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Per lo più si tratta di statue di antica fattura in gesso o in cartapesta rivenienti da qualche cappella disusata

Avviato il progetto di recupero – restauro di una statua “Adotta un Santo”

Il Santo fece segno di no con la testa, o almeno così sembrò al richiedente

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Rignano Garganico. Da qualche giorno avviato, a Rignano Garganico, il progetto “Adotta un Santo” ossia la campagna di sensibilizzazione finalizzata al recupero – restauro di tutte le statue presenti in paese, fuori e dentro la chiesa. Si parla per esempio di un San Michele, restaurato a spese proprie da un privato, recuperato presso un fabbricato ubicato nell’antico quartiere “Grotte”. A lanciare l’appello ci ha pensato la locale Parrocchia “Maria Santissima Assunta” , diretta da alcuni mesi dal giovane ed attivo parroco, don Santino Di Biase. Lo ha fatto con un pubblico manifesto diretto a tutti i Rignanesi, privati, gruppi e associazioni, interessati a conoscere e a far conoscere il considerevole patrimonio storico-artistico e religioso del posto, di cui un tempo si pensava di conservarne la memoria attraverso l’istituzione di un vero e proprio museo di arte sacra, inizialmente allestito presso un antico palazzo di proprietà della curia, ubicato in Via Piccirilli, ma in seguito trasferito nella medesima chiesa matrice, esposto a dritta e a manca del portone d’ingresso.

Per lo più si tratta di statue di antica fattura in gesso o in cartapesta rivenienti da qualche cappella disusata, come l’ex-chiesa del Purgatorio, ma anche dalla Chiesa del Carmine e dalla stessa cattedrale. Tra queste c’era (e c’è) anche il gruppo ligneo della Madonna del Carmine, or ora sistemata alla meglio nel medesimo tempio in attesa di ritorno alla sua naturale e storica sede, la cappella di cui porta il nome ubicata nel centralissimo Largo Palazzo Baronale, da cui era stata spostata, giusto un anno addietro. La stessa era stata realizzata negli anni ’80 da Nick Petruccelli, artista di levatura e fama nazionale e planetaria, su mandato del compianto ed indimenticabile parroco, don Pasquale Granatiero, che si era preoccupato persino di reperire il legno, ossia il noce, prelevato direttamente dal vicino bosco “Lucito”, di cui qualcuno ne ricorda per filo e per segno la storia. Finito il “lavoro”, grande e partecipata fu la festa dell’accoglienza in paese, salutata davanti al sagrato del tempio da una folla immensa di popolo. Dopo di che l’evento si ripeté negli anni avvenire, in occasione della ricorrenza, cui non mancò mai la processione con il pesante fardello a bordo del camion, di cui mai nessuno ebbe a lamentarsi, fermamente convinti che quando si ha fede per davvero ogni sacrificio è sempre sopportabile e bene accetto. Sull’adozione di questo o di quel Santo da restaurare, l’interesse suscitato è palpabile in ogni dove. Per esempio qualcuno pensa al San Luigi, il simpatico santo dei giovani, assai venerato presso l’ex-chiesa del Purgatorio, che fu artefice di un vero e proprio miracolo. Ecco la storia. Correva l’anno 1952.

Tonino e Gabriele, entrambi presi dalla vocazione o forse dalla voglia di cambiare aria e di poter studiare senza far patire le loro famiglie povere, dopo le Elementari, licenziati con il massimo dei voti, decisero di farsi frati francescani. Durante l’estate studiarono sodo per prepararsi all’esame di ammissione alle medie. Ricorsero a don Giovanni Draisci, sacerdote colto e timorato di Dio, che per loro si rivelò un maestro sommo. Entrambi assistevano da chierici le funzioni religiose presso il Purgatorio, dove officiava don Nicolino Martelli. Era già tutto pronto per la partenza verso il Collegio Serafico di Ascoli Satriano, a cominciare dal corredino con tanto di nome e cognome siglati su ogni capo e per finire alle ultime raccomandazioni piagnucolose di mamma e papà. La sera della vigilia, Tonino sentì forte il bisogno di pregare e si recò in chiesa, soffermandosi in ginocchio davanti al suo Santo preferito, San Luigi, al quale si rivolse “Devo farmi frate?” .

Il Santo fece segno di no con la testa, o almeno così sembrò al richiedente. Visibilmente “scomposto” dalla risposta, Tonino tornò a casa e raccontò tutto ai suoi. La madre Nunzia pianse di contentezza per la scampata partenza del figlio, mentre papà Angelo si accontentò di dire bruscamente”Non ci vai più!”. E così Gabriele partì da solo, si fece frate e seguì fino in fondo la sua carriera.

(A cura di Antonio Del Vecchio, Rignano Garganico 05.11.2016)



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