Editoriali

Lettera a Sakineh


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Lettera a Sakineh

Manifesti a Roma contro la condanna a morte di Sakineh (image:lastampa.it)

Manfredonia – CI sono pietre per uccidere e pietre per costruire, pietre per affondare vite già fragili e pietre per rifondare ciò che è caduto. Le pietre parlano il linguaggio delle mani che le tengono, battono l’aria con gli occhi di chi ti guarda in viso o con lo sguardo di chi ti giudica e ti usa violenza o con quello di tenerezza e di pace di chi nel tuo peccato vede anche il suo. Le pietre possono posarsi come piume per farti da dimora, da recinto in cui trovare riparo, oppure da dirupo dal quale scaraventarti giù nel precipizio, nell’abisso del niente che la paura e la presunzione disegnano nei cuori fatti di pietra.

Guardali in viso, o Sakineh, quando (speriamo di no) ti lapideranno, pensa ai tanti volti di uomini e donne che sono entrate nel tuo corpo per prendersi qualche pietra al posto tuo. Io ci sarò, e con te una parte di me sarà ferita. Cercherò di prendere una pietra al posto tuo, perchè anche io sono un peccatore che avrebbe meritato molte pietre più di te.

Se dovesse accadere, quel giorno andrò in riva sulla spiaggia: prenderò una pietra e la getterò nel mare come segno di un rifiuto, una pietra in meno che non ti sarà lanciata contro. Saranno infatti molte le pietre che ti scaglieranno contro, ma la mia, e come la mia quelle di tante altre persone, non ci sarà. Non pensare alle pietre che ci saranno, ma a quelle che non ci saranno. Nel loro vuoto vedrai disegnata la presenza di milioni di persone che quel giorno moriranno con te.

La mia pietra volerà in alto per svegliare Dio, perché so che anche Lui si è tirato dietro molte pietre. Lui che è venuto a proibire a chiunque a fare in nome suo quello che invece amiamo fare solo in nome nostro: cioè uccidere per troppo zelo, per una falsa idea di Lui. E la peggior morte quella di chi muore in nome di Colui che è morto al posto suo, di chi muore per mano di chi si sente in diritto di fare questo pensando di fare la sua volontà.

La mia pietra volerà sulle labbra mute del mare, per rubare un poco di quel cielo trafitto a quella terra su cui cadrai, un poco di quel respiro che Dio – il Dio misericordioso e pietoso – ha in custodia per te oltre la stupidità e la cattiveria degli uomini.

In quel momento, ti prego o Sakineh, guarda il cielo. Tocca con la tua anima le pietre che ti lanceranno, e sono certo che alla fine proveranno vergogna per quello che ti faranno. E se qualcuno pentito verserà una lacrima, sappi che allora non sei morta invano. Perché avrai avuto il potere più grande: quello di trasformare le pietre in carne, il dolore in lacrima, la presunzione in vergogna, l’arroganza in maschera della stupidità.

E il giorno dopo raccoglieremo quelle pietre bagnate del tuo sangue e ne faremo il simbolo della pietà negata, della barbarie che offusca sia la fede che la ragione. E in quelle pietre tu ci sarai sempre per ognuno di noi a ricordare che per fortuna il Dio vero è più grande del cuore umano.

DALLA REGIONE PUGLIA, L’APPELLO DEL PRESIDENTE INTRONA – Un appello a nome di tutti i pugliesi a risparmiare la vita di Sakineh è venuto dal presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna. In una nota inviata all’Ambasciatore iraniano in Italia, è contenuto un accorato invito a sospendere l’esecuzione della donna condannata alla lapidazione. Il presidente Introna si rivolge alle Autorità iraniane, “a nome del Consiglio regionale della Puglia e mio personale, certo – afferma – di interpretare sentimenti comuni ad ogni cittadino della nostra regione, di rispetto della vita e della persona”. “L’appello che sento di dover rivolgere non vuole essere un’ingerenza negli affari interni di un Paese – continua Introna – ma l’espressione appunto di un sentimento condiviso, ispirata da una coscienza universale che respinge la pena di morte, peraltro eseguita con modalità che giudichiamo barbare e riprovevoli”.

BERNARD-HENRI LEVY: “VENERDI’, ALLA FINE DEL RAMADAN, RISCHIA LA CONDANNA” – L’iraniana Shakineh Mohammadi Ashtianii rischierebbe di essere lapidata “venerdì prossimo, di sera, alla fine del Ramadan”, come riferito all’Ansa dal filosofo Bernard-Henri Levy, a Parigi. La petizione raccolta dal filosofo contro la lapidazione della donna iraniana ha già raccolto 80 mila firme.

Lettera a Sakineh ultima modifica: 2010-09-06T18:15:03+00:00 da Michele Illiceto



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Commenti


  • vittoria gentile

    Commovente professore. Voglio solo aggiungere alle sue parole quanto ha affermato il presidente dell’istituto islamico milanese di Viale Jenner, Abdel Hamid Shaari:”Anche se la Sunna parla di lapidazione, nel Corano non ce n’è traccia.La Sunna riguarda atti e detti del profeta Maometto trasmessi attraverso parola degli uomini, laddove il Corano è la parola di Dio. Dunque -egli sottolinea – per un peccato come quello dell’adulterio dovrebbero esserci altre punizioni, come la detenzione, ma giammai una condanna a morte per lapidazione”.

    Agli uomini che giustizieranno chiediamo quindi direttamente di non sporcare la propria fede, e l’Islam è una grande religione monoteista che tutti riconosciamo, con atti di violenza inaudita che hanno a che fare con voi stessi, la vostra aggressività e le vostre intime inadeguatezze; mentre con la volontà naturalmente orientata al Bene e la misericordia della Divinità non c’entrano proprio nulla!! Sakineh è ora un simbolo. Come lei migliaia e migliaia di donne in tutti i paesi del mondo vedono violati in vario modo i propri diritti umani fondamentali. Tutte noi donne siamo ora Sakineh e siamo tutte le donne del mondo violate dalla rabbia furente e cieca di uomini inadeguati di fronte alla propria stessa dignità personale.

    Mi auguro che il gran moto emotivo suscitato da questo caso si traduca in sensibilità e attenzione per le tematiche femminili, duratura e ponderata nel tempo. Mi appello alla nostra amministrazione comunale e al sindaco, perchè emanino un documento ufficiale di ripulsa verso quanto sta accadendo a Sakineh Mohhamadi Ashtiani e verso ogni forma di violenza contro le donne. Sakineh è cittadina onoraria di Manfredonia, perchè rappresenta, spero, tutte le donne di Manfredonia e ovviamente non solo.

    Concludo parafrasando Amartya Sen, grande economista “etica” indiana, dicendo che quando le donne di una nazione stanno bene tutto la nazione sta meglio. E’ evidente allora che l’Iran è un Paese con gravi problemi sociali interni. Ci auguriamo vivamente voglia “vederli” e sappia affrontarli.

    La comunità internazionale, pur rispettandone la sovranità, non smetterà di guardare ciò che risulti inguardabile. La Misericordia di Dio è grande ed universale, declinata in tutte le religioni del mondo. Ad essa si affidino gli uomini, e non alla propria cieca violenza. No alla pena capitale, no alla barbarie inaudita della lapidazione, Sakineh libera e riconosciuta nei propri diritti, e con lei riconosciute pienamente tutte le donne del mondo.

    Noi vigileremo.


  • Redazione

    La Redazione di Stato ringrazia il professore Illiceto e la dottoressa Gentile per i contributi redatti sulla testata. Red.


  • Michele Illiceto

    Grazie a voi per l’attenzione e alla psicologa Dott.ssa Gentile Vittoria per il prezioso e utile commento che giustamente evidenzia la corretta visione del Corano a riguardo……….


  • Circolo Idv Torremaggiore

    Col cuore spezzato piangiamo il simbolo della politica coraggiosa per la difesa del Cilento dalla speculazione edilizia. Che la terra ti sia lieve Angelo. Hai pagato con la vita il coraggio delle tue scelte. Resti un esempio per coloro che credono che in politica non ci sono solo corrotti e disonesti, ma umili servitori della legalità e della moralità.

    CIRCOLO IDV TORREMAGGIORE

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