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Emiliano a Palazzo Dogana per il “no” al referendum

Speranza a Foggia “Riforma Costituzione? Prima il welfare”

"Riconquistare il welfare, allargare l’area del centrosinistra perché sia occupata da tutto il pd, non inseguire il centrodestra, guardarsi dai populismi"

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Foggia. La domanda circola prima e dopo l’incontro con Roberto Speranza, l’ex capogruppo alla Camera che ha lasciato il suo posto perché “non ho dato l’ok alla legge elettorale, e questo l’ho detto in tempi non sospetti quando sembrava che il pd avesse un’autostrada davanti a sé”. Una scelta riconosciutagli dal presidente Emiliano confrontata a quanti nel partito “si rimodulano in base alle contingenze”. Ci si chiede quanta gente ci fosse dal ministro Boschi: “Di più, in piedi si stava proprio assiepati”. Pazienza, la serata è riuscita con la platea al completo, militanti e cittadini in piedi o fuori dalla porta. Il sigillo del governatore regionale rende la manifestazione ancora più importante. E’ la prima volta a Foggia, in pubblica assemblea, che Emiliano dichiara la decisione presa: “Voterò no e non si meravigli Renzi se sono qua, mi sono sempre sentito parte di una comunità da vivere, non a cui obbedire. Ho invitato tutti a non ascoltare le minacce delle tigri di carta. Noi non temiamo per la nostra carriera politica ma vogliamo migliorare la vita di una comunità”.

Porta degli esempi: All’amico dell’Abruzzo, racconta, deciso per il sì diminuendo la spesa dei consiglieri regionali, ha detto: “Per questo bastava una legge ordinaria, per cambiare la costituzione era meglio un’assemblea costituente”.

Ritorna alla Puglia e al Pd: “Il 5 dicembre si dovrà gestire il sì o il no con lo stesso senso di responsabilità dalla Resistenza ad oggi senza dividersi fra guelfi e ghibellini e senza considerare un nemico chi la pensa diversamente”. Mette in guardia, insomma, contro il clima da redde rationem che potrebbe generarsi “alla ricerca di pigri, responsabili e così via. Qualunque cosa accada dovremo costruire un’alternativa nel centrosinistra per tornare a vivere con libertà la nostra militanza politica”.

Il pubblico variegato: da ex Ds alla Cgil
In sala si vede “un pd senza il suo popolo e un popolo senza il Pd che devono stare uniti”, questa la sintesi di Sabino Colangelo, dirigente del partito, che ha inviato la nota dell’arrivo di Speranza con il logo della segreteria. Ma i vertici provinciali non ci sono, Raffaele Piemontese (segretario provinciale ed assessore regionale) arriva a microfoni spenti per incontrare Emiliano e il deputato di Potenza. Arrivano pezzi del Pd, i consiglieri comunali Russo e Clemente, già schierati per il no, è la sera di un Gianluca Ruotolo, raggiante, che dalla prima ora ha abbracciato questa tesi. Si vedono i consiglieri a palazzo di città (non del Pd) Marasco e Vincenzo Rizzi, qualcuno del meet-up cinque stelle, Ciro Mundi e molti ex Pds, il senatore Montinaro, l’Anpi, l’Arci, l’imprenditore Potito Salatto, il coordinatore regionale dell’area riformista pd Vito Antonacci, il vicepresidente della Provincia Rosario Cusmai, l’ex consigliere regionale socialista Pino Lonigro. Nutrita la delegazione della Cgil che con il dirigente della Flai Calamita, fa letteralmente a pezzi la riforma del lavoro di Renzi: “Il jobs act separa il diritto dei padri da quello dei figli e crea una guerra fra poveri nelle aziende dove non c’è più solidarietà. Renzi è l’effetto, non la causa, di un’idea devastante, di un neoliberismo dal 1994 ad oggi, per cui gli imprenditori sono poveracci e i lavoratori stanno bene”. Bordate contro i voucher e l’arretramento del lavoro agli anni ‘50, si rivolge all’ex capogruppo alla Camera “perché faccia qualcosa per il futuro”.

Un docente parla della buona scuola, Giuseppe Vaira critica le deleghe alle legge 107, l’alternanza scuola-lavoro, i nuovi insegnanti assunti per il potenziamento che in realtà “hanno solo coperto posti di chi si assentava. L’alternanza classe- azienda è un fallimento, formazione nulla e pressione delle imprese per cambiare i programmi scolastici”.

Speranza: “Abbiamo sbagliato su voucher e buona scuola”
La serata si svolge su temi diversi, il nocciolo del discorso è il “rovesciamento della piramide”, cioè, dice Speranza “la gente quando mi incontra per strada mi deve chiedere non cosa voti al referendum ma del lavoro, dei trasporti, degli ospedali”. Il concetto espresso da Gianluca Ruotolo è lo stesso, dal punto di vista politico passa anche dai territori: “Vogliamo un partito che si presenti a noi senza l’ arroganza dei ‘gufi e dei ciaone’, che riscopra gli strumenti di partecipazione democratica: ci si salva se si agisce insieme e non uno per uno, come diceva Berlinguer”.

Riconquistare il welfare, allargare l’area del centrosinistra perché sia occupata da tutto il pd, non inseguire il centrodestra, guardarsi dai populismi: “Chi vince prende tutto anche se è minoranza nel paese?”, spiega il deputato parlando di una legge elettorale con un altro limite “creare un Parlamento di nominati. Quando si governa si fa un bilancio, su buona scuola e voucher abbiamo sbagliato, dobbiamo farci carico degli ultimi con una misura di contrasto universale alla povertà”. Ritiene che l’errore sia anche nei nuovi rapporti Stato-Regione, come da riforma, che “spostano la sovranità dalla periferia al centro”. Speranza tiene la barra del suo intervento sui temi sociali e ambientali, a palazzo Dogana è arrivata un’ampia rappresentanza no-triv schierata per il no. La critica e l’auspicio sono rivolti ad un Pd che “ha perso il suo popolo” o non riesce a coinvolgerlo, “questo partito non può diventare una caserma o un megacomitato per il sì. Attenzione, dopo il 4 dicembre potremmo trovare solo macerie, un partito sempre più arido incapace di rappresentare la società in senso lato. Il futuro dell’Italia coincide con la capacità di costruire un polo democratico all’altezza della sfida di oggi”.

FOTOGALLERY PAOLA LUCINO

(A cura di Paola Lucino, Foggia 05.11.2016)



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