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E alla fine D’Urso s’impose: “Qua decido io”


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Comune di Foggia (St)

Foggia – QUALCUNO sta iniziando a mugugnare. Ed in maniera insistente. Perché la questione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Foggia prima pareva una formalità da sottoscrivere, poi è divenuta una grana per Gianni Mongelli, ed ora è una rappresentazione grottesca della politica occasionale ed opportunista del Capoluogo. A punto tale che, adesso, non ci si capisce più niente.

Gli interessi sul contenitore assessorile, a dirla tutta, per lo meno quelli di carattere economico, non sono particolarmente elevati. Lo stesso compianto Rocco Laricchiuta aveva più volte lamentato la scarsa se non nulla possibilità di manovra. La scarsella del bottino è leggera, appena un flebile peso nelle tasche. E Foggia resta fra i comuni più indebitati d’Italia, alle prese con la questione Gema e con una gestione dei rifiuti che, al momento, potrebbe esplodere come una bomba carta da un momento all’altro fra le mani del primo cittadino.

Nella batteria delle possibilità, il nome che resta, attualmente, più di moda, è quello di Peppino D’Urso: ambito Pd, sponda Emiliano, trascorsi nel Pci ed esperienza nel settore. Ci sono voci insistenti, però, che riferiscono di un suo graduale smarcamento rispetto alla posizione di favorito. D’Urso starebbe propendendo per strappare via dalla giacca i galloni di futuro assessore. Postazione che, ormai è assodato, il Partito Democratico, allo stato delle cose, non fa nulla per reclamare. Quello del referente politico di Capitanata Futura, sarebbe grasso per cola per le intenzioni di governo piddine. Piddì che, però, non ha mai amato alla follia D’Urso. La sua candidatura all’interno del contenitore civico del sindaco Mongelli alle amministrative del 2009, ne è la controprova.

La novità è che, tirato nell’arena, il consigliere ha deciso di prendere il toro direttamente dalle corna, senza spettacolari movenze sculettanti ad uso e consumo della platea. Forte del consenso di una parte di SeL (che vedrebbe realizzarsi il sogno di portare in aula – sempre per la via traversa della lista Mongelli per Foggia – la consigliera Celeste Lo Campo), del silenzio assenso del pd, e dei tentennamenti dei vertici foggiani del partito vendoliano (che, al momento, sembrano comunque definitivamente risoluti sul nome di Gianfranco Piemontese), D’Urso avrebbe deciso di far sua l’iniziativa e di proporre, a sua volta due nomi sul tavolo. La coppia d’assi è rappresentata dalla Responsabile Welfare delle Acli, Rita Amatore e dal commercialista, ragazzo a lui vicino, Francesco Pastore.

Mossa che, se confermata ed accettata, smaschererebbe le carte di SeL, scompaginando i giochi ed obbligando le anime diverse ad una retromarcia e, forse, ad una involontaria coabitazione. Dovesse caso mai andare in porto la proposta D’Urso, in effetti, a rimanere con un pugno di mosche sarebbe la componente di Sinistra ecologia e Libertà che prima si è mossa e che, nei fatti concreti, rivendica visibilità in quanto ultimo approdo dell’assessore defunto: il circolo Rosa Luxemburg. La minoranza sellina, infatti, rischia di rimanere senza né consigliere e né assessore passando in un solo colpo da possibile ago della bilancia in consiglio comunale a poco più che circolo culturale-ricreativo depauperato d’ogni ambizione politica. Ed il paradosso è che, a spiazzarli sarebbe lo stesso giocatore il cui nome, fin qui, hanno fedelmente sostenuto.

Al momento, comunque, Mongelli tentenna. Verosimilmente bisognerà attendere ancora un paio di settimane, con i partiti più sgombri di mente e non più impegnati nell’affaire amministrative, per capirci qualcosa di più e di meglio. Ma di garantito c’è solo un assioma: chi credeva che la partita fosse chiusa, ora, avrà di che divertirsi.

p.ferrante@statoquotidiano.it

E alla fine D’Urso s’impose: “Qua decido io” ultima modifica: 2011-05-06T17:47:11+00:00 da Piero Ferrante



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Commenti


  • Dicesare Francesco

    IL circolo ROSA Luxemburg in questa storia non c’entra niente.
    Gli attori sono coloro che hanno dato vita alla Lista Mongelli, ogni tentativo di appropriarsi di scelte e voti altrui non trova consistenza politica. Così come questo articolo, sicuramente suggerito da pruderie e fantasie senza riscontro.
    L’unica cosa vera è che tante sono le persone che fantasticano su scelte che deve fare il Sindaco, tenendo conto di chi ha creduto nella sua lista e nel valore di Rocco Laricchiuta a condurla in Consiglio Comunale.
    Il Circolo Rosa Luxemburg, attende solo che la scelta conseguente agli accordi pre elettorali si compia, il nome di Peppino D’Urso rientra in questa consequenzialità e le qualità del ultra decennale Presidente dell’Arci, appartengono alla storia culturale di questa Città. Non al PD, non a SEL.

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