Capitanata

P. Rientro, Marino: bene Attolini; Palese: un mercato

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Piano di riordino ospedaliero, relazione Marino (St)

A destra il Consigliere regionale Pd e Presidente della III Commissione consiliare (Sanità) Dino Marino (ST)

“CON l’approvazione da parte della Giunta Regionale si conclude la seconda fase del Piano di riordino ospedaliero. In un anno è mezzo abbiamo equilibrato il sistema cercando in tutti i modi di non comprimere il diritto alla salute dei cittadini. Il Piano di riordino ci indicava di tagliare 2400 posti letto, il Piano di rientro ci imponeva di farlo, non com’è successo in altre regioni, con un tempo adeguato (per esempio per la Toscana è stato di circa 10 anni), ma massimo in due anni”. “Questo è avvenuto in un momento in cui si è bloccato il turn over e gli operatori sanitari hanno dovuto caricarsi sulle spalle una mole di lavoro e dei turni insopportabili”. “In questa seconda fase e, quindi, con la chiusura di altri 800 posti letto, molti dei quali provengono dalla soppressione dei punti nascita, secondo le linee guida del Ministero, sono stati chiusi tutti quelli con meno di 500 parti all’anno. Esprimo un giudizio positivo; credo che bisogna dare atto all’assessore Attolini di aver svolto un buon lavoro. Naturalmente ogni cosa può essere migliorata; infatti l’iter di questo regolamento prevede il parere della commissione sanità”. Lo ha detto il presidente della III commissione, Dino Marino (PD).

“Organizzerò i lavori della commissione in modo da ascoltare tutte le ragioni di ogni territorio a cominciare dai livelli istituzionali delle città di Manfredonia e di Lucera e vedremo se la proposta, che ripeto ritengo positiva, potrà essere ulteriormente migliorata.
Finalmente si apre una fase nuova dopo aver ottemperato a tutti i vincoli imposti dal Piano di Rientro. Si apre la stagione delle opportunità che consentirà ai direttori generali di approvare gli atti aziendali e, quindi, di avviare i concorsi e allo stesso tempo di aprire una serie di servizi territoriali che di più e meglio risponderanno alle domande di salute dei cittadini pugliesi”.

Sanità, Palese (PdL): “Confermato mercato politico di posti letto e punti nascita. Dove sono legalità, trasparenza, diritto alla salute?” . “La Delibera approvata in Giunta regionale ieri sera conferma purtroppo tutti i nostri timori sul fatto che a condizionare le decisioni del Governo Vendola su punti nascita, posti letto, ospedali da chiudere o ridimensionare, non sono state scelte di carattere tecnico – scientifico, ma un vero e proprio mercato politico, a discapito di legalità, trasparenza, professionalità, meritocrazia e diritto alla salute dei cittadini”.
Lo dichiara in una nota il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia, Rocco Palese. “Le nostre peggiori previsioni sono state confermate: in merito ai punti nascita, per cui anche la stampa odierna parla di ‘clamorose esclusioni’, il Governo regionale ha deciso, a sorpresa e senza alcun motivo tecnico – scientifico, di chiuderne alcuni, pur in presenza dei requisiti di Legge e/o degli indicatori previsti dalla stessa Regione, per restare aperti. Così si privano quei territori di reparti ospedalieri di qualità e di riferimento per una utenza enorme. Per quanto ci riguarda e per quanto sarà reso possibile dalla maggioranza, compiremo tutti i passi amministrativi e istituzionali necessari in Commissione e in Consiglio. Intanto però, pur non volendo in alcun modo scatenare guerre di campanile, denunciamo con forza la totale assenza di legalità, trasparenza e meritocrazia in decisioni che, se dovessero restare quelle assunte ieri sera, a nostro avviso non assicurerebbero ai cittadini le prestazioni sanitarie e i servizi territoriali che, invece, la Regione deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio regionale. Quanto alle chiusure di ulteriori ospedali, ribadiamo che noi avremmo agito in modo completamente diverso, recuperando risorse dalla riduzione degli acquisti, spesso ingiustificati, di beni e servizi da parte delle Asl, e introducendo un nuovo modello organizzativo – funzionale, stabilendo sin da subito ruolo e prestazioni degli ospedali chiusi o in previsione di chiusura”.

Infine Palese pone una domanda: “In presenza di questa raffica di chiusure indiscriminate ed in assenza, a tutt’oggi, di Piante Organiche, ci chiediamo come si possa prevedere e annunciare l’assunzione di mille nuovi operatori sanitari, senza preliminarmente sapere che fine farà, quanto è e dove andrà il personale attualmente in servizio nei reparti e negli ospedali che il Governo regionale intende chiudere”.


Redazione Stato



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Quando è possibile “sostare” la bicicletta nell’androne condominiale senza essere rimproverati dall’amministratore o dai condomini?

    A quasi tutti è accaduto almeno una volta di essere “tentati” dal posteggiare la propria bici nell’androne condominiale , quale provvisorio ricovero da utilizzarsi nel disbrigare faccende domestiche servendosi del proprio veicolo a due ruote. Ed a molti sarà capitato di subire per questo dei rimproveri da parte di altri condomini piuttosto zelanti. Ci si sarà chiesto in quell’occasione se tali rimostranze fossero giuridicamente valide o inappropriate al caso.

    La risposta al suddetto quesito giuridico non può prescindere da una premessa necessaria: ogni condomino ha diritto di usare le parti comuni nel modo che più si confà alle sue esigenze, purché ciò non comporti una modificazione della loro destinazione d’uso, un’alterazione del decoro dell’edificio, o una lesione del pari diritto degli altri condomini. Questo, in sostanza, è quello che dice l’art. 1102 c.c., che disciplina la materia .

    Secondo la Suprema Corte di Cassazione, chiamata più d’una volta a dare contenuto pratico a questa norma, ” …il partecipante alla comunione può usare della cosa comune per un suo fine particolare, con la conseguente possibilità di ritrarre dal bene una utilità specifica aggiuntiva rispetto a quelle che vengono ricavate dagli altri, con il limite di non alterare la consistenza e la destinazione di esso, o di non impedire l’altrui pari uso. La nozione di pari uso della, cosa comune cui fa riferimento l’art. 1102 c.c. non va intesa nel senso di uso identico e contemporaneo, dovendo ritenersi conferita dalla legge a ciascun partecipante alla comunione la facoltà di trarre dalla cosa comune la più intensa utilizzazione, a condizione che questa sia compatibile con i diritti degli altri, essendo i rapporti condominiali informati al principio di solidarietà, il quale richiede un costante equilibrio fra le esigenze e gli interessi di tutti i partecipanti alla comunione” (così, ex multis, Cass. 5 ottobre 2009, n. 21256).

    L’uso non deve essere identico e contemporaneo ma comunque deve rimanere, potenzialmente la stessa possibilità per tutti. In tal senso, sempre gli ermellini hanno chiarito che “ al singolo condomino è consentito servirsi in modo esclusivo di parti comuni dell’edificio soltanto alla duplice condizione che il bene, nelle parti residue, sia sufficiente a soddisfare anche le potenziali, analoghe esigenze dei rimanenti partecipanti alla comunione e che lo stesso, ove tutte le predette esigenze risultino soddisfatte, non perda la sua normale ed originaria destinazione, per il cui mutamento è necessaria l’unanimità dei consensi” (Cass. 21 settembre 2011 n. 19205).

    Alla luce di questa premessa di carattere giuridico è , quindi, possibile rispondere al quesito relativo alla possibilità di parcheggiare legittimamente o meno la propria bicicletta all’interno dell’androne condominiale.

    La risposta è la seguente: se il condominio è dotato di un regolamento che vieta a priori questo determinato uso (ossia il parcheggio della bicicletta nell’androne comune) c’è ben poco da fare. La bici deve essere lasciata altrove. Diverso il caso di mancanza o di silenzio del regolamento. Un dato deve essere evidenziato senza incertezze: la funzione dell’androne non è certamente quella del parcheggio: esso serve come luogo di transito che collega la pubblica via alle scale che conducono alle unità immobiliari. Ergo, la sosta di biciclette può essere consentita se temporanea, se effettivamente possibile solamente per un limitato numero di condomini, se non reca danno o sporcizia. E se c’è un sottoscala? La situazione non è molto differente. In definitiva, è sempre meglio essere autorizzati, ancor meglio se da tutti i condomini.
    Qual è l’alternativa certa per evitare lamentele o rimproveri? Portare la bici in casa o lasciarla per strada.!
    Foggia, 6 giugno 2012 Avv. Eugenio Gargiulo

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