 12 miglia, quindi soggette agli esiti referendari, per una produzione di circa 1 miliardo di Sm3 all’anno, il 58% del distretto emiliano-romagnolo. Delle 21 concessioni entro le 12 miglia: 5 sono già scadute; 9 scadranno tra il 2016 ed il 2019; 7 in scadenza tra 2024 e 2027. Un’eventuale vittoria del SI al referendum del 17 aprile comporterebbe pertanto un’ immediata ripercussione sul piano occupazionale, che già registra 900 posti di lavoro persi nel 2015 per la progressiva sospensione delle attività a mare dovute alla grande difficoltà per il basso prezzo del petrolio, fino allo smantellamento del patrimonio occupazionale, economico e professionale nel giro di pochi anni.

Da tutti questi dati emergono le ragioni della frustrazione dei tanti, tantissimi lavoratori del settore, che non riescono ad accettare la leggerezza con la quale interi settori della politica e dell’associazionismo stanno trattando il loro destino, negando loro ogni dignità professionale ed umana, arrivando alla negazione della loro esistenza.

Per questo motivo alcuni di loro hanno aperto la pagina Facebook “I lavoratori invisibili dell’oil&gas”, che in poche settimane è arrivata a sfiorare i 3000 “like” e le foto dei volti dei lavoratori di tutte le aziende che per generazioni hanno assicurato la sicurezza e la piena compatibilità ambientale delle attività di ricerca ed estrattive.

Link della pagina: https://goo.gl/wtsYb2



Vota questo articolo:
1

Commenti


  • Alfredo De Luca

    Articolo 9 comma 8 della legge 9 del 1991. Al fine di completare lo sfruttamento del giacimento, decorsi i sette anni dal rilascio della proroga decennale, al concessionario possono essere concesse, oltre alla proroga prevista dall’articolo 29 della legge 21 luglio 1967, n. 613, una o più proroghe, di cinque anni ciascuna se ha eseguito i programmi di coltivazione e di ricerca e se ha adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dalla concessione o dalle proroghe.
    Questo è il testo che tornerebbe in vigore dopo la vittoria del SI.
    Chi sa leggere capirà che non ci saranno grandi perdite di posti di lavoro. L’Unione Europea ci farà un’infrazione per questa norma se non la abroghiamo perché in contrasto con la direttiva che prescrive che ogni concessione demaniale deve avere un termine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This