Cultura
Suad Amiry racconta Damasco, perla d’Oriente

Questioni Meridionali, un’autrice internazionale

La scrittrice siriana, palestinese d’adozione, presenta il suo libro edito da Feltrinelli

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Foggia. La quinta edizione della rassegna ideata da SpazioBaol, e che vede la libreria Ubik di Foggia tra i partner storici della manifestazione, comincia nel segno del Medio Oriente, con un’ospite internazionale di grande levatura letteraria, culturale e politica. Mercoledì 7 settembre infatti, alle ore 19.30, all’Auditorium Santa Chiara, Suad Amiry, scrittrice e architetto, nonché membro delle delegazioni palestinesi per la pace in Medio Oriente, incontra il pubblico di Foggia in una delle poche tappe del tour italiano, per presentare il suo ultimo romanzo edito da Feltrinelli, Damasco. Di madre siriana e padre palestinese (sua terra d’adozione), autrice del libro Sharon e mia suocera (Feltrinelli), nel quale raccontava l’assedio della città in cui vive, Ramallah, da parte degli israeliani, Suad Amiry ha sentito il bisogno di dar voce alla terra in cui è nata, raccontando quella che un tempo era definita la “perla dell’Oriente”, oggi vessata da più di 4 milioni di rifugiati e oltre 400 mila morti in anni di guerra civile.

L’edizione 2016 di Questioni Meridionali, realizzata con il sostegno di Comune di Foggia-Assessorato alla Cultura, Fondazione Banca del Monte, Fondazione Apulia Felix, è dedicata al cantautore piemontese Gianmaria Testa, recentemente scomparso, nel corso della propria carriera impegnato a raccontare i viaggi e le speranze dei contadini e dei migranti, tematiche di riferimento per la manifestazione giunta al suo quinto anno di seguito. D’altronde, il sottotitolo della rassegna 2016 è Da questa parte del mare, in omaggio all’omonimo album di Gianmaria Testa: a lui, pertanto, sarà dedicata la serata di sabato 10 settembre sempre all’Auditorium Santa Chiara, un reading musicale con Gabriele Zanini, Giovanni Chiapparino e Pietro Verna.

Damasco (Feltrinelli, marzo 2016; 272 pagine). Damasco suona magica e favolosa, e continua a suonare così mentre si riempie di violenza e di fantasmi. Nessuno meglio di Suad Amiry poteva raccontare il fulgore del passato per aprire una porta sul presente.

Il racconto comincia nel 1926, nel palazzo di Jiddo e Teta – marmi colorati, soffitti a cassettoni, fontane che bisbigliano nell’ombra –, comincia quando, dopo trent’anni di matrimonio, Teta torna per la prima volta ad ‘Arrabeh, il villaggio da cui era partita poco più che bambina per andare in sposa al ricco e nobile mercante damasceno Jiddo.

Il viaggio di Teta – intrapreso nella speranza di poter dare l’ultimo saluto alla madre – imprime una svolta inattesa al suo matrimonio: il sensuale Jiddo la tradisce. Il perfetto equilibrio della casa sembra spezzarsi, ma poi la vita della famiglia riprende: la dolcezza delle consuetudini smussa le asperità, i rituali attenuano e riassorbono i contrasti, gli equilibri si riassestano. Suad Amiry conduce il lettore nei cortili e nelle stanze della famiglia Baroudi, con i fastosi pranzi del venerdì, le rivalità tra i figli maschi pigri e viziati, il vincolo indissolubile tra le figlie femmine. Passano gli anni, ed è ancora una volta l’arrivo di un bambino a sparigliare le carte, a far luce nelle pieghe più nascoste dell’intimità domestica: vengono così a galla segreti inimmaginabili, come quello che lega la tenera Karimeh alla sorella maggiore Laila, che con piglio inflessibile ha assunto il ruolo di capofamiglia. Ma chi è la vera madre di un bambino? La donna che lo ha partorito o quella che lo ha accudito un giorno dopo l’altro? E fino a che punto è lecito tacere per proteggere quello che si ama di più? Una saga appassionante e poetica sospesa tra realtà e finzione, una rievocazione innamorata e nostalgica di un mondo raffinatissimo spazzato via dal fanatismo e dalla crudeltà, ma soprattutto una riflessione sul senso della maternità e sul silenzio come estremo gesto d’amore. Una storia e un affresco che dall’Impero ottomano arrivano al presente ulcerato del Medio Oriente. I personaggi sono memorabili, la scrittura leggera, le emozioni grandi.

Suad Amiry. Architetta palestinese, fondatrice e direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation a Ramallah. Cresciuta tra Amman, Damasco, Beirut e Il Cairo, ha studiato architettura all’American University di Beirut e all’Università del Michigan, specializzandosi infine a Edimburgo. Dal 1981 insegna Architettura alla Birzeit University e, da allora, vive a Ramallah. Ha scritto e curato numerosi volumi sui differenti aspetti dell’architettura palestinese. Amiry ha vinto il premio internazionale Viareggio Versilia nel 2004. Da Feltrinelli sono usciti i due volumi Sharon e mia suocera (2003) e Se questa è vita (2005), poi ripubblicati assieme in “Universale Economica” (2007), Niente sesso in città (2007), Murad Murad (2009), Golda ha dormito qui (2013) e Damasco (2016).

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