Manfredonia

Fascia funzionale clinica San Michele, Tar: Regione attribuisca

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L'imprenditore della sanità privata foggiana Potito Salatto; editore Tele Blu Foggia (fonte image: mediafoggia)

Bari/Manfredonia – “NON vi è ragione alcuna per escludere la sussistenza dell’obbligo di provvedere in ordine al procedimento di cui trattasi (…)”. Il Tar Puglia di Bari ha accolto il ricorso della Daunia Medica Spa – contro la Regione Puglia, non costituita – per la declaratoria dell’obbligo di provvedere in relazione al procedimento avviato ai fini dell’attribuzione della fascia funzionale di competenza alla “casa di cura S. Michele”.

Relatore nella camera di consiglio del giorno 22 novembre 2012 il dott. Desirèe Zonno, con sentenza depositata in data odierna.

Il 30.11.2012 la chiusura dei reparti dopo la comunicata dismissione di tutti i pazienti. Si ricorda che solo il 30.11.2012, ricordato, la Casa di cura San Michele aveva comunicato di aver sospeso tutti i ricoveri sanitari con chiusura relativa dei reparti. Lo stop sarebbe arrivato dal personale medico e paramedico (complessivamente si parla di 33/34 dipendenti sotto contratto con la Daunia Medica Spa, gestrice della clinica privata, una decina in Cig su rotazione) dopo l´incontro del 29.11 con Agostino Delle Vergine, ex direttore generale Riuniti di Foggia, attuale consulente di Potito Salatto, co-amministratore della Daunia Medica.


Il presunto debito milionario.
I dipendenti sarebbero in attesa di due mensilità (ottobre-novembre) preoccupati in primo luogo per la situazione debitoria emersa: si parla di “1.700.000 euro di debiti, con costi del personale pari a 1.400.000 euro”.


L’incontro del 13 in Prefettura,Salatto rimarca: da accordi formali con Regione previsti autorizzazione e accreditamento in fascia B.
Qualche settimana prima in Prefettura – 13 novembre – Salatto aveva parlato di un totale stravolgimento degli “accordi formali presi con la Regione, i quali “prevedevano l’autorizzazione e l’accreditamento della struttura nella fascia B invece della fascia C dove è attualmente collocata; la riduzione per legge del 10% dei posti letto delle strutture private accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale avrebbe comportato il passaggio dai 35 di cui disponeva la Clinica a 31, tutti destinati alla geriatria eliminando la lungodegenza (dismessa); l’aggiunta di un modulo costituito da 20 posti letto e destinato ai malati di Alzheimer; la possibilità di aprire un poliambulatorio aggiuntivo”. Durante il tavolo in Prefettura Salatto aveva sottolineato che “solo il rispetto degli impegni assunti dalla Regione potrebbe consentire alla proprietà di riassumere i nuovi dipendenti in cassa integrazione, riportando così l’organico complessivo a 38 unità lavorative”. Ora la sentenza del Tar.


Il ricorso.
Nel ricorso al Tar la Daunia Medica ha esposto in fatto di essere stata accreditata, con determinazione n.158 del 7.6.2011, per le discipline di geriatria e (20 p.l.) e lungodegenza (15 p.l.) della casa di cura in epigrafe indicata.

“Dopo un’articolata ricostruzione della normativa di settore (rappresentata essenzialmente dal DM Sanità del 30.6.1975 e dalla L.R. 51/85, nonché da svariati atti amministrativi generali della Giunta regionale) evidenzia che la remunerazione delle prestazioni rese in regime di accreditamento, attraverso gli accordi contrattuali, avviene sulla base di tariffe derivanti dalla classificazione delle strutture quali appartenenti a fascia funzionale A – B – C – D”.

“Nonostante con nota 92666 del 6.12.2011, il Direttore del Dipartimento prevenzione avesse già disposto gli adempimenti per l’attribuzione della qualifica in questione; e già in data 11.1.2012 si fosse svolta la visita ispettiva, e in data 13.1.2012 fossero stati trasmessi dall’ ASL BT gli esiti degli accertamenti alla regione”, la Daunia Medica ha evidenziato come “il relativo provvedimento non sia ancora stato adottato“.

Da qui il ricorso “per sentire dichiarare l’obbligo di provvedere in materia, con individuazione anche della decorrenza degli effetti della classificazione da operarsi a cura della Regione, lamentando la violazione della normativa di settore e della legge sul procedimento amministrativo n. 241/1990”.

Come detto, per il Tar “non vi è ragione alcuna per escludere la sussistenza dell’obbligo di provvedere in ordine al procedimento di cui trattasi, avviato d’ufficio e portato avanti dalla stessa amministrazione regionale”. “Il termine di conclusione del procedimento (da individuarsi in 60 gg, in base alla DGR 1400/2007, non avendo la Regione dedotto la fissazione, con atto generale, di un diverso termine) è decorso, mentre non è ancora trascorso 1 anno dalla scadenza dello stesso”. “Deve, peraltro, aggiungersi che è stata correttamente intimata la regione, autorità competente al rilascio dell’atto richiesto. Per le ragioni suesposte il ricorso va accolto”.

“All’Amministrazione va assegnato, per provvedere, in favore della ricorrente, il termine di giorni 30 decorrente dalla comunicazione, in via amministrativa, della presente decisione o dalla sua notificazione, se anteriore”.

“Al tempo stesso il Collegio ha nominato, quale Commissario ad acta, un funzionario prefettizio designato dal sig. Prefetto di Bari, affinché, ove l’indicato termine di 30 giorni decorra infruttuosamente, provveda, entro ulteriori 60 giorni decorrenti dallo spirare del termine predetto, a spese dell’Amministrazione intimata, alla conclusione esplicita del procedimento in esame”.



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