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A cura della dottoressa Vittoria Gentile

Se l’è cercata (II)

Sul piano individuale, come su quello collettivo, dire “se l’è cercata” dice di chi dice ben più che di chi si dice

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Esempi pessimi dalla cultura retriva e sessista del “se l’è cercata” che fanno da terreno fertile alla violenza agita, o anche solo immaginata e condivisa, perpetrati dalle donne sulle donne. Qualche mese fa. “Una donna italiana malata di cazzite cronica. Dire che se l’è cercata è il minimo”. Così, Rosanna Lau, consigliera M5S del comune di Civitavecchia e delegata del sindaco Antonio Cozzolino, aveva scritto su Facebook per commentare la morte di una donna per il cui omicidio si cercava il convivente Mohamed Jella. Dopo le polemiche che si sono scatenate intorno alle sue parole, Lau aveva deciso di dimettersi.

Il testo del post era stato cancellato dopo pochi minuti, ma la fotografia del messaggio era stata salvata da alcuni utenti in rete: “Una donna”, si leggeva, “intreccia una relazione con untunisino di26 anni. Lui l’ammazza come un cane. Non voglio vedere il suo nome nella lista delle martiri. Dire che se l’è cercata è il minimo. Se fosse sopravvissuta l’avrei insultata. Nel rispetto della morte provo pena per sua figlia”.

Molto di recente. “Laura Boldrini va eliminata fisicamente“. L’attacco frontale alla presidente della Camera parte dalla base di Facebook della capogruppo leghista in consiglio comunale a Musile di Piave (Venezia) Monica Bars.

Mentre l’avvocato difensore di Bars si affretta a spiegare che “l’affermazione intendeva riferirsi alla rimozione dell’onorevole Boldrini dal suo ruolo politico e niente altro”.
Non è per moralismo, e nemmeno per sterile buonismo. Ma se tali fulgidi esempi di grave ignoranza comunicativa nonché di aggressività interna rovesciata su bersaglio ritenuto “meritevole” a prescindere da qualsiasi contenuto sia nelle intenzioni, provengono dall’alto del livello istituzionale e, cosa al pari grave, provengono da donne che si scagliano in questo modo contro altre donne … è evidente che dire che la violenza di genere sia un problema maschile (verissimo) non estingue precise responsabilità espressive delle donne stesse fortemente identificate sul buio e strumentale immaginario maschile millenario, e ancora dominante.

Intanto. Donne continuano a morire, bruciate come le streghe, per citare lo psicoanalista Massimo Recalcati. “Non è solo in gioco una perdita di potere da parte degli uomini. La loro fatica a riconoscere la libertà della donna, il loro rifiuto della femminilità, è, piuttosto, una forma radicale, forse la più radicale, di razzismo. Si tratta di stroncare il diritto di esistenza a chi con la sua esistenza minaccia la stabilità e l’identità della nostra. Si tratta di eliminare una esistenza differente, eccedente, irriducibile al potere fallico della ragione maschile.
Tuttavia, nell’affermazione di questa superiorità si rivela anche una profonda angoscia. L’uomo può odiare una donna — come l’antisemita l’ebreo — perché in essa vede quel mistero della libertà cui egli ha rinunciato… Meglio allora il fuoco del bastone. Il bastone indica, infatti, una pedagogia orrenda che ha però ancora come suo presupposto il disciplinamento morale della vittima. Se invece la vittima si sottrae, se si rivolta, se non accetta più di soggiacere alla violenza educativa del suo padrone, allora è necessaria una violenza che non lascia speranza, allora resta solo il fuoco”. Tra i passi più belli del testo di Recalcati sull’argomento.

Il problema è dei maschi, ma se le donne indirettamente alimentano la cultura del “se l’è cercata” che contribuisce a fare da sfondo alla possibilità, anche solo immaginata, di agire la violenza, allora nessuno si salva dalla richiesta di responsabilità. Questa battaglia culturale si combatte a colpi di stereotipi e modi di dire, motti di spirito e immaginario variamente dipinto ed espresso “dell’uomo dominante e della donna tentatrice”.. e poi “traditrice”, “infedele”, “allontanante” rispetto a un legame che non può permettersi di rescindere. Pena l’angoscia maschile.
Noi donne non abbiamo mai saputo fare seriamente squadra, fronte comune, lavoro di genere, ciascuna per l’interesse di tutte; raramente ci siamo riuscite. E’ il nostro vizio capitale. Forse perché, di fondo, troppo competitive le une con le altre e anche questo deve aver avuto una valenza a ritroso, nell’evoluzione, ai fini della conquista del maschio e della riproduzione. Ora, in questo contesto sociale, non potremmo, non dovremmo più permettercelo.

Gli uomini, invece, devono fare i conti con l’angoscia disperante e impotente della perdita della partner; e tanto più è forte l’angoscia.. maggiore la possibilità di aggressività o la violenza agita.

Sul piano individuale, come su quello collettivo, dire “se l’è cercata” dice di chi dice ben più che di chi si dice.

(A cura della dottoressa Vittoria Gentile, Manfredonia 06.08.2016)



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Commenti


  • I politici di Manfredonia ci hanno venduti come una colonia da sfruttare

    POCHE STORIE GENTILE DOTTORESSA, QUESTI PORCI ASSASSINI VANNO RINCHIUSI NELLE GALERE DEL DESERTO DEL CENTRO AFRICA. SONO ASSASSINI MALEDETTI ALTRO CHE IRA LA LORO BESTIALITA’ E SEMPRE PREMEDITATA CON ACQUISTO DI BENZINA E QUANT’ALTRO! SE UNA DONNA NON VI VUOLE LASCIATELA VIVERE IN PACE PER DIO!


  • Maus

    SE GLI UOMINI FOSSERO PIU’ TUTELATI NELLE SEPARAZIONI CONIUGALI QUESTA AGGRESSIVITA’ NON CI SAREBBE (pensate nella separazione anche se l’uomo e’ proprietario esclusivo della casa purtroppo la deve lasciare alla moglie, 3/4 dello stipendio lo deve lasciare allla moglie magari si scopre che la colpa della separazione e della moglie)


  • Raffaele Vairo

    Quanto scritto da Rosanna Lau su Facebook, per commentare la morte di Alessia Della Pia, è assolutamente delirante e demenziale. Sono, come tanti del resto, molto indignato e addolorato per cotanta “pericolosa” idiozia. Sarà banale ribadirlo ma la violenza è sempre da condannare, a prescindere! Concordo con la dottoressa Vittoria Gentile quando scrive: “Noi donne non abbiamo mai saputo fare seriamente squadra, fronte comune, lavoro di genere, ciascuna per l’interesse di tutte; raramente ci siamo riuscite. E’ il nostro vizio capitale. Forse perché, di fondo, troppo competitive le une con le altre e anche questo deve aver avuto una valenza a ritroso, nell’evoluzione, ai fini della conquista del maschio e della riproduzione.”
    Mi permetto di aggiungere un secondo “vizio capitale” delle donne, ovvero l’abitudine e la tendenza ad “imitare ed emulare”, non nel senso positivo ma profondamente negativo dei termini, l’universo maschile. La donna ha tutte le qualità e l’intelligenza per affrancarsi da questa dipendenza millenaria. Se le donne saranno in grado di fare fronte comune, se cambieranno il loro atteggiamento … saranno gli uomini a rincorrerle e cadrà così, finalmente, anche la maledizione biblica: “…i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te”. Genesi 3,16.
    Temo, purtroppo, e questo sinceramente mi rattrista, che questi atti non finiranno fintanto che ci sarà qualche idiota senza speranza pronto a giustificarli.


  • raffaela

    (Posso) accettare da un uomo un giudizio cosi’,ma che esca dalla bocca di una donna è imperdonabile. Questa frase ha cancellato anni di dure battaglie per far capire agli uomini che la donne non ha solo un corpo ma anche un cervello pensante. E proprio ciò che alcuni (uomini) non accettano. Il rifiuto viene visto come una sconfitta nella sfera maschile. Lui si comporta come un cacciatore che non si da pace fin quando la preda è catturata ed uccisa. Mi chiedo :quando finiranno le violenze contro la donna? Spero che l’uomo capisca che ella non è un trofeo da mostrare a tutti e fare uso e abuso a suo piacimento. Condanniamo i mussulmani che obbligano le donne a indossare il burka e poi facciamo sentire in colpa una donna che mostra la sua bellezza senza pudore. La donna è libera di vivere la sua vita e questo l’uomo lo deve accettare e rispettare anche se può sembrare un boccone amaro.


  • vittoria gentile

    Per Maus. Le separazioni non mancano di essere, in molti casi per fortuna non in tutti, campo di battaglia aperta e piena in cui nessuno dei due sessi brilla per maturità e lungimiranza, Figli in mezzo e pochi sconti “al contendente”. Ciò detto, quello che si sottolinea è la particolare difficoltà e l’angoscia degli uomini di fronte ad un abbandono (non vale per tutti gli uomini e non tutte le donne riescono meglio del partner a superare il trauma). Un’angoscia che a volte va fuori controllo e, soprattutto, dovrebbe indurre il sesso maschile a interrogarsi più seriamente su certe dinamiche, ne varrebbe la pena.
    Per Raffaele Vairo, è vero, una via alternativa “ufficiale” a quella maschile (che poi è anche nostra, in modo complementare, appunto da millenni) alla relazione, alla leadership, al modo stesso di essere al mondo e di esprimere le nostre esistenze ancora non la troviamo. Poco impegno nella ricerca di strade altre? Troppa competizione? Facile adattamento alla cultura “convenzionale”? Tutte risposte possibili. La bibbia riflette la cultura di duemila anni fa non potrebbe esprimersi, letteralmente, che come si esprime. Eppure, tra le donne più anticonvenzionali della storia, Maria di Nazareth. Troppo facilmente (e strumentalmente) impacchettata nel mito della mitezza e della condiscendenza.

    Nessuno rincorre se riconosce all’altro la libertà e il valore intrinseco che gli appartiene nella scelta di restare o andare, pure se non la condivide. E’ la differenza tra il capriccio narcisistico dei bambini, a volte parossistico, e la capacità di tollerare le frustrazioni che dovrebbero aver fatto propria gli adulti.

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