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A cura di Paolo Cascavilla

Manfredonia, “I luoghi che aiutano a parlare della morte”

"E’ importante parlare della morte ai bambini? Parlare della morte significa parlare della vita"

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Manfredonia. E’ difficile parlar della morte con i bambini, mi si dice. Forse non è così. Essi non hanno ancora imparato a fingere e a ignorare che tutti dobbiamo morire. Non lo sanno e imparano. Posti davanti alla morte ne avvertono la presenza e non sono abituati a mettere da parte il pensiero, come fanno gli adulti che provano a volte fastidio se se ne parla. Ho incontrato spesso persone (anche amministratori pubblici e insegnanti) che non sono mai andati al cimitero e se ne vantano. Ci sono dei posti che aiutano a parlare della morte: gli ipogei Capparelli, e anche quelli della pineta o nei pressi della Chiesa di Siponto. I luoghi dei disastri naturali ci ricordano che anche la morte collettiva è fatta, in realtà, di morti individuali e che “la morte sono i morti”. Due studiosi italiani, docenti di letteratura italiana e classica negli Usa, hanno raccontato una interessante esperienza a Pompei con i bambini, che fanno mille domande e scoprono le questioni essenziali. Poi ci sono i luoghi della memoria, i monumenti, le vie. Non si tratta di rassicurare, ma dire semplicemente come stanno le cose.

La comunità sipontina ha avuto un rapporto “strano” con la morte. Molte volte, da bambino, ho ascoltato mamme che inveivano sui figli “bestemmiando” o “maledicendo” i morti. Non si può poi non ricordare le resistenze, più forti che altrove, all’uso dei cimiteri esterni, al di fuori delle mura. Michelangelo Manicone(1806) scrive che a Manfredonia”le chiese erano pavimentate di cadaveri”; questo il motivo per cui “da malattie orribili era desolata”. Nel 1794 il governo prescrisse, assecondato dall’arcivescovo Francone (1777 – 1799), la costruzione di un nuovo cimitero fuori delle mura nei pressi della piccola chiesa della Croce. Fu boicottato: vi era l’eccezione delle sepolture gentilizie e poi i preti o si rifiutavano di accompagnare i defunti fuori delle mura o richiedevano una somma ingente; insomma giunti alle porte della città “si abbandonavano i cadaveri ai soli beccamorti“. Ci fu allora la richiesta delle Congregazioni di poter seppellire i cadaveri degli affiliati nelle tombe delle rispettive chiese (e tutti si iscrissero alla Congregazioni). Insomma nessuno veniva sepolto nel nuovo cimitero, se non “poveri e forestieri“. Alla fine del XVIII secolo ci fu un’epidemia di vaiolo, con la morte di numerosi bambini e “nelle chiese non si poteva entrare per il fetore dei cadaveri in gran numero sepolti”. A questo punto si intervenne di autorità. Il vero cimitero moderno sorse nel 1813 a seguito della richiesta dell’Arciconfraternità della Morte di poter restaurare il Convento dei Cappuccini e la relativa chiesa per realizzare un camposanto. Quello in uso.

Il cimitero di Manfredonia presenta in spazi quasi contigui le tre tipologie di sepoltura: inumazione, tumulazione, cremazione. La cremazione stenta svilupparsi nel Sud. Il recente documento della Chiesa ribadisce che la cremazione è cristianamente legittima. La legge nazionale ammette la conservazione delle urne cinerarie nel cimitero (all’interno di quello di Manfredonia è stato creato uno spazio dignitoso), a casa (funzionari comunali devono assicurarsi una volta all’anno che siano ben conservate) e la dispersione, che credo non sia ancora disciplinata per la mancanza di un regolamento regionale. Ora nasce un centro crematorio (evitiamo di chiamarlo forno) a Foggia.

E’ importante parlare della morte ai bambini? Parlare della morte significa parlare della vita. Per ognuno di noi, sapere che resteremo quaggiù per un tempo limitato e che la vita ha un termine può anche essere uno stimolo “a contare i nostri giorni e a farli contare”.

La sepoltura e i riti funebri sono segno di umanità e civiltà presso tutte le popolazioni. Per questo è bestiale e disumano privare un corpo della sepoltura (come ci ricorda Antigone) e rende sempre attuali le narrazioni e le grandi testimonianze che ci parlano della morte. Qualcuno mi ha scritto parlando di un cimitero degli animali o quello dei prossimi robot pensanti e senzienti… Sono storie del futuro.

(A cura di Paolo Cascavilla, fonte futuri paralleli.it)



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