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Adesione ufficiale della Regione Basilicata e Calabria

Da Foggia a Roma per la marcia della giustizia

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Foggia. “Porterò con me il pensiero di Foggia in cui la criminalità e sempre più pervasiva, scivolata in una ‘sudditanza’ a queste logiche che anni fa non c’era”. Il percorso da Regina Coeli a piazza San Pietro, nel giorno de “Giubileo dei carcerati”, è quello in cui si snoderà, il prossimo 6 novembre a Roma, la “marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà” dedicata a Marco Pannella e a papa Francesco. Maia Rosaria Lo Muzio ci sarà con altri radicali della Puglia, iscritti, per la precisione, al Prtt (partito radicale transnazionale transpartito) che si distingue dai “Radicali italiani”, il gruppo guidato da Norberto Guerriero impegnato in città per la raccolta di firme sulla legalizzazione della cannabis. Variegata è la galassia che fu di Marco Pannella, della droga leggera in questione si può discutere a lungo, anche alla luce delle tonnellate di marijuana rinvenute in questi mesi nel Tavoliere, roba che “se fosse legalizzata sarebbe una svolta per la nostra agricoltura: poca acqua e molto sole, ideale per il nostro clima. Solo che noi siamo a favore della legalizzazione di tutte le droghe, ogni operazione di contrasto è risultata vana. Marco disse che quella sulla cannabis è una battaglia per noi culturalmente vinta, mentre sulla giustizia la strada è lunga e difficile”.

Sciopero della fame per ordinamento penitenziario


Roma, la marcia, “l’identità fra le richieste politiche e quelle religiose nel senso che il papa- spiega Lo Muzio- ha introdotto il reato di tortura nello Stato Vaticano e abolito l’ergastolo, due nostre storiche battaglie, per questo la dedichiamo anche a lui”.
Il 9 ottobre a mezzanotte scattano i due giorni di digiuno insieme ai detenuti: “Non è un digiuno di protesta, cui parteciperò, ma di dialogo: chiediamo al ministro Orlando una riforma dell’ordinamento penitenziario che porti all’effettiva rieducazione attraverso la pena, chiediamo lo snellimento dei tempi della giustizia, il ripristino della legalità nelle carceri, attenzione alle lunghe detenzioni preventive, no alla ‘giustizia spettacolo’ in cui poi si stralciano centinaia di nomi fra gli indagati”.
Dopo che, con apposita delibera, hanno aderito alla marcia la Regione Calabria e Basilicata, chiedono ed auspicano l’adesione ufficiale della Regione Puglia.

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Il carcere di Foggia “rifugio” dei poveri


Lo Muzio nella casa circondariale di Foggia è entrata più volte. Foto di gruppo davanti a quei cancelli, con Rita Bernardini e Norberto Guerriero, si trovano nelle cronache cittadine o sulla sua pagina facebook, anche considerando il fatto che, iscritta ad anni alterni al partito, dall’età di 17 anni frequenta l’ambiente. “Ho visto gente che in carcere aveva solo il vestito che indossava, a volte nemmeno le lenzuola, il carcere diventa sempre più il rifugio di chi è espulso dalla società, dei poveri che non possono pagarsi l’avvocato. La zona maschile sta messa peggio, quella femminile è meglio gestita perché il numero di detenute è inferiore. Non ci sono tanti extracomunitari, la maggior parte dei detenuti è italiana con una percentuale molto alta di tossicodipendenti”. I dati che gli stessi radicali forniscono parlano di 422 detenuti per 349 posti letto, di un unico magistrato di sorveglianza per tutta la Capitanata, di agenti penitenziari sottodimensionali (dovrebbe essere circa 300) e in età anagrafica avanzata. “Violenza contro le guardie, autoviolenza, tentativi di suicidio sono all’ordine del giorno. Tre anni fa abbiamo trovato dei bambini con le madri che ora non ci sono più e per cui abbiamo protestato con forza, il malessere del carcere è quello della società”.

“Lavoro esterno ed un garante dei detenuti”


Chiedono all’amministrazione comunale “Il garante dei detenuti” che ritengono tanto più indispensabile quanto più scarseggiano gli assistenti sociali e le guardie carcerarie: “Potrebbe ricoprire questo ruolo un avvocato penalista in pensione o qualcuno della comunità di Sant’Egidio”. L’altra richiesta è il “lavoro esterno per tanti carcerati non pericolosi da impiegare in lavori socialmente utili. E’ vero che sono stati attivati dei laboratori, ma vengono impiegate poche persone rispetto a quanti stanno in carcere e che sono cittadini di Foggia ”.

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