ManfredoniaRicordi di storia

L’Abbazia di Pulsano (notizie storiche)


Di:

Manfredonia – A nord di Manfredonia sul monte Gargano, come a sentinella del Golfo, domina l’antica e mistica abbazia di Santa Maria di Pulsano. La sua origine risale al 591 d.C., allorquando il duce Tulliano di Siponto la fece costruire su incarico del monaco-papa San Gregorio Magno, sui resti di un antico tempio pagano dedicato all’indovino Calcante. In quel tempo, la badia era sicuramente circondata da una rigogliosa macchia mediterranea, poi in seguito deforestata.

Il monastero dopo il primo insediamento dei Padri Benedettini, (che oltre al compito della preghiera e del lavoro, come previsto dall’Ordine di S.Equizio, avevano anche quello di diffondere il Cristianesimo sul Gargano in preda al paganesimo), passò per un breve periodo, intorno al X secolo, sotto la competenza cluniacense.

Distrutta successivamente dalle orde barbare saracene, nel 1129 fu ricostruita ad opera di San Giovanni Scalcione, eremita da Matera. Questi, mentre era in pellegrinaggio alla Grotta di San Michele, gli apparve la Madre di Dio che gli indicò dove la sua missione doveva essere portata a compimento. L’eremita San Giovanni, si dice che compì la sua opera in sette settimane, motivo per cui diede origine ai “sette cragni” cumuli di pietre in forma conica, sormontati da una croce, che si trovavano sparsi lungo la strada che dalla badia conduceva a Monte S.Angelo.

Questa nuova famiglia monastica autonoma di Pulsano, fondata da San Giovanni Scalcione, sotto il nome di “Ordine degli Eremiti Pulsanesi”, detti anche “Scalzi”, è stata dal XII al XIV sec. uno dei più importanti centri del monachesimo del Meridione. L’Ordine pulsanense visse nel rigore e nell’isolamento. Nelle vicinanze del convento, i frati costruirono le cosiddette “gràncie” o piccoli romitori, piccole costruzioni di due o tre vani su posti rocciosi inaccessibili, che servivano per ritirarsi nei giorni di severe pratiche religiose. L’abate San Giovanni diede accoglienza nel suo ordine anche a monache che seguivano le stesse regole dei monaci. Tra i monasteri femminili, ricordiamo quello di San Bartolomeo nella valle Carbonara, vicino Pulsano, quello di San Barnaba Apostolo nei pressi di Pulsano e quello di Santa Cecilia de Pulsano nella diocesi di Troia.

Dopo la morte di S.Giovanni Scalcione, avvenuta nel 1139, che propagò il nome dei Pulsanesi non solo in Puglia ma anche in Italia centrale e settentrionale e persino a Malta, il convento ebbe dotazioni di terre da Ruggiero I (re di Sicilia), da Guglielmo II e infine da Enrico IV, questi concesse alla Badia il cospicuo feudo di S.Nicandro. Fra il XIV e XV secolo l’Ordine Pulsanense si estinse e l’abbazia passò nella gestione ai monaci cistercensi, poi nel tempo ai frati domenicani, ai francescani e, infine ai monaci celestini, che ebbero insediamento costante e amministrarono l’abbazia di Pulsano fino alla soppressione murattiana del 1809.

Nel tempo, la decadenza dell’antica abbadia, fu dovuta anche ad aspre contese con altri monasteri, e poi al terremoto del 1646, che determinò la sua quasi totale distruzione, facendole perdere così, il suo prestigio e la sua importanza. I Benedettini, che erano venuti a reggerne le onerose sorti, nonostante si fossero impegnati ardentemente non riuscirono a evitare il tracollo della Badia.

Nel 1809 la promulgazione della legge di re Murat che determinò la chiusura delle badie e dei conventi, provocò il completo disfacimento dell’antico monastero. Privata dei suoi beni, la badia fu acquistata nel 1842, con legale contratto, dal sacerdote Nicola Bisceglia di Monte S.Angelo, che l’affidò al nipote, il canonico Nicola Bisceglia. Nel 1923 il convento fu da quest’ultimo ceduto al colto sacerdote prof. Nicola Quitadamo, che per anni fu prodigo e solerte rettore del Santuario.

Negli anni ’50, l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste, mons. Andrea Cesarano a sue spese fece iniziare il lavori per una strada che da Pulsano doveva portare a Manfredonia. Nel suo intento c’era anche il recupero dell’Abbazia, con la sistemazione di alcuni locali da destinare al collegio estivo dei seminaristi della nostra Diocesi. Tuttora è possibile scorgere il primo tratto di strada realizzata, a sinistra, guardando l’Abbazia da Manfredonia.

L’ultimo eremita di Pulsano, detto “u moneche Peluzene” fu un certo Francesco Lo Russo di Monte S.Angelo, morto nel 1957 negli Ospedali Riuniti di Foggia. Mi raccontavano i miei nonni paterni e mio padre al secolo “i Marascialle”, proprietari di terreni agricoli e allevatori in zona “sotta Pulezene” (sotto Pulsano), che spesso l’eremita Lo Russo scendeva a valle dall’abbazia e si recava presso i casolari nel vallone di Pulsano abitati da famiglie contadine, fino agli inizi degli anni ’50, dove con molta discrezione chiedeva qualcosa da mangiare trovando sempre benevole accoglienza.

Nel 1966, approfittando di un periodo di abbandono e isolamento della Badia, fu trafugata la preziosa Sacra Icona della Madonna di Pulsano, risalente al XII sec., dipinta sullo stile delle icone bizantine. Insieme al Sacro Quadro, fu rubato buona parte dell’arredo sacro ed elementi scultorei dell’Abbazia. L’antico dipinto di Santa Maria di Pulsano, apparterrebbe alla scuola dei “Ritartadari” che dipingevano in Puglia e Basilicata tra il XII e XII sec.. La Sacra Effigie di S.Maria di Pulsano richiama la Sacra Icona della Madonna di Siponto e quella della Madonna di Ripalta.

Nel 1991 il movimento “Cristiani Pro Pulsano” costituito da un gruppo di volontari di Manfredonia e Monte S.Angelo, ha dato inizio al recupero materiale e storico e dell’Abbazia, culminato con l’insediamento nel 1997 di una comunità monastica latino e bizantina, sotto il nome di Monaci Pulsanesi.

(A cura di Franco Rinaldi – cultore di storia e tradizioni popolari di Manfredonia)

Redazione Stato@riprodzuioneriservata

FOTOGALLERY A CURA DI FRANCO RINALDI

L’Abbazia di Pulsano (notizie storiche) ultima modifica: 2014-09-06T10:55:49+00:00 da Franco Rinaldi



Vota questo articolo:
4

Commenti


  • gino

    una meraviglia della nostra terra


  • aldo caroleo

    Dalla foto con i frati in preghiera (chiaramente scattata prima degli sconvolgenti ultimi restauri) si notano chiaramente le piete vive delle pareti delle navate, ora nascoste da un impiego indecente di intonaco. Poi, il vero gioiello dell’intera Abbazia è la mensa dell’altare (datata 1117):da notare le quattro colonnine laterali e quella centrale, simboleggiante Cristo, la Cui Parola, fondamento della Chiesa , è stata diffusa dagli Evangelisti simboleggiati appunto dalle 4 colonnine.
    Questa splendida mensa è stata ricoperta da una assurda tovaglia di raso bianco che la copre agli occhi del visitatore. Altro scempio perpetrato è l’assurda trasformazione di quella che era l’Eremo cosiddetto di San Gregorio Magno con l’impiego di una copertura in legno e l’uso di mattonelle in ceramica lucia e di marmi.


  • Antonello Scarlatella

    Meravigliosa descrizione del Sig. Rinaldi correlata da bellissime fotografie.


  • fabio

    Il signor Caroleo ha ragione, le colonnine non si vedono più, sono nascoste e poi il soffitto e totalmente diverso dall’originale. Quando mi sono recato un mese fa ho fatto difficoltà a riconoscerla.
    Adesso sembra una qualsiasi chiesetta rurale.
    Che peccato!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This