Cultura

Boicotta ‘a camorra, Sanzone: ‘a dignità fa cientuttanta


Di:

Foggia – A quella domanda risponde con una canzone Daniele Sanzone, leader della rock band A67 proveniente dal quartiere Scampìa: “A camorra song’ io”. E la domanda è “Perché i cantautori napoletani non hanno preso posizione esplicitamente contro la camorra?”.

Una domanda urgente che fa ripartire da zero la cronistoria musicale impegnata contro le mafie e fa riflettere sull’aria che respiriamo noi meridionali. Aria contaminata dal silenzio, dalla rinuncia a un pensiero veramente controcorrente e dal compromesso. Alla III edizione della rassegna “Questioni meridionali” – rassegna ideata da Spaziobaol e inaugurata nella prima giornata all’Auditorium di Santa Chiara dall’autore Maurizio De Giovanni, dallo scrittore di Camorra Sound Daniele Sanzone e culminata in una mostra fotografica intitolata “Lo sguardo al Sud” – Nicola Perilli ha intervistato l’autore di Camorra sound, inaugurando con un libro – riflessione sul doppio volto della musica dei cantanti di origine campana: da una parte quello neomelodico, che ha contribuito a creare il fascino del male, un’aura quasi carismatica e apologetica intorno alla figura del camorrista, dall’altra quello borghese, che anche quando parte dai centri sociali, rinuncia a parlarne.

Eppure non condanno chi vive la realtà del quartiere, non li assolvo ma cerco di capire, se è stato difficile per me che ho avuto l’opportunità di laurearmi, sfuggire alla mentalità del mio rione, figuriamoci per coloro che non hanno avuto questa possibilità e semplicemente cantano ciò che vivono e vivono ciò che cantano. Capisco meno chi ha gli strumenti per denunciare e gira la faccia dall’altra parte”. Dalle interviste ai 99 posse, a Raiz degli Almamegretta, Caparezza, Teresa De Sio, Edoardo Bennato e Dario Fo, il musicista – autore si domanda il motivo dell’amnesia che, mentre fa tornare alla memoria guerre a miglia distanti da noi, dalla Palestina all’Africa, fa dimenticare una lotta senza quartiere che fa cento morti l’anno, ed è quella tra i clan camorristi. E ironizza Sanzone, alternando un italiano forgiato da anni di studio alla Federico II di Napoli, al dialetto napoletano, il doppio sguardo di chi vive il riscatto e al contempo l’anima del quartiere “La mentalità di chi rinuncia a denunciare e in genere a fare musica impegnata è Teng a nonn a’ copp a segg a rutell ma parto p l’Africa”.

Se la musica valica frontiere, caste, limiti temporali ed è un mezzo di comunicazione così potente, capace di creare un immaginario collettivo – fa sapere l’autore – poiché si ascolta ovunque e gratis oramai, dov’è la musica impegnata?

Forse si nasconde dietro il pretesto dell’arte che deve essere ricercata e originale, di un’arte che se parla di temi sociali in modo retorico è “pallosa” , per dirla con Caparezza. O forse è giusto che a parlarne, di mafia e di camorra, siano cantautori o registi non meridionali? E che invece noi dobbiamo essere solo portatori sani di camorra, reagire allo sguardo che appare di sfida per strada e poi far parlare la maleducazione, ovvero l’educazione attraverso un esempio sbagliato, com’è avvenuto con i cantanti neomelodici come Rosario Miraggio, che lo stesso regista Matteo Garrone ha riportato in sottofondo al film Gomorra, o Nello Liberti, portato in tribunale per aver cantato canzoni come “O latitante”.

Abbiamo rivisitato il brano di Fabrizio De Andrè, “Don Raffaé” – ribadisce l’autore – dove sullo stesso piano paiono lo strapotere dell’organizzazione criminale e del capo della nuova camorra organizzata, Raffaele Cutolo, e la criminalità di quello stato colluso nella figura del brigadiere di Poggioreale, Pasquale Cafiero, che chiede lavoro a Don Raffaè. Nella loro canzone il secondino si risponde da solo addossandosi la colpa nella paura de cagna’ e n’o modo de guardà.

Cita i milanesi “I giganti”, con la canzone contro la camorra “Terra in bocca”e il gruppo Cosang, la cui musica germoglia lì, nelle periferie di Napoli e non nei centri sociali, insieme a chi la periferia la vive dal di dentro, che alla periferia appartengono, e per cui non esiste – ci racconta l’autore – un distacco tra finzione e realtà, O’ bbuono e o’malamente non si scinde, ‘rubando’ agli Almamegretta. Proprio in quelle periferie, dove la paura tuona e la lotta non ha il suono delle parole, è sguardo diretto e coltello facile, è mente collusa, eppure abituata e succube, là va combattuto il camorrista che ci appartiene e là va sminata la mentalità. Perché – cita Daniele Sanzone un verso della canzone – “Si a paura fa nuvanta, ‘a dignità fa cientuttanta”.

(A cura di Maria Pina Panella – mariapina.panella@libero.it)

Redazione Stato@riproduzioneriservata

FOTOGALLERY

Boicotta ‘a camorra, Sanzone: ‘a dignità fa cientuttanta ultima modifica: 2014-09-05T23:29:27+00:00 da Maria Pina Panella



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This