Cultura
A cura di Ferruccio Gemmellaro

Centenario della Grande Guerra (VII) – 1916 L’occasione perduta

Il nostro ministro Sonnino, però, la rigettò adducendo che aveva firmato un ferreo accordo a Londra con l’Intesa

Di:

Meolo. Cent’anni orsono, il 21 novembre 1916, si spegneva l’imperatore Francesco Giuseppe che occupava il trono asburgico dal 1848, ribattezzato Cecco Peppe tra la gente del nord d’Italia e nelle trincee, nomignolo che si diffuse poi in tutta la penisola. La sua scomparsa aveva risvegliato la speranza di quei popoli asserviti dall’Austria, quali lombardo-veneti, cecoslovacchi e ungheresi. I veneti, poi, i più diretti oppressi dall’occupazione bellica, che tra l’altro non dimenticavano l’assedio di Venezia del ’49, stilarono immediatamente un satirico testamento a nome “de Checo Bepo”.

El testamento de Checo Bepo. Me sento la morte vicina, i rimorsi me distruge, vegnì qua notaro, scrivè le mie ultime volontà:
1. Ghe lasso, prima che i se la toga, Trieste a l’Italia.
2. Trento e Istria ghe le lasso a la stessa ingrata Italia pur che sta perfida nazion me rispeta Viena, ultimo avanzo del mio infelice impero tuto mosaico.
3. Ghe lasso Gorizia col pato che sia rispetada la forca unico conforto e sostegno de la mia vita.
4. La Dalmazia laso che la deventa pur italiana pur che sia distruto el monumento del fedifrago Nicolò Tommaseo che ghe xe a Venezia.
5. Tute ste disposizion vogio che le sia rispetae co la garanzia che quando Trieste sarà ocupada da l’Italia no venga inalzà in quela cità el monumento a Oberdan, orida ombra, tormento e rimorso de tuta la mia vita.
6. Desidero che in logo de una crose sora la mia tomba sia inalzata la stessa forca che ga servio per Guglielmo Oberdan.

Firmato Checo Bepo
Per copia conforme Gostin Bordelo

Consorte di Francesco Giuseppe fu l’imperatrice Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach conosciuta poi come Sissi grazie al successo cinematografico della sua storia di vita, in ogni modo assai romanzata. La sorella Maria Sofia era divenuta regina nel regno napoletano, per aver sposato Francesco II di Borbone, l’ultimo monarca della dinastia. Elisabetta era nata il 1837 e nel settembre del ’98 un inaspettato ma ben preciso fendente di pugnale pose fine alla sua esistenza. L’assassino della sovrana, un anarchico italiano, Luigi Licheni dichiarò pubblicamente di averla uccisa «Perché sono anarchico. Perché sono povero. Perché amo gli operai e voglio la morte dei ricchi».

Aveva appena toccato i sessanta anni ma di insanabile depressione per il duplice suicidio in cui era rimasto vittima il figlio trentenne Rodolfo, avvenuto a Mayerling, Rodolfo, già sposato con Stefania del Belgio, conduceva una vita dissoluta che lo accompagnò a una grave malattia sessuale. Egli, senza tenerne conto, perse la testa per la minorenne baronessa Marie Vetsera la quale non tardò a ricambiarne la passione. L’appuntamento a Mayerling segnò la volontaria e tragica fine delle loro esistenze.

Tornando, dunque, alla morte di Francesco Giuseppe, sul trono imperiale salì Carlo I, figlio dell’arciduca Ottone d’Austria, d’indole con alone di misticità, tant’è che fu beatificato da Giovanni Paolo II il 2004. Sua coniuge l’italiana Zita di Borbone – Parma figlia di Roberto l’ultimo duca di Parma. Mori di polmonite ad appena trentacinque anni nell’isola di Madera, ritiratosi dopo la sconfitta e la perdita del trono. Fu grazie a lui che per un buon lasso di tempo era parso che il conflitto mondiale potesse ricomporsi in un compromesso di pace.

Infatti, non solo Carlo ma anche il cancelliere tedesco Theobald Bethman Holveg ebbe l’identica idea di inviare agli stati belligeranti un invito perché si potesse cercare una qualsiasi soluzione per appianare i motivi che avevano scatenato la deflagrazione. Ed è certo che tramite un parente acquisito dei Borbone-Parma, l’asburgico avesse già avviato segretamente delle trattative con Francia e Inghilterra. In Italia, un considerevole gruppo parlamentare presentò immediatamente alla Camera quella famosa mozione di richiesta per una conferenza europea sulla rappacificazione.
Finanche il presidente statunitense Wodrow Wilson si espose apertamente in seno alla proposta dell’imperatore Carlo e del cancelliere.

Il nostro ministro Sonnino, però, la rigettò adducendo che aveva firmato un ferreo accordo a Londra con l’Intesa (Francia e Inghilterra), con il quale si sancivano le concessioni territoriali al nostro paese solo in caso di vittoria. Intervenne tra l’altro Giovanni Amendola, politico, giornalista e accademico, che con un deciso articolo sconfessava tale proposta. Finì che anche La Germania si votò alla “pace vittoriosa” che significava guerra a oltranza. E cosi si combatté ancora per due anni, definendo il conflitto una strage globale senza precedenti.

NdA ringrazio l’amico prof Ernesto Brunetta di Treviso, per la conferma e la consulenza procuratemi attraverso le sue opere.

(A cura di Ferruccio Gemmellaro, Meolo 05.07.2016)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati