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Ilva: Procura restituisce impianti a caldo

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lva: Procura dispone impianti a caldo (Ph: cronacalive@)

(ANSA) LA Procura di Taranto ha emesso un provvedimento con il quale reimmette l’Ilva nel possesso degli impianti sequestrati il 26 luglio per disastro ambientale, così come chiesto ieri dall’azienda in base al decreto legge del 3 dicembre. Il provvedimento – si apprende da fonti giudiziarie – non e’ da considerare un dissequestro. La procura sta ora valutando la seconda istanza Ilva di ieri, quella di reimmissione in possesso dei prodotti semilavorati sequestrati sulle banchine del porto.


Ilva:Clini,restituzione impianti normale (ANSA) – DOHA, 5 DIC – “E’ una cosa assolutamente normale, va bene. I magistrati stanno applicando la norma, non c’é nulla di straordinario”. Lo ha detto all’ANSA il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, interpellato sulla decisione della magistratura di Taranto di mettere a disposizione dell’Ilva gli impianti ‘a caldo’ sequestrati il 26 luglio, applicando il decreto legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, come richiesto ieri dalla proprietà dello stabilimento di Taranto.



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  • Redazione

    Ilva

    Il Decreto salva Ilva di un paese destinato al disordine sociale e all’arretramento economico

    Potrebbe essere l’ora di rinnegare definitivamente, con una massiccia astensione dal voto, la cattiva politica che ha governato questa città, questa provincia, questa regione e l’intero Paese
    5 dicembre 2012 – Giovanni Matichecchia

    Un Paese che non sente di dover ottemperare al dettato costituzionale è destinato al disordine sociale e all’arretramento economico. foto di Taranto

    Il precedente del decreto Salva-Ilva è una minaccia estremamente pericolosa per vari ordini di motivi. Si stabilisce infatti che il governo può farsi beffa delle sentenze della Magistratura. La divisione tra i poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario), è adattabile alle esigenze del profitto e sensibile al ricatto occupazionale. Stabilisce inoltre una pericolosa egemonia dell’esecutivo sulla indipendenza dei giudici i quali dovranno ora emettere sentenze “gradite” al governo. Stabilisce ancora che ogni azienda ha facoltà di inquinare come ritiene più opportuno perché, se l’Ilva è strategica, anche la piccola e media impresa contribuisce al raggiungimento di obbiettivi economici e sociali significativi per tutti i cittadini di questo Stato.

    L’esecutivo sancisce inequivocabilmente la preminenza del lavoro sulla salute assegnando a quest’ultima un valore marginale. Ci consegna un capo della Stato ambiguo e insicuro. Abbiamo sinceramente apprezzato le grandi battaglie di Napolitano per la lotta agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali. Dobbiamo invece prendere atto che erano solo parole perché firmando il decreto Salva-Ilva rinnega convincimenti apparsi sinceri e da il via libera alla sofferenza dei lavoratori e dei cittadini di Taranto.

    Un Paese che lascia mano libera alle industrie e consente loro di inquinare produce danni gravi che la comunità sarà chiamata, prima o poi, a ristorare. Appesantisce gli oneri per la sanità pubblica. Siamo in presenza di un provvedimento che pur manifestandosi come atto di forza dell’esecutivo ne mette in mostra tutta la debolezza e l’incapacità.

    È stato incapace di programmi di politica industriale. Si è visto scoppiare nelle mani la bomba ad orologeria di uno stabilimento che ha scoperto strategico nel giro di qualche giorno. Legittima le class-action che saranno avviate numerose. Ricorre al decreto legge pur avendo cognizione del problema almeno dal 26 luglio, vale a dire da almeno 120 giorni.

    Emette un’Autorizzazione Integrata Ambientale incompleta e inadeguata quanto meno per le acque e le discariche interne all’Ilva. Il risultato di queste incapacità porterà verosimilmente i tarantini, le madri in special modo, ad una serie di manifestazioni di protesta. Potrebbe essere l’ora di rinnegare definitivamente, con una massiccia astensione dal voto, la cattiva politica che ha governato questa città, questa provincia, questa regione e l’intero Paese.


  • Redazione

    Comunicato stampa

    Saremo lì con la Costituzione in mano
    Tarantorespira aderisce al sit-in che si terrà oggi di fronte alla Prefettura a sostegno della magistratura

    5 dicembre 2012 – Fulvia Gravame Alessandro Marescotti Annamaria Moschetti (Tarantorespira)

    Tarantorespira aderisce al sit-in che si terrà oggi di fronte alla Prefettura a sostegno della magistratura. Fiaccolata 05-10-2012
    Saremo lì con la Costituzione in mano.
    Il decreto del governo sull’Ilva che vorrebbe annullare il sequestro degli impianti è un grave atto contro la separazione dei poteri e contro la Costituzione.
    Rivendichiamo il diritto dei tarantini e di tutti gli esseri viventi a vedere tutelati salute, lavoro, ambiente e reddito e il rispetto delle norme costituzionali che tutelano la salute e l’impresa privata, ma solo se non si svolge in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recar danno alla sicurezza, libertà e dignità umana.

    Tarantorespira chiede il rispetto della Costituzione ed, in particolare, del principio di separazione dei poteri dello Stato e di legalità.


  • Redazione

    Continua il gioco del “cerino”
    Noi restiamo convinti che sia sbagliata la strada imboccata con il Decreto “salva Ilva”: è solo un modo per prendere tempo, non per risolvere il problema che non si sa come risolvere senza morti e feriti, in ogni senso
    5 dicembre 2012 – Luigi Boccuni, Mino Briganti, Simona Carone, Biagio De Marzo, Pierpaolo Fiume, Giacomo Raffaelli, Massimiliano Saracino. (Direttivo di Altamarea)

    E’ amaro e disperante sapere che, dopo il Decreto “salva Ilva”, firmato nella versione definitiva dal Presidente della Repubblica, a Taranto parecchi sono stanchi di parlare e manifestare soltanto e invano e decidono di uscire di scena, come i morti e gli ammalati, per dedicarsi a chiedere, a modo loro, di avere almeno strutture degne per curare i malati e i sopravvissuti e per lenire le ferite inferte alla salute ignorata e calpestata, ricordata solo perchè c’era qualcuno che il suo dolore lo metteva in piazza.

    Questo accade mentre assistiamo al “gioco del cerino” tra Ilva e Istituzioni su chi e come deve dire BASTA e a quale prezzo. L’AIA dell’Ilva, divenuta legge con il Decreto legge 207/2012 del 3 dicembre 2012, assicura “la più adeguata tutela dell’ambiente e della salute secondo le migliori tecniche disponibili”. foto di Taranto

    Non è vero, per questioni giuridiche e di incostituzionalità e per questioni di contenuto. Il magistrato Roberto Rossi, membro dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) il cui Presidente è proprio il Presidente della Repubblica, osserva che “una legge deve regolare delle situazioni ma non può dire che una cosa è vera o falsa. E’ come se ci trovassimo di fronte a una legge che dicesse: l’utilizzo delle bombe a mano non è pericoloso per la salute dei cittadini”. Egli aggiunge: “La cosa diventa ancora più grave perché in realtà quanto emerge dall’indagine penale rileva che quell’AIA, anche nella nuova forma, non è idonea a tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori”.

    L’AIA divenuta legge non è idonea anche per grossolane carenze nelle prescrizioni tecniche di alcuni impianti (ad esempio le acciaierie), per insistite superficialità (ad esempio la capacità produttiva annua fissata quasi allo stesso valore della produzione annua effettiva degli ultimi anni o il “regalo” di un anno sulla durata dell’AIA). Ci sono anche evidenti omissioni, ad esempio si omette di precisare che si intendono incluse nell’AIA e quindi nel Decreto le prescrizioni derivanti dalla seconda parte del “riesame” dell’AIA datata 4 agosto 2011 relativamente a acque, discariche e bonifiche. Altre importanti omissioni sono quella relativa alla fideiussione di garanzia da parte di Ilva e, in alternativa, quella relativa a provvedimenti in caso di non accettazione dell’AIA da parte di Ilva.

    Noi restiamo convinti che sia sbagliata e non risolutiva la strada imboccata con il Decreto “salva Ilva”, motivata dalla prevalente preoccupazione per la salvaguardia dei livelli occupazionali e per l’ordine pubblico: è solo un modo per prendere tempo, non per risolvere il problema che, onestamente, non si sa come risolvere senza morti e feriti, in ogni senso.

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