ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Riparazione della “scafa” nel 1771

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Manfredonia. La questione che viene portata all’esame dell’amministrazione comunale (con a capo Ruggiero Mettola, nella qualità di sindaco), il 4 ed il 27 ottobre 1771, riguarda la viabilità, in particolare il guado del Pantano Salso (o di Rivoli), specie per i rapporti con le comunità del basso Tavoliere e del nord barese.

Si tratta, invero, di ripristinare l’efficienza dell’imbarcazione, “scafo” (onde il diritto di “scafa”), per traghettare persone, carri e mercanzie, da una parte all’altra dell’acquitrinio.
Lo scafo si ritrova tutto “fracassato”, per cui impossibilitato a trasportare cose, animali e persone. Ne consegue da parte dell’Amministrazione di emanare il bando per il relativo “accomodo”.
E nonostante le riparazioni, il conduttore dello scafo (Lorenzo Pertosa) si lamenta ancora affermando che fa acqua. Ma gli amministratori comunali gli contestano, affermando che la sua richiesta è dettata solo dalla volontà di ridurre il “peso” (il dovuto per la concessione) al quale è soggetto

Per il 4 ottobre si ha:… In publico testimonio costituiti, et testibus in numero opportuno Lorenzo Pertosa appaltatore della Scafa di questa città di Manfredonia, il quale con animo protestativo, narrativo, enunciativo, jurium riserbativo, e per ogni altra miglior via, che può, vale, e dalle leggi gli vien permesso, dice, e fa sentire alle Signorie loro Ill.me d. Ruggiero Mettola, Sindaco Generale, e suoi compagni eletti al reggimento, e governo della medesima; qualmente essendogli remasta in questo sudetto anno la sudetta Scafa per docati cento ed uno, estaglio e prezzo assai esorbitante, ed avendo il pro-testante più, e più volte fatto sentire alle Signorie Loro, e specialmente a VS d. Ruggiero di far accomodare essa Scafa che rattrovasi tutta tutta fracassata, incapace a potere transitare, e passare Gente, ed altro, correndo giorni nove, che ratrtrovasi a terra per causa di detto accomodo finora non seguito, e sofferto dal protestante il danno per quell’utile che poteva dalla medesima ricavare se atta fosse stata al servizio, che perciò le fa sentire che se dalle Signorie loro per la medesima non si darà quel dovuto riparo che si conviene con tutta sollecitudine, intende rinunziare la scafa sudetta, con ritenersi quella perdenza che à sofferto per la mancanza dell’accomodo, giacchè mancandosi la cosa locata, ed essendo come sopra quest’incapace, ed inservibile, non puole in modo alcuno proseguire l’affitto sudetto, protestandosi nel tempo istesso d’ogni danno, spese, ed interesse, isto omni modo meliori./
De quibus omnibus sic per actis requisivit nos, quod de praedictis omnibus publicum conficere deberemus actum nos autem, Unde.

In eodem actu, et contestu, li signori attuali Sindaco et Eletti, replicando alla protesta da voi fatta Lorenzo Pertosa, dicono che non vi è mancato pensare all’accomodo di essa scafa, tanto vero, che sin da martedì primo del corrente ottobre, essendosi portato precedenti lagnanze di esso protestante nel giorno antecedente di lunedì il sig. d. Leone Benavides sopra la faccia del luogo per far tirare a terra in sua presenza, come seguì la scafa sudetta per vedere di qual’accomodo fosse necessaria; Alla qual’osservazione portatosi dal sudetto sig. d. Ruggiero Sindaco Generale, ed avendo allo stesso comunicato l’occorrente su tal’assunto, esso sig.Sindaco ordinò che si buttasse bando per esso accomodo, come seguì mercordì due del corrente, sicchè avendo tutto ciò operato li signori replicanti non à di che lagnarsi esso protestante, poiché trattandosi di cosa di Università, la medesima và trovando quel positivo risparammio che si puole coll’occensione delle debite candele, estinte le medesime si manderà immediatamente ad accomodare essa scafa, e così dicono, e replicano./

Per il 27 ottobre, poi, si riporta: …In publico testimonio costituito, et testibus in numero opportuno Lorenzo Pertosa di questa città di Manfredonia, il quale con animo potestativo, narrativo, enunciativo, jurium riserbativo, e per ogni altra miglior via, che può, vale, e dalle leggi gli vien permesso, dice, e fa sentire alle Signorie loro Ill.me d. Leone Benevides, d. Lorenzo Celentano, e d. Pietro Lombardi Eletti al Reggimento e Governo di questa predetta città; qualmente avendo egli preso in affitto la Scafa di questa predetta città nel corrente anno per un’esorbitante estaglio, la medesima essendosi fatta accomodare dalle Signorie loro, è riuscito inutile l’accomodo sulla ragione che la predetta Scafa vedesi tutto giorno piena d’acqua, non facendo altro l’affittatore protestante tutto di che sgottare da quella l’acqua sudetta, venendogli impedito di poter transitare quella Gente che intende da quella passare, anzi si è veduto da tutti che la maggior parte di essa à già intrapreso il cammino per la foce, qual cosa, se si seguitasse gli sarebbe di grand’interesse, per locchè col presente fa sentire alle Signorie loro Ill.me, che qualora alla Scafa sudetta, non si darà quel necessario riparo che si con-viene per lo buon’accomodo di esso egli il protestante la rinuncia come fa, non riuscendogli di tenere un affitto, da cui niente ne verrebbe a percepire protestandosi nel tempo stesso di tutti que’ danni sofferti e da soffrir per la soprascritta causa; mentre se atta, e stagna fosse stata, non avrebbe sofferto la perdenza di non poca somma. E così dice, e si protesta, e renuncia nel tempo istesso, non solo in questo, ma in ogn’altro m.m.

In eodem actu, et contestu. Li retroscritti Eletti Governanti, notificatogli il sudetto atto protestativo, e replicando ad verbus di quelo, cervelloticamente, e senza verun’appoggio di ragione fattogli dal protestante, dicono, che appena entrati nel possesso della suaccennata Scafa, non si è mancato da detti replicanti a fare in essa un’ esorbitante accomodo essendo ascesa la spesa a non poca somma, senza che detto protestante finora non se n’avesse con detti replicanti mai doluto, che avesse la medesima fatt’acqua, che dice nel presente esser applicato a sgottarla, venendo attrassato di non passare a soddisfazione si i cittadini, che forastieri, passando questi per la Foce; Tutto ciò sono sutturfuggi farsi per approfittarsi qualche escomputo da sopra l’affitto della medesima, non potendo loro impedire chi volesse per detta Foce transitare, e passarli. E toccante all’acqua che la medesima facesse si è fatto sentire all’ af-fittatore, che l’hanno risarcita l’istessi, come sodisfatti della Città, di mattina colli Maestri si porteranno a loro spese, ed accommoderanno la medesima, come stando obligati negli atti dell’appaldo, e con ciò resterà persuaso detto protestante, e se ne perveniva a detti replicanti, si avrebbe sparammiato li deritti del protestante, e così dicono, re-plicano omni modo meliore.

Allora il traffico con le comunità del basso Tavoliere e del bacino dell’Ofanto era difficoltoso, oggi….pure, perché permangono ancora strade anguste, mal tenute e dall’intenso traffico di mezzi agicoli.

A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Riparazione della “scafa” nel 1771 ultima modifica: 2017-05-06T12:02:48+00:00 da Redazione



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