FoggiaScuola e Giovani
Intervista con il Generale di Brigata dei Carabinieri protagonista durante “gli anni di piombo”

Il “caso Moro” a Foggia. Cornacchia “Andreotti? Sue dichiarazioni determinanti”

Ospite al Liceo Scientifico Guglielmo Marconi Antonio Federico Cornacchia, Generale di Brigata dei Carabinieri, ha raccontato i retroscena del sequestro dell’On. Aldo Moro: “Importante che i ragazzi sappiano ciò che i libri di storia non raccontano”

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Foggia. Si è tenuta questa mattina, presso l’aula magna del Liceo Scientifico G. Marconi di Foggia, una conferenza sul “caso Moro”; presentato dal Maresciallo Giovanni Piazzolla, moderatore dell’evento, il Generale di Brigata dei Carabinieri Antonio Federico Cornacchia ha raccontato ai ragazzi delle classe quarte i retroscena del sequestro di Aldo Moro.

Cornacchia, alias Airone 1, è stato uno dei principali protagonisti degli “anni di piombo”: fu lui infatti ad arrestare Renato Vallanzasca e ad aprire per primo il bagagliaio di una Renault 4, in via Caetani, rinvenendo il corpo, ormai privo di vita, dell’On. Aldo Moro; e poi ancora scoprì i covi delle Brigate Rosse e dell’Anonima Sarda. “Airone 1”, il nome in codice urlato in quei giorni nella radio di un’alfetta bianca sempre presente nei massacri e nelle stragi degli anni ’70: da Aldo Moro a Pecorelli, da Dalla Chiesa alla banda delle Magliana; oggi quel nome in codice è il titolo di un libro, edito da Sometti nella collezione “Storie Italiane”, che racconta i dettagli di quel periodo storico.

Secondo lei, in base alla sua esperienza professionale, il sistema giuridico di oggi presenta ancora delle pecche o ci sono delle migliorie rispetto al passato?
“Le variazioni che hanno apportato a mio avviso, in qualità di avvocato, sono ampiamente caratterizzate dalla demagogia. Se posso essere sincero, sono piuttosto scettico e non ho fiducia dell’apparato politico di oggi, tenendo conto soprattutto dei risultati delle precedenti commissioni parlamentari; commissioni che a mio avviso nacquero male, e sono sempre state molto ‘limitate nell’andare oltre’ quando necessario”.

Ritiene che ‘certe’ figure politiche abbiano particolarmente influito nel sequestro Moro?
“Assolutamente si; faccio il nome di Andreotti che, in qualità di Presidente del Consiglio, rappresentava il potere esecutivo. Qualsiasi sua dichiarazione era determinante. Un esempio è il momento in cui lui confermò la ‘linea della fermezza’, ricordo ancora uno speciale andato in onda sul TG2: non voleva in alcun modo dialogare con gli uomini delle Brigate rosse, insieme a Francesco Cossiga, allora ministro dell’Interno; a testimonianza di ciò abbiamo le parole dello stesso Moro che, nel suo memoriale dalla prigionia, gli riservò parole crudissime”.

Quanto è importante divulgare e trasmettere ai giovani di oggi quello che è successo durante gli anni di piombo?
“Davvero tanto. La mia speranza è che con quest’attività di divulgazione, che porto avanti ormai da dieci anni nelle scuole italiane, si possa sensibilizzare la nuova generazione proprio per evitare che situazioni del genere, così violente, si verifichino ancora”.

(A cura di Antonio Piazzolla, Foggia 05 maggio 2017)

La facciata laterale del Liceo Scientifico Guglielmo Marconi di Foggia

ph antonio piazzolla – La facciata laterale del Liceo Scientifico Guglielmo Marconi di Foggia

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