Lavoro

L’incredibile storia dei netturbini di San Severo: “Avanziamo oltre 1 mln di euro”


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Il comune di San Severo (St)

San Severo – L’ultima carta da giocare, il Prefetto. Già, perché per i lavoratori della nettezza urbana sanseverese sembra che ci sia una vicenda che non voglia giungere a risoluzione. Nel caso di specie, sotto la lente d’ingrandimento medica dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali di base è finito il mancato pagamento del Tfr. Cui, come se non bastasse, è da sommare la necessità di colmare alcune lacune nel pagamento dei contributi pensionistici.

La vicenda, in effetti, è delicata. E si annida nelle pieghe torride ed insidiose dei cambi di aziende nella gestione del servizio urbano. Un servizio che ha smesso di essere pubblico ormai dal lontano 1999 quando il Comune dell’Alto Tavoliere ha ufficialmente affidato la raccolta della spazzatura a ditte esterne. In prevalenza cooperative. Ma, col tempo che passa, si articolano le gestioni. Emas, Aspica, Innovambiente. Dopo aver espletato il bando di gara per il riaffidamento del servizio a privati e non attenendosi a quanto prescritto dal C.C.N.L all’art 4 ed ulteriormente all’art.29 del Decreto Legislativo 276/03, l’Amministrazione affida la continuazione del servizio a privati. Punto che diventerà l’argomento del contendere da parte dei lavoratori impiegati nel servizio raccolta dei rifiuti, che apriranno dei contenziosi giudiziali verso l’Amministrazione ed Aspica, sia per il mancato versamento di contributi previdenziali sia per la corresponsione del TFR maturato.

Dopo 10 anni di appalto, infatti, nel 2009 quelli di Innovambiente, stando alle dichiarazioni rilasciate a Stato dai netturbini, fuggono con un discreto bottino economico fra le mani e nel portafogli. Scava che ti scava, in effetti, da controlli effettuati presso gli Enti previdenziali, si capisce il perché della precipitosa fuga. Ai lavoratori, che mostrano buste paga invece ineccepibili (un’abile schermatura per non destare sospetti), mancano ben 16 mesi di contributi non versati. Contributi che coprono un periodo che va da settembre 2001 al dicembre del 2002. Un ammanco niente male che, sin dal momento della sua emersione, ha determinato la reazione furiosa dei lavoratori
Per il resto della gara di passaggio, nulla di eccebile. Il servizio viene regolarmente garantito, i lavoratori hanno un’occupazione stabile, l’orario viene rispettato. Il sistema maschera tuttavia alcune magagne.

Già nel 2009, i netturbini chiedono al Comune che sia la stessa amministrazione, per conto della quale l’impresa ha svolto il servizio, a liquidare questa mancanza di liquidità. Gianfranco Savino, appena eletto, si dimostra disponibile ad aprire un tavolo di trattativa, a fare da intermediario. Al contrario, netturbini ed Usb invocano l’aiuto della giurisdizione e s’appellano all’articolo 1676 del codice civile che chiama Palazzo di Città al compito di pagare queste inadempienze, dopo aver recepito la responsabilità solidale prevista dal decreto legislativo 276/03 con l’interpretazione dello stesso art.29 da parte dell’Ufficio Legale dell’ Amministrazione sanseverese. Fu, quello del 2009, il primo ed unico passo mosso dall’istituzione amministrativa verso i lavoratori della nettezza urbana. A nulla valgono gli appelli, le sollecitazioni, le minacce di presidio, finanche i contatti telefonici. Savino fa orecchie da mercante. Un’accelerata alla pratica sembrava essersi innestata lo scorso dicembre. Operatori ecologici e Comune fissano un incontro da svolgersi durante (o nelle immediate vicinanze del) periodo natalizio. Ma l’appuntamento salta. Mese dopo mese, si moltiplicano gli slittamenti. Al punto che, confermano i lavoratori, “ad oggi ancora non abbiamo avuto il piacere di incontrarci con il primo cittadino”.

Il che, ovviamente, presuppone la permanenza delle problematiche iniziali. Il Comune aveva cercato una forma d’apertura effettiva proprio nel 2010. A maggio fu approntato un tavolo di conciliazione cui sedettero lavoratori, sindacati, lo stesso Palazzo di Città, ed Aspica. Ed al quale fu proprio quest’ultima a fornire la soluzione. Ammettendo, nei fatti, di essere tenuta a ripianare ogni spettanza nei confronti dei lavoratori. Tavola chiusa? Nient’affatto. Aspica, infatti, dice anche di più, ammettendo di vantare crediti nei confronti del Comune mentre, nel frattempo, sul versante dei lavoratori, affida ad alcuni esperti di riferimento il compito di analizzare – e quantificare – le spettanze rivendicate. Un passaggio tipico da vaso comunicante, in definitiva: credito verso il comune, debito verso i lavoratori. Ma se il primo è innegabilmente fissato alla cifra, per nulla modica, di 5 milioni di euro (confermata da fonti di Palazzo dei Cappuccini), il secondo, si fa opportunamente stimare al ribasso. Se infatti l’impresa è certa di non dover sborsare che 470 mila euro totali (si tratta di Tfr e contributi arretrati per 84 persone), i lavoratori viaggiano su un importo di oltre 1,2 milioni di euro. Ovvero, oltre due volte quanto sostenuto dall’Aspica.

E qui si torna all’inizio, con l’Usb a domandare, per bocca dei lavoratori, a questo punto, l’intervento “risolutivo” del Prefetto. La richiesta è stata avanzata mercoledì (4 maggio). Non resta che attendere la prossima puntata di quella che ormai sembra sempre di più una tragedia televisiva. Ancora una volta.

p.ferrante@statoquotidiano.it

L’incredibile storia dei netturbini di San Severo: “Avanziamo oltre 1 mln di euro” ultima modifica: 2011-05-06T11:50:11+00:00 da Piero Ferrante



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