CulturaManfredonia
A cura di Pasquale Ognissanti

Il Ricordo Chiaroscurissimo di Francesco Granatiero

"Il timore di Franco, manifestatomi in più occasioni, era che le sue vignette potessero “offendere” le personalità politiche, ancora viventi"

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Manfredonia. È in edicola il volume di caricature del sipontino Francesco Granatiero, Ricordo Chiaroscurissimo, per Andrea Pacilli, editore, 2016, p. 120, con 51 tavole di vignette satiriche, euro 13. Alcuni decenni fa, trattando della numerosa produzione di Antonio Manganaro (1840-1931), non avrei mai immaginato che poteva fare da “Maestro” pure ad un suo conterraneo, Francesco, appunto. Granatiero, indubbiamente, fa sue molte manifestazioni espressive e tratti di penna (e matita) del Manganaro; egli si raffigura a mo’ di “Angelo custode della memoria storica artistica del Manganaro”, ma, nello stesso tempo, ha la capacità di superare la staticità temporale e anche raffigurativa del suo “maestro” (Montecitorio. Album dei ‘500, Palazzo S.Giacomo, ecc. con unicità della dimora parlamentare o municipale delle personalità rappresentate), per proiettarsi nella dinamicità degli eventi, dal 1848 a tutt’oggi, e con un tratteggio espressivo e modulare. Ed in particolare Granatiero con le sue vignette satiriche si fa “storico” degli eventi che l’hanno visto testimone (del resto come tutti noi), per cui la lettura del suo “messaggio” non è difficile.

Il timore di Franco, manifestatomi in più occasioni, era che le sue vignette potessero “offendere” le personalità politiche, ancora viventi, che lui rappresenta (non a sproposito riporta le dissaventure di Dante). Niente affatto; non vi è alcun dileggio, solo la raffigurazione grafica nella quale l’evento ha imprigionato il personaggio (che, non di rado, le offese agli elettori sono state interpretate come effettuate dagli stessi personaggi).

E la “bontà” di Granatiero è quella di concedersi all’osservatore delle sue tavole, raffigurandosi in più occasioni, come nell’ultima, fuori testo, quando viene “scolpito” dal Buonarroti, con il conseguente epitaffio. “Ringrazio grandemente il mio portafoglio/ (seppure quasi mai pieno)/ il mio estro (per quanto modesto)/ e la mia caparbietà (anche se non sempre costante)”.
Questo è Francesco Granatiero, nella sua genuina semplicità, accattivante ed intrigante, “poeta” e “scrittore”, “pittore” e “scultore” di “animi umani”. Spontaneità ed immediatezza che rendono meno opprimenti le incombenze della quotidianità, quando assalgono senza preavviso, lui, forse, e vieppiù i suoi amici (non pochi, invero).

E’ bene sapere che la produzione di vignette del Granatiero non si limita a queste 51 tavole, egli non ha tralasciato e non tralascia di “raffigurare” anche personaggi, personalità e uomini pubblici della sua città e della sua provincia… ed i risultati ottenuti, quando vengono conosciuti, suscitano ilarità, ammirazione e gratitudine anche negli stessi raffigurati.
Viene da chiedersi, e se il Granatiero fosse o vivesse a Napoli, o a Roma, o a Milano, sarebbe stato ospitato nelle riviste specializzate in materia?

Egli pur “parcheggiando” in una città meridionale, come Manfredonia, ha avuto modo di farsi comunque conoscere a livello nazionale (dal luglio 2014, infatti, è stato chiamato a collaborare – come esperto di Storia della Satira – alla rivista satirica italiana più importante del momento ossia “Buduàr – Almanacco dell’arte leggera”). A proposito di “Buduàr”, nell’ultimo numero di esso ovvero il n. 38, a pag. 28, vi è un comunicato (a firma “Buduàr”) in cui si da notizia della pubblicazione dell’album “Ricordo Chiaroscurissimo”. Nella stessa pagina, inoltre, sono riprodotte la copertina della raccolta in questione ed una delle tavole in essa presenti (la tav. XVIII, per la precisione).

E per questa pubblicazione ha già incassato i complimenti di Dino Aloi (direttore responsabile del precitato “Buduàr”) e di Cinzia Bibolotti (direttrice artistica dell’importante “Premio Satira Politica” di Forte dei Marmi/LU). Ed il Giancaspro, ancora, gioca sul cognome “grana-tiero”, cioè artificiere della grafica, paragonata ad uno scoppio di mortaretti nelle feste patronali.
A credito di Granatiero va aggiunto che egli ha manifestato un incrollabile impegno nello studio e nella ricerca degli stilemi e dei tratti, per cui se ne distacca e, per alcuni aspetti, supera lo stesso suo “Maestro”.

E mi fa piacere chiudere queste note riportando quanto scritto da G. Murtas. “Un libro di 51 tavole satiriche che raccontano, per scene e protagonisti emblematici, la storia d’Italia dall’unità ad oggi, marcando più il passato recente ed anche l’attualità ingloriosa che non le nobili fasi costituenti ora dello Stato, nel secondo Ottocento, ora della Repubblica, giunto alla metà del secolo scorso. Una galleria dunque di cento, quasi duecento…figure e allegorie dell’Italia nelle diverse stagioni della sua vita complessa e complicata. Una decina sono queste immagini simboliche, o metaforiche, del nostro paese nel tempo della rinuncia del Picconatore e del quasi contemporaneo tragico attentato di Capaci, nel tempo nella morte di Pavarotti e in quello dell’ultima intervista di Biagi a Montanelli, nel tempo della sconfitta parlamentare –161 voti contro 156– del secondo governo Prodi e in quello degli incerti festeggiamenti del 150° dell’unità nazionale, come infine in quello dell’elezione presidenziale di Sergio Mattarella. Nel giro però non mancano i riferimenti alle speranze… della cassa per il Mezzogiorno, o alle revolverate delle Brigate Rosse in risposta al patto possibile del cosiddetto compromesso storico, o ancora alla nascita del PDS dopo il crollo (internazionale) comunista, nell’attesa poi delusa dell’Ulivo…”

Che dire di più, se non augurare all’ ”avventore” buona “lettura”, meglio, buona visione, ché il volume merita di essere acquisito.

(A cura del professore Pasquale Ognissanti, Manfredonia 05.09.2016)



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