Cultura

Barnard, a Foggia l’ultimo intervento: “Dubbi sulla morte di Bin Laden”


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Un momento della conferenza di questa mattina. Barnard fra Giulia Solazzo (a destra) e Melissa Mastelloni (a sinistra)

Foggia – CASO mai non dovesse rientrare il proposito di ritirarsi a vita privata dopo anni d’impegno politico e giornalistico, quello tenuto oggi a Foggia sarà ricordato come l’ultimo intervento pubblico di Paolo Barnard. Il più libero fra i giornalisti italiani, uno zingaro nel nome della verità, lascia il suo testamento nell’Aula magna del Liceo Classico “Vincenzo Lanza”. Chiude come a lui piace, discutendo con gli studenti, dando loro la stessa dignità che tocca dare a qualsiasi persona; si tratti un notabile o di uno straccione. Loro lo hanno accolto, lo hanno abbracciato. Gli hanno tributato, prima e dopo, un lunghissimo applauso. Mani come colori fluorescenti, evidenziatori del gradimento morale verso la persona Barnard. Verso Paolo che non chiede gloria, ma stimola alla riflessione.

Ed a presentarlo sono soltanto loro. Melissa Mastelloni, tassello del Collettivo Koiné, che parla di “orgoglio”. Giulia Solazzo che rivendica per conto dei ragazzi una “libera formazione nella coscienza individuale”. Alessia Villani che legge una storia tratta da “Restiamo Umani”, reportage di Vittorio Arrigoni nel cuore dell’Operazione Piombo Fuso a Gaza.

In loro, nelle loro parole, nei loro occhi, si legge il desiderio di maturazione. Un processo di crescita da cospargere nel nome della verità. Senza forzature esterne, senza ulteriori falsificazioni. La presentazione di “Perché ci odiano”, con tutta la normale trattazione delle tematiche complesse ed intricate della storia del conflitto arabo – israeliano altro non è che la concretizzazione di questa scelta. Il campo è minato, rischioso. Si tratta di passare per razzisti, per antisemiti. Eppure non ci sono timori nei gesti che guidano le decisioni e le parole di queste ragazze. Diciottenni con l’amaro in bocca. Ma, soprattutto, con la voglia proibita ed estrema di convertire quel saporaccio in un dolce sapore di giustizia, di novità.

E la pietanza servita sul piatto della città è Barnard. Verace ed emozionale, il giornalista deve fare i conti con l’inizio più difficile. Superare la morte di Vik, con il quale, per sua stessa ammissione, stava organizzando un tour di conferenze in giro per il Bel Paese, per il solo gusto di render alla Palestina ciò che spetta alla Palestina (e ai palestinesi). Roba da groppo in gola. Col microfono sorride ed arranca. Inghiotte un rospo grosso come un pachiderma, poi, intristito: “Arrigoni è un uomo ed un ragazzo che è stato sopraffatto dal dolore e dall’orrore”. Che fra orrore e dolore è rimasto compresso come in una tenaglia di disperazione. “Succede a Gaza”. Meglio glissare, forse. C’è da argomentare un discorso che parte da molto più lontano. E chissà quanto lontano è destinato a giungere ancora.

BIN LADEN. Primo punto da chiarire, la vicenda della morte del pericolo mondiale numero uno. Quello che, nell’arco di pochi decenni, è passato da utile alleato, a pericolosa nemesi antropologica. Barnard prova a sfondare il muro dell’ovvia diffidenza originatosi di fronte ad un tanto delicato argomento. E mette in discussione l’intera tempistica. Innanzitutto, sull’evento della morte, azzarda una retrodatazione al 2004: “Sono sette anni che lo sceicco saudita non si faceva più vedere né sentire”. E, questo, pur essendo “un baluardo indiscutibile per Al Quaeda”, un riferimento ineluttabile. Fondamentale alla cellula islamica come il succhiotto ad un lattante in procinto di metter giù la dentatura. Stonature di una “notizia strana”. Strana tanto quanto la rapidità di liquidazione della pratica. Dieci anni di guerra infruttuosa, opinione pubblica e media ingolositi da una fine hollywoodiana, spettacolare, da conflitto a fuoco senza fine, inseguimento e cattura, ed un epilogo frettoloso. Assalto, sparatorie, morte, disfacimento del corpo tutto nel giro di qualche ora.

Paolo Barnard (St)

Barnard accetta la sfida del dubbio, si inoltra nei meandri ostici di un’attualità sbiadita da contorni poco chiari. Soprattutto, sfonda nel terreno del “terrorismo”. Parola difficile. Da spiegare, innanzitutto. Specie se, dirimpetto, si affaccia l’intera gamma adolescente di una scolaresca ingorda di opinioni. “Il terrorismo – spiega con cautela il giornalista emiliano – altro non è che un’azione coercitoria compiuta verso chi non vuole subirla”. In breve, un obbligo violento e monodirezionale. La violenza che risponde al terrorismo originario, poi, può sfociare in atto criminale e criminoso, ma è ben lungi da considerarsi terrorismo. Una rilettura che rovescia il tavolo imposto dal croupier. occidentale. Sotto la lente dell’ottico Barnard, terrorista diventa l’altra faccia del crimine, quella abitualmente ritenuta civile e democratica. Vittima, al contrario, quella additata come carnefice.

Non un semplice gioco semantico, uno stratching per le sinapsi, ma un filo ragionato, tutto sospeso fra razzismo, storia, politica ed etica. E’ così che Barnard s’impone l’obbligo di camminare a ritroso. Di camminare nel passato per far luce sui coni d’ombra del Medio Oriente. Sprazzi di guerre e strategia militari, scorci inquietanti di accordi di pace, pulizia etnica decisa sui libri di diario. Barnard non dà l’idea di curarsi di confondere le idee ai ragazzi. Anzi, cerca, come un libeccio impetuoso, di fugare le nubi. Dis-eroizzando eroi troppo frettolosi, de-santificando santi altrettanto mediatici ma non esattamente effettivi. La religione diventa un pretesto. Quello tra ebraismo ed Islam si tramuta in una resa dei conti affaristica. Con il cancro “del sionismo”. Precisa “schifezza”, in quanto riproduzione – e completamento – delle peggiori ideologie distruttive della Storia.

A restare schiacciati dal progetto politico sionista “sono due popoli”. Quello palestinese, “fisicamente”, e quello israeliano, “tenuto in uno stato perenne di menzogna e di bugie”. Uno stato di cose in cui la gente è un mero ed involontario strumento biologico di riproduzione della pulizia etnica della Palestina. Terra che, specifica Barnard, “i primi illuminati pensatori ebrei non consideravano affatto come terra promessa, ma come un fastidio”. Troppi coinvolgimenti religiosi. E’ un fiume in piena, il giornalista. Snocciola i morti della “specificità terrorista dell’Occidente”: 200 milioni in America Latina, 11 milioni in Congo, 2 milioni in Indonesia. E poi ancora, le “liberazioni” dei paesi arabi ed africani, l’esportazione democratica in Iraq ed Afghanistan. I massacri dell’apartheid (tra cui figura quello, etico, perpetrato dagli Usa, di aver inserito, nel 1989, l’African National Congress ed il futuro Presidente Nelson Mandela nella lista dei terroristi internazionali).

Le parole di Barnard sono spine. Gli studenti prima lo sommergono di domande, infine lo acclamano come fosse una star. “Speriamo che ci ripensi”, chiosa Melissa riferita al suo impegno pubblico. Un aereo lo separa da quei giovani dopo oltre due ore di colloquio. Forse definitivamente proiettandolo in una vita nuova, diversa. Forse.


p.ferrante@statoquotidiano.it

Barnard, a Foggia l’ultimo intervento: “Dubbi sulla morte di Bin Laden” ultima modifica: 2011-05-05T15:37:58+00:00 da Piero Ferrante



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Commenti


  • Ilaria

    Spero che qualcuno abbia registrato questa
    conferenza e la possa presto condividere.


  • andrea

    mi associo anche io al messaggio di ilaria, se qualcuno ha la registrazione farebbe bene a condividerla su youtube; grazie.

  • E’ possibile che presto sarà organizzata un’iniziativa a Foggia per riproiettare l’evento. Con la partecipazione del Collettivo Koiné. Sarete aggiornati su STATO di certo


  • Damny Dock

    Io c’ero ed è stata a dir poco bellissima 🙂


  • Annarita

    E’ stata una conferenza bellissima,è davvero un peccato ke sia l’ultima… Ce ne vorrebbero di adulti come lui x insegnare a noi ragazzi a pensare con la nostra testa!


  • andrea

    W Paolo Barnard… comunque siccome non sono di foggia, se qualcuno mettesse la conferenza su youtube mi farebbe un grande favore, grazie. non credo che a barnard facesse piacere se lucraste sulla sua conferenza…

  • Non abbiamo nessuna intenzione di lucrare sulla manifestazione. Semplicemente, anche all’interno dello stesso liceo, ci sono stati ragazzi che non hanno avuto la possibilità di assistere. Nelle forme e nei modi che decideranno i 4 studenti del Collettivo Koiné, discuteremo dell’importante figura di Barnard. Che mancherà proprio a tutti. Sul lucro, non sarà a pagamento. Tuttavia,qualora fosse possibile (la registrazione è di proprietà del liceo classico), certamente, per lo meno a sprazzi, sarà diffuso


  • andrea

    grazie della risposta esaustiva ed educata.


  • Paolo Barnard

    Bravo il cronista, bell’articolo. Grazie per i commenti. Collettivo strepitoso. Ma per tutti, ricordate: non avete bisogno di me, avete bisogno di coraggio e di saper pagare dei prezzi per un Mondo Migliore. Coltivate il coraggio, che è l’unica materia che la scuola non insegnerà mai… vi vogliono istruiti ma non coraggiosi. Un istruito lo si controlla, un coraggioso è incontrollabile. Siate incontrollabili. Vi riabbraccio tutti. B.


  • Redazione

    Grazie Paolo. Resterai un esempio.
    Piero


  • Eugenio Gurrieri

    Ciao a tutti ,volevo chiedervi se avete avuto l’impressione che fosse possibilista su un suo possibile ritorno.Sarebbe una perdita enorme per il giornalismo italiano se non ci ripensasse.


  • Redazione

    Non credo, Eugenio. Al momento Paolo è irrevocabile. Ma tutti speriamo con te
    Piero


  • Eugenio Gurrieri

    Potremmo provare a mandargli delle mail sperando che cambi idea.


  • guido

    Barnard è una perdita incredibile del giornalismo italiano. Speriamo che cambi idea. Non c’è veramente NESSUNO come lui in italia.


  • walter

    proprieta’ del liceo classico??????????????????????????? per favore non diciamo scemenze che la scuola e’ pubblica!!!! ed in quanto tale ogni sua ativita’ puo’ e’ deve esser condivisa senza principi di proprieta’! cortesemente caricate il video su vimeo, che e’ senza limiti di tempo.

  • Si per cortesia, lo spirito del web è condivisione!!, di documenti così importanti poi.
    Caricatelo da qualche parte ma diffondetelo!


  • Lorenzo

    Incredibile ed incommensurabile è stato il lavoro di quest’uomo.
    Cibo sano e gratuito per le nostre menti e non avrò mai modo di ringraziarlo.
    Qualsiasi cosa abbia deciso, so che è per il suo bene. GRAZIE Paolo.

    “Le idee ispirate dal coraggio sono come le pedine negli scacchi, possono essere mangiate ma anche dare avvio ad un gioco vincente.”
    Johann Wolfgang von Goethe


  • nicola

    BELLISSIMO.PAOLINO RIPENSACI.


  • Oreste Gavazza

    Perché non pubblicate il filmato su YOUTUBE?
    Buon lavoro a tutti.


  • Luisella

    Paolo non vi ha parlato del Bene Comune? Credo che questa conferenza sua ne faccia parte e dovrebbe scorrere libera come un fiume che entra in mare a fecondarlo.

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