Manfredonia

Edificazioni in via Restituta, Tar: “con PRG del ’98 nuova capacità insediativa”


Di:

Appartamenti Manfredonia

Annullato diniego per costruzioni palazzine in via S.Restituita (manfredonia.olx)

Manfredonia – “Allorché un’area, la quale abbia già espresso totalmente la volumetria ad essa afferente, sia indicata nella cartografìa di un Piano Regolatore successivo come edificabile, e le norme tecniche di attuazione non menzionino espresse limitazioni alla edificabilità delle aree già asservite in costanza dello strumento strumento urbanistico previgente, si deve ritenere che il nuovo Piano Regolatore abbia inteso riattribuire all’area medesima una nuova capacità insediativa: trattasi infatti di una applicazione particolare del consolidato principio giurisprudenziale in base al quale la disciplina urbanistica risultante dalla cartografìa del Piano Regolatore deve ritenersi sempre vincolante”.

IL Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Sezione Seconda di Bari, ha accolto il ricorso proposto dai fratelli Caffarelli (L., G., G.) contro il Comune di Manfredonia, e con l’intervento ad opponendum di Guido Capurso e di Antonio Bisceglia, per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento del 27 ottobre 2008 del Dirigente del VII Settore del Comune di Manfredonia, recante diniego della richiesta di permesso di costruire per la realizzazione di un fabbricato per civili abitazioni sull’area edificabile sita in Manfredonia alla via Restituta (oltre del parere espresso dal responsabile del Servizio Legale del Comune di Manfredonia del 18.07.2008, del sottostante parere del Tecnico istruttore; del provvedimento del 06.02.2006 a firma del Dirigente del VII Settore del Comune di Manfredonia).

SIN DAL PRINCIPIO, IL COMUNE: “VOLUMETRIA DEL FONDO GIA’ UTILIZZATA CON C.E. DEL ’80” – Con ricorso notificato il 29 dicembre 2008, i soggetti citati, premettendo di essere proprietari, nel Comune di Manfredonia, di un terreno interamente recintato dell’estensione di mq. 278,92, al mappale 328 – un terreno tipizzato, in base al Piano Regolatore approvato nel 1998, in zona edificabile B5 – inoltravano nel 2005 una richiesta di permesso di costruire ma con rigetto del Comune sul presupposto che “la volumetria rinveniente dal fondo era già stata interamente utilizzata a seguito del rilascio della concessione edilizia n. 141 del 4 giugno 1980”. L’istanza per il rilascio del permesso di costruire veniva reiterata a seguito della sentenza del Tar di Bari n. 219/2008, la quale, resa in giudizio nel quale era parte il Comune di Manfredonia, aveva affermato che il Piano Regolatore approvato nel 1998 aveva attribuito nuova capacità insediativa al fondo oggetto di causa, pure tipizzato in zona B e parimenti asservito totalmente a seguito di intervento edilizio risalente agli anni settanta. In seguito alla sentenza del Tar, i ricorrenti impugnavano i provvedimenti del Comune, relativi al permesso di costruire.

QUALI LE MOTIVAZIONI TRA L’ALTRO ALLA BASE DEL RICORSO –“Violazione e falsa applicazione degli artt. 11 e segg. e 20 e segg. D.P.R. 380/01, dell’art. 29 e 2 delle N.T.A., delle deliberazioni C.C. n. 439/1977 e 235/1978, della delibera G.C. n. 57/2001, dell’art. 97 Cost. nonché eccesso di potere: il fondo di proprietà dei ricorrenti ha tutte le caratteristiche, di fatto e di diritto, per essere considerato soggetto alle previsioni dell’art. 29 delle N.T.A., e ciò giusta interpretazione autentica del P.R.G. approvato nel 1998 operata con delibera di G.C. n. 57/2001; come tale deve considerarsi edificabile con i parametri edilizi richiamati da tale norma, e cioè secondo le modalità ed i limiti già indicati dagli Studi Particolareggiati approvati nella vigenza del Piano di Fabbricazione previgente”.

Inoltre, con gli atti impugnati, il Comune di Manfredonia avrebbe “erroneamente affermato”, secondo i ricorrenti, che “il fondo di proprietà” degli stessi non si trovava “nelle medesime condizioni di fatto e diritto che avrebbero consentito la applicazione dei principi enunciati dalla sentenza del Tar n. 219/2008 e, così, di considerarlo ancora edificabile secondo quanto previsto dall’art. 29 delle N.T.A”. Nella sentenza del Tar si legge inoltre come “la destinazione urbanistica non è di per sé preclusiva, tanto è vero che nel 2005 il Comune aveva rigettato la prima richiesta di permesso di costruire unicamente in ragione dell’avvenuta utilizzazione di tutta la volumetria rinveniente dal fondo (..) la attribuzione di nuova capacità edificatoria al fondo dei ricorrenti in realtà era già stata operata con gli “studi particolareggiati” approvati nel 1981, richiamati dal P.R.G. approvato nel 1998”.

I RICORSI PRESENTATI DAI PROPRIETARI DEL SUOLO – IL Comune si costituisce in giudizio con memoria depositata l’11 febbraio 2009, eccependo preliminarmente l’inammissibilità del ricorso “attesa la natura meramente confermativa degli atti impugnati rispetto ad atti precedenti non ritualmente gravati”. Alla camera di consiglio del 12 febbraio 2009 il ricorso veniva cancellato dal ruolo delle cautelari. Il ricorso veniva nuovamente chiamato alla udienza pubblica del 9 luglio 2009, allorché il Collegio del Tar disponeva verificazione, fissando per il prosieguo l’udienza pubblica dell’8 ottobre 2009. La relazione del verificatore veniva depositata in cancelleria in data 1 ottobre 2009. Alla udienza pubblica dell’8 ottobre 2009 veniva disposto rinvio a data da destinarsi. Con decreto 15 gennaio 2010 veniva fissata la nuova udienza pubblica al 4 giugno 2010, allorché il ricorso veniva trattenuto a decisione.

”INAMMISSIBILE” L’INTERVENTO AD OPPONENDUM DEI SIGNORI GUIDO CAPURSO E ANTONIO BISCEGLIA – “Nel frattempo, con atto notificato il 12 maggio 2010 e depositato il successivo 14 maggio, i signori Guido Capurso e Antonio Bisceglia spiegavano intervento ad opponendum, eccependo l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso”. Un intervento contro il quale avevano resistito i ricorrenti “deducendone la inammissibilità” dello stesso, con conferma del Tar: “sia per tardività (presentanto soltanto venti giorni prima dell’udienza pubblica, ndR) sia per carenza di legittimazione (“gli opponenti non hanno dimostrato di essere titolari dell’interesse ad agire sotteso all’atto di intervento, affermando infatti – atto di intervento depositato il 14 maggio 2010 – di essere proprietari di appartamenti situati al primo piano della Palazzina B del complesso realizzato a seguito della concessione edilizia n. 141/80, e di avere interesse ad intervenire nel giudizio per la ragione che l’edificio progettato dai signori Caffarelli” (..) non hanno prodotto il titolo di proprietà (..) e neppure hanno dimostrato l’effettiva distanza sussistente tra la Palazzina B ed il fondo Caffarelli”.

IL FONDO DEI SIGNORI CAFFARELLI – LA PARTICELLA 328 DESTINATA A VERDE PUBBLICO – I signori Caffarelli sono proprietari del fondo al mappale 328 con donazione del 1980. Oggetto di donazione pro indiviso ai tre fratelli Caffarelli, è stato un “suolo edificatorio” della superficie di mq. 5657, catastalmente individuato al mapp. 324, 333, 327 , 329, 335 e 338 su parte del quale il Comune di Manfredonia aveva autorizzato la costruzione di tre fabbricati fuori terra: a tale “suolo edificatorio” le parti attribuivano il valore di 291.336.000 milioni di lire. Oggetto di donazione risulta essere stato altresì, anche un suolo di mq.499, individuato catastalmente al mapp. 328, del quale si riferisce essere destinato a “verde privato”, valutato separatamente in ragione di £. 4.990.000, là ove esso viene descritto come “suolo destinato a verde comune, di mq. 499, descritto all’articolo terzo”. Dunque, specifica il Tar, “dall’atto di donazione, la particella che nell’anno 1980 era individuata come mapp. 328 non veniva trasferita come parte del “suolo edificatorio” della superficie di mq. 5657, sibbene come terreno a parte di esso, destinato a verde privato comune”.

TAR ESPRIME “SERI DUBBI” SULL’IPOTESI CHE LA PARTICELLA 328 AVESSE MAI PARTECIPATO AL PROGETTO EDIFICATORIO ASSENTITO CON LA C.E. DEL 1980 – In base alla cessione “concettualmente distinta”, nell’atto di donazione, della stessa particella 328, con attribuizione delle parti di destinazione a verde privato/verde comune, il Tar avanzò la sussistenza di “seri dubbi” in ordine al fatto che la stessa particella (328) avesse “effettivamente partecipato al progetto assentito con la c.e. n. 141/1980”. Del resto, anche il terreno in questione non era risultato “mai essere stato adibito a verde comune del complesso residenziale realizzato in base alla C.E. 141/80” (..) “completamente recintato, inaccessibile e privo di qualsivoglia arredo, il che lascia presumere che alcuno degli abitanti delle palazzine del complesso residenziale l’abbia mai utilizzato come giardinetto”. Dunque, il Tar ha ritenuto “non provata l’asserzione secondo la quale la volumetrìa rinveniente dal mapp. 328” sarebbe stata “utilizzata per realizzare i tre fabbricati fuori terra assentiti con la menzionata c.e. 141/80, né il fatto che i genitori degli odierni ricorrenti sottoscrissero, a tale scopo, un atto di asservimento del mapp. 328”. Dal 1978 il mapp. 328 venne compreso all’interno della zona B del previgente Piano di Fabbricazione, passando da “zona bianca” a “zona omogenea B”.

LA PRIMA RICHIESTA DI COSTRUIRE NEL 2005 – Detto del mappale 328 (e dell’esclusione della stessa “dal progetto assentito con la c.e. n. 141/1980”), i fratelli Caffarelli il 22 dicembre 2005 presentano una prima richiesta di permesso di costruire relativa al mapp. 328, nella quale argomentavano ( “con calcoli matematici specifici”) la esclusione del mapp. 328 dal computo della volumetria assentita con la c.e. 141/80, evidenziando nel frattempo che il Piano Regolatore del Comune di Manfredonia approvato (nel 1998) tipizzava il suolo in zona B e che pertanto lo stesso doveva ritenersi “edificabile con esclusione della sola parte già destinata ad uso pubblico (viabilità di piano)”.

MA IL COMUNE OPPONEVA ALL’ISTANZA “UN PRIMO LACONICO DINIEGO” Ma nonostante questo, il Comune di Manfredonia opponeva all’istanza “un primo laconico diniego con nota n. 45983/05 del 6 febbraio 2006: “(..) il permesso di costruire viene negato in quantola cubatura della particella 328 del Foglio 26, oggetto dell’intervento, ha concorso alla volumetria necessaria per la realizzazione di un complesso residenziale, autorizzato con C.E. n. 141 del 04 gjugno 1980 )(..). Dunque la particella in questione, sulla quale i fratelli Caffarelli intendevano realizzare la costruzione edile, aveva già – secondo il Comune – concorso alla volumetria necessaria per la realizzazione di un complesso residenziale, autorizzato con la c.e. 141 del 1980. Il diniego non venne motivato “con riferimento ad una destinazione urbanistica a priori preclusiva di un intervento edificatorio”, ma solo – spiega il Tar – “con riferimento alla già avvenuta utilizzazione della volumetria rinveniente dal fondo”. In ogni modo, scrivono nella sentenza i magistrati del Tar, la nota in questione “confermava implicitamente la tipizzazione del fondo in zona B”.

IL RICORSO DEI PROPRIETARI DEL SUOLO:”LA PARTICELLA 328 NON AVEVA PARTECIPATO AL PROGETTO DELLA C.E. DEL 1980” – Con nota 1 marzo 2006 i ricorrenti chiedevano il riesame della istanza 22 dicembre 2005 ribadendo, sulla base di argomentazioni specifiche, che la particella n. 328 non aveva partecipato al progetto assentito con la C.E. n. 141/1980 e che non esisteva alcun atto di asservimento della stessa. Inoltre, dato che la particella 328, tipizzata in zona B sia dal previgente Piano di Fabbricazione e dal Piano Regolatore approvato nel 1998, poteva per gli stessi “ritenersi edificabile secondo le previsioni dell’art. 29 delle N.T.A. al Piano Regolatore vigente, entrato in vigore nell’anno 1998”.

Edificazioni in via Restituta, Tar: “con PRG del ’98 nuova capacità insediativa” ultima modifica: 2010-09-05T19:35:29+00:00 da Giuseppe de Filippo



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