"Una medaglia del Presidente della Repubblica"

Devia, il passato che ritorna

Gargano segreto - “scoprire le radici di un evento” - esistenza avvolta nel mistero - giornata di studi - soluzione dei tanti enigmi - si estendevano fino a Siponto - come il filo di Arianna - l’appello a rivitalizzare


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Manfredonia. Nel suo appassionato saggio “Gargano segreto”, il non dimenticato scrittore sammarchese Pasquale Soccio, ha tratteggiato un escursus su quegli aspetti che portano a “scoprire le radici di un evento”, a infrangere il “silenzio del tempo antico”, per “un avvio discreto a una nuova e sempre diversa esperienza garganica”, di quel Gargano segreto rimasto tale grazie alla sua “segregazione”.

Quelle sue intuizioni ben si attagliano alla storia di Devia, una città, un casale attestato nel cuore del Gargano, dalle origini incerte, dall’esistenza avvolta nel mistero, riscoperto casualmente, recuperato in parte e riabbandonato a sé stesso. Una vicenda esemplare di quanto il promontorio garganico offra in termini di storia e di bellezza e di come tanto patrimonio di storia, di cultura e di vita non si riesca a tutelare, valorizzare a tenerlo come esempio.

La segregazione di Devia si è protratta per un millennio. Solo oggi, dopo mille anni appunto dalla sua ipotizzata nascita appena dopo l’XI secolo, si è parlato di quell’insediamento crocevia di popoli con tutto quel che quelle presenze hanno comportato in termini di economia, di arte, di cultura. Di quell’insediamento è rimasta la chiesa dedicata a santa Maria, recuperata dalle macerie nel 1980.

A sollevare la coltre di oblio accumulata, un convegno di studio ha annotato Gianclaudio Petrucci del Centro studi storici e socio-religiosi di Puglia, promotore della giornata di studi svoltasi nell’auditorium della biblioteca del Convento San Matteo di San Marco in Lamis, introdotto da Liana Bertoldi Lenoci del Centro studi storici di Puglia, che ha richiamato un folto pubblico. A rimarcare l’importanza dell’evento, il Presidente della Repubblica, Mattarella, ha inviato un medaglione commemorativo.

La soluzione dei tanti enigmi che si addensano su quel sito garganico significa gettare nuova luce su tanti aspetti non del tutto chiari o comunque ambigui, riguardanti altre città e luoghi del Gargano segreto. A cominciare da quel nome, Devia, che Pasquale Corsi dell’Università di Bari in attesa di uno studio più specifico, fa risalire a presenze slave alquanto diffuse tra gli insediamenti medievali del Gargano non escludendo tuttavia influenze bizantine che si estendevano fino a Siponto. Ma Devia è depositaria, ha insistito il ricercatore Feliciano Stoico, di stratificazioni di culture, di arte figurative, di leggende, di sacralità, di favole e racconti fantastici.

Le pitture e gli affreschi come il filo di Arianna che collega chiese, grotte e eremi del Gargano. , ha affermato Marcello Mignozzi dell’Università di Bari. Gli ha fatto eco Domenico Scaramuzzi illustrando il ciclo di affreschi della chiesa di S. Giovanni Battista a San Giovanni Rotondo. Dei culti popolari, dei racconti popolari hanno parlato Angelo Frascaria e Matteo Vocale.

Unanime l’appello a rivitalizzare quel che rimane di Devia con opportune iniziative. Una prospettiva che Simonetta Bonomi, soprintendente archeologia di Bat e Foggia, ha subordinato a tutta una serie di problematiche burocratiche e finanziarie. Che non sono alle viste.

Michele Apollonio

Devia, il passato che ritorna ultima modifica: 2017-10-06T15:39:32+00:00 da Redazione



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