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Va verificato se "possa ancora considerarsi pericoloso vista l'età avanzata"

Riina malato, Cassazione “Ha diritto a morte dignitosa”

La decisione spetterà ora al tribunale di sorveglianza di Bologna che "dovrà dunque decidere sulla richiesta del difensore del boss che propone il differimento della pena o la detenzione domiciliare, richiesta sempre respinta"


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Roma. “Il diritto a morire dignitosamente” va assicurato ad ogni detenuto. E superando lo “spessore criminale” dello stesso, va verificato se “possa ancora considerarsi pericoloso vista l’età avanzata e le gravi condizioni di salute”. Così la Cassazione, fonte Ansa, che apre dunque “al differimento della pena per il capo di Cosa Nostra”, Totò Riina, ormai ottantaseienne e con diverse gravi patologie”.

La decisione spetterà ora al tribunale di sorveglianza di Bologna che “dovrà dunque decidere sulla richiesta del difensore del boss che propone il differimento della pena o la detenzione domiciliare, richiesta sempre respinta”.

focus (wikipedia). Salvatore Riina detto Totò (Corleone, 16 novembre 1930) è un criminale italiano, legato a Cosa nostra e considerato il capo dell’organizzazione dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto il 15 gennaio 1993. Viene indicato anche con i soprannomi û curtu, per via della sua statura, e La Belva, adottato per indicare la sua ferocia sanguinaria.

Salvatore Riina Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Riina malato, Cassazione “Ha diritto a morte dignitosa” ultima modifica: 2017-06-05T17:31:12+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Povera Italia

    Si mandiamolo a casa e assegnamoli anche due crocerossine per assisterlo.


  • Redazione

    *Riina. Gonnella (Antigone): uno stato forte e democratico non fa morire nessuno in carcere*

    “In attesa di leggere le motivazioni della pronuncia della Cassazione, quella riguardante Riina è una sentenza molto importante poiché pone il tema della dignità umana e di come essa vada preservata anche per chi ha compiuto i reati più gravi e, di conseguenza, come la pena carceraria non possa e non debba mai trasformarsi in una sofferenza atroce e irreversibile”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

    “Ancora oggi – prosegue Gonnella – ci sono detenuti che da circa 25 anni sono continuativamente sottoposti al regime duro di vita penitenziaria disciplinato dall’art 41 bis 2° comma dell’ordinamento penitenziario. Alcuni di loro versano in condizioni di salute gravissime tali da non poter costituire mai un pericolo all’esterno”.

    “Dal punto di vista del principio espresso dai giudici della Cassazione non possiamo che essere totalmente d’accordo. Se non fosse così vorrebbe dire che per noi la pena è pura vendetta. Rispetto invece alle preoccupazioni di tipo criminale – sottolinea ancora Gonnella – qualora mai un detenuto come Riina avesse l’opportunità di essere curato fuori dal carcere sarà comunque cura degli organi investigativi e delle forze dell’ordine fare in modo che ciò possa avvenire senza che questo costituisca un rischio relativamente alla commissione di nuovi reati”.

    “Uno stato forte e democratico – conclude il presidente di Antigone – non fa mai morire nessuno in carcere deliberatamente”.


  • Lettore

    Uno stato forte eè democratico non fa neanche uccidere i suoi servitori.

    Generale Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e tanti altri eroi!


  • Lettore

    Uno stato forte e democratico non fa neanche uccidere i suoi servitori.

    Generale Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e tanti altri eroi!


  • cittadino

    Fu detto:: ” fine pena mai e così sia……………..”, altrimenti si disponeva fino a giudizio dei medici che ne certificano lo stato di salute…… Quale credibilità può avere un paese se si pone tali questioni e non anche quelle di persone (collaboratori) che non vivono più una viva serena e normale, pur essendo liberi, ma che sono stati costretti a cambiare identità e città di residenza (tutta la famiglia) pur di sfuggire non ad una pena detentiva ma a sicura morte, decretata da “Giudici di MAFIA”.
    Purtroppo è la vita….. si nasce per bene…. si cresce scegliendo vie sbagliate e chi deve pagare per l’efferatezza dei reati commessi, si muore in carcere tutt’al più gli si possono concedere maggiori visite di parenti strettissimi a determinate condizioni. Lo Stato, uno Stato non può tornare indietro sulle proprie decisioni per motivi di “Salute”.


  • Sipontino indignato

    Questa è l’Italia, purtroppo.


  • Michelantonio

    Che un ” detenuto debba morire dignitosamente ” dipende dal tipo di reato commesso.
    Anche altri UOMINI, Falcone, Borsellino e le loro scorte…..
    NON meritavano di subire una morte così ATROCE, solo per aver svolto il proprio dovere.
    Purtroppo, ultimamente stiamo assistendo uno Stato molto ATTENTO alla sofferenza di criminali e delinquenti, tralasciando e opprimendo quella di gente onesta e umile, che ogni giorno lavora per il bene dei suoi cari, uscendo di casa ogni giorno e avere il dubbio di poter rincasare la sera.
    Simili proposte, non fanno altro che offendere e infangare la dignità di tutti coloro che credono in una GIUSTIZIA che faccia da deterrente a tali comportamenti DISUMANI…….


  • Fra

    Sciolto nell’acido? Almeno gli evitiamo..


  • Il giusto

    Datelo in pasto ai -.

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