Estorsione a imprenditore. Fazio: ‘l’importanza della denuncia’

di Giuseppe de Filippo
Pubblicato il 6 febbraio, 2010

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Foggia – “L’IMPORTANZA della denuncia“. Questo il messaggio principale che il Capitano dell’Arma dei Carabinieri, Federico Fazio, ha sottolineato stamane a Stato, a poche ore dall’arresto dei 4 pregiudicati di Manfredonia e Lucera, coinvolti nel tentativo di estorsione ai danni di un imprenditore locale. Un imprenditore ’succube’, almeno inizialmente, di una richiesta di danaro di circa 22mila euro. Una richiesta di danaro “inderogabile”, secondo i malfattori, per consentire alla vittima di “continuare a svolgere la propria attività lavorativa”. Un fenomeno, quello delle estorsioni fra i commercianti e gli imprenditori locali, presente, pertanto, anche a Manfredonia. Un fenomeno “illecito e grave”, ma che ha avuto, grazie al coraggio dello stesso imprenditore, un epilogo (per una volta) positivo. Un epilogo positivo che potrebbe estendersi ora a tutti gli altri casi che vedono, attualmente, o che hanno visto, in passato, coinvolti dei commercianti locali, “schiacciati dalle minacce” di delinquenti, danneggianti in primis l’economia del territorio, la Manfredonia che “intende reagire” e “proporsi innovativamente all’intera Capitanata”.

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I FATTI – La sera dello scorso 22 dicembre (2009) i carabinieri di Manfredonia vengono avvertiti da un imprenditore locale (un presidente di una cooperativa di servizi, un consorzio cooperativo sociale dedito al trasporto anche scolastico e alla collocazione di lavoro, con sede nell’area compresa a sud delle piazze delle Viole-Rose, ma anche a Lucera) di un tentativo di estorsione ai suoi danni. Estorsione tentata da quattro uomini, pregiudicati, di Manfredonia e Lucera. L’indagine dei carabinieri è dunque solerte. I militari, tramite un’intensa attività info-investigativa (che ha consentito di fornire un quadro dettagliato ai gip del Tribunale di Foggia, Rita Curci e Antonio Diella) sono riusciti subito ad individuare il presunto autore delle telefonate estorsive, oltre ad accertare un danneggiamento, della stessa banda, nell’altra sede della ditta a Lucera. Chiaro l’obiettivo dei malfattori: “spingere la vittima al pagamento della somma di danaro richiesta”. Due degli autori del fatto sono stati ripresi, a metà gennaio, dalle telecamere installate dai militari del Norm (Nucleo operativo Radiomobile) di Manfredonia negli uffici della cooperativa locale. Durante le trattative (come si può vedere dalle immagini) gli uomini sono stati ripresi mentre chiedono del denaro all’imprenditore, mentre minacciano lo stesso di possibili conseguenze nel caso in cui la somma non fosse pervenuta agli stessi (gesto inequivocabile con la mano teso ad una esplosione della sede della ditta), mentre riscuotono una rata del pizzo richiesta. Dopo le prime richieste, l’imprenditore sarebbe stato sul punto di cedere alla banda criminale per “timore di ripercussioni ai danni della sua cooperativa”; in seguito, però, a mente lucida, l’uomo avrebbe optato per una denuncia (la sera stessa del primo tentativo di estorsione). I due uomini sono stati fermati all’uscita della sede dell’imprenditore, con in tasca una parte della somma di danaro richiesta. Fermati pertanto, in flagranza di reato lo scorso 15 gennaio fuori la sede della cooperativa: il 72enne Michele Mastrogiacomo (ai domiciliari, data l’età avanzata e parente della vittima) e Michele Trotta, 36enne di Manfredonia. Indagini successive hanno consentito invece l’arresto dei complici della tentata estorsione:il 43enne del luogo Francesco Paolo Calabrese e Tommaso Altieri di 41 anni. Durante l’incontro con il presidente della cooperativa, Mastrogiacomo e Trotta avrebbero detto all’imprenditore che la questione sarebbe stata risolta ’senza particolari problemi’, con il pagamento della somma di danaro richiesta, nonchè con il collocamento lavorativo di un loro “assistito”.

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ESTORSIONI A MANFREDONIA, L’ORIGINE E LA PROSECUZIONE DI UN MALE – L’imprenditoria (ma anche il settore del commercio) di Manfredonia, come di altri centri della Capitanata, è costretta pertanto a subire “costantemente e da anni” i soprusi verbali (ma a volte anche fisici) di bande di malviventi, tesi all’obiettivo di estorcere somme di danaro agli stessi imprenditori. “In questo caso – dice il capitano dell’Arma dei carabinieri di Manfredonia Federico Fazio – si è trattato di una banda per così dire di cani sciolti, non organizzata”; diverso il discorso nel caso della presenza di un “gruppo organizzato”, come ad esempio avvenuto in passato nella stessa Manfredonia (danneggianti in primis esercizi commerciali e supermercati), o anche nel capoluogo dauno. A Vieste (compagnia di Vico del Gargano) è stata costituita la prima associazione anti-racket del territorio: “che costituisca un esempio - dice ancora il capitano Fazio a Stato- per esortare quanti fossero stati o sono soggetti a minacce di estorsione a denunciare il fatto“. Molto spesso infatti gli imprenditori locali avrebbero ceduto alle richieste degli estorsori, con un silenzio forse utile, al momento, per continuare a svolgere la propria attività lavorativa, meno sicuramente per estirpare, anche se solo in parte (la Storia insegna), forme di criminalità organizzata, indirettamente relazionabili e denominabili (nella mancata presenza di azioni illecite e delittuose) a costituzioni di gruppi e ruoli pianificati, si chiamino esse Mafia, Camorra, Società e/o ‘ndrangheta.

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I quattro arrestati: da sx a dx Mastrogiacomo, Trotta, Altieri e Calabrese

I quattro arrestati: da sx a dx Mastrogiacomo, Trotta, Altieri e Calabrese

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