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Le due specie di Lepri, molto simili nell’aspetto, tanto che è difficile distinguerle a distanza di doppietta, vivono in competizione sul territorio

“Lepri pronta caccia escluse dal Parco del Gargano”

Per le tre Associazioni ambientaliste questi risultati positivi sono solo in parte utili a placare le apprensioni relative alla imminente nuova stagione venatoria

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Manfredonia. ”Accolta nella sostanza, dal Servizio caccia e pesca e dall’Osservatorio Faunistico della Provincia di Foggia, l’istanza presentata nel mese di giugno da ACLI Ambiente, Centro Studi Naturalistici e WWF Foggia finalizzata a tutelare la presenza della Lepre italica nel Parco del Gargano. Si tratta di una specie esclusiva dell’Italia centromeridionale, della Sicilia e della Corsica minacciata e di elevato interesse conservazionistico, presente anche nel Parco Nazionale del Gargano e messa in pericolo da pratiche di ripopolamento faunistico per fini venatori che prevedono l’immissione massiccia di lepri europee da allevamento.

Le due specie di Lepri, molto simili nell’aspetto, tanto che è difficile distinguerle a distanza di doppietta, vivono in competizione sul territorio. L’immissione di lepre europea riduce, infatti, le possibilità di sopravvivenza della lepre italica in quanto le sottrae le già scarse risorse alimentari. Nell’intervento attuato a giugno, le Associazioni hanno, pertanto, chiesto di definire con precisione le aree dove effettuare le immissioni autorizzate di selvaggina.

Nell’autorizzazione della Provincia al ripopolamento con lepre europea per l’anno 2016, rilasciata all’Ambito Territoriale di Caccia (ATC), è stata esclusa tutta la zona garganica e l’autorizzazione è stata data indicando con precisione le zone dove liberare gli animali; lo scorso anno, evidenziano le Associazioni, era del tutto generica e lasciava ampi spazi di discrezionalità. Altro aspetto positivo è il numero delle zone di rilascio ridotto da 60 a 40. Per 20 zone è stato previsto il controllo diretto ovvero la liberazione dovrà avvenire in aree di “ripopolamento e cattura” sotto il diretto controllo della Provincia, non lasciando libertà all’ATC. Unica nota negativa l’assenza degli incaricati dall’Osservatorio Faunistico Provinciale alla liberazione delle lepri, condizione questa espressamente prevista nell’autorizzazione e puntualmente disattesa come negli anni precedenti.

Per le tre Associazioni ambientaliste questi risultati positivi sono solo in parte utili a placare le apprensioni relative alla imminente nuova stagione venatoria che in Puglia “aprirà” il 18 settembre ma che di fatto è già aperta grazie alla dannosa e irragionevole pratica della preapertura in deroga già avvenuta nei giorni 1 e 4 settembre e il prossimo 11 settembre e durante la quale milioni di animali torneranno nei mirini delle doppiette italiane. Anche se è impossibile calcolare il numero reale degli animali uccisi dalla caccia “autorizzata”, a causa delle falle nel sistema venatorio, si stima che sotto i colpi delle doppiette potranno essere abbattuti in tutta la stagione venatoria decine di milioni di animali: una mattanza compiuta dai circa 700 mila cacciatori italiani (ovvero poco più dell’1% della popolazione italiana, in diminuzione nel numero e in aumento per età media). La stragrande maggioranza degli italiani è invece contraria alla caccia, come dimostra una recente indagine Eurispes secondo la quale il 68% degli italiani si schiera contro l’attività venatoria. Altro aspetto inerente alla caccia è l’inquinamento causato dalle munizioni contenenti piombo, elemento estremamente inquinante sia per gli uomini che per gli animali.

A tutto questo si aggiungono anche controlli sempre più scarsi rispetto ai reati venatori. Situazione in preoccupante peggioramento anche a causa dei vari “riordini” che interessano le Polizie Provinciali e il Corpo Forestale dello Stato.

Ritornando alla pratica dei ripopolamenti, ACLI Ambiente, Centro Studi Naturalistici e WWF Foggia ricordano che gli stessi non hanno quasi mai risolto il problema dell’impoverimento del patrimonio faunistico, determinando, invece, il dispendio d’elevatissime risorse economiche. I lanci “pronta-caccia” sono una pratica aberrante che scaturisce da un’attività venatoria imperniata su criteri speculativi e “consumistici” ben lontani da qualsiasi principio di seria gestione venatoria oltreché essere in contrasto con quanto suggerito nella “Valutazione ambientale” del piano faunistico regionale.

Foggia, 06.09.16

ACLI Ambiente Foggia
Centro Studi Naturalistici Foggia
WWF Foggia



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