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Moncler, dall’Autolesionismo all’Autodistruzione

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Uno dei marchi italiani della moda più conosciuti a livello mondiale (Moncler) ha subito quello che riteniamo un vero e proprio “attacco” mediatico. Nella puntata del 2 Novembre di Report – nel servizio denominato “Siamo tutti oche” di Sabrina Giannini – è stata documentata l’atroce, disumana e illegale (volutamente lasciamo questo aggettivo per ultimo, al fine di enfatizzare i precedenti) pratica della “spiumatura” delle oche vive. Tale pratica è particolarmente diffusa in Ungheria, ma è impiegata anche in altre nazioni della Comunità Europea. Quest’ultima, in particolare, viene accusata di non attuare i dovuti controlli e per il lasciar colpevoli vuoti legislativi che consentono “con facilità di ‘riciclare’ la piuma illegale”.

Con questa breve introduzione, ci auguriamo di aver fugato ogni dubbio circa la nostra totale opposizione rispetto ad una pratica tanto violenta quanto inaccettabile; al tempo stesso, non possiamo non analizzare le conseguenze (economiche) della trasmissione del citato servizio.

La discussione è sicuramente delicata e complessa, tuttavia il nostro contributo vorrebbe essere quello di portare i lettori ad analizzare criticamente anche altri aspetti della vicenda (oltre a quelli della barbarie della “spiumatura” e della contestabile scelta di delocalizzare la produzione dall’Italia verso aree geografiche, quantomeno, “discutibili”).

La personale interpretazione di chi scrive è che non solo non sia stato raggiunto (se non parzialmente) lo scopo che i responsabili del servizio si erano prefissi, ma, diversamente, si ottengano – almeno – tre gravi e negative conseguenze:

1. la Moncler si trova a fronteggiare una situazione di Crisis Management, senza essere stata sottoposta a “processo”, bensì avendo già ottenuto sentenza di “condanna”;
2. le aziende concorrenti potrebbero beneficiare delle vicissitudini dell’italiana Moncler e sottrarle quote di mercato (e magari, loro sì che utilizzano piume “sporche” di sangue…);
3. per quanto “marginale”, un eventuale impatto a livello occupazionale – dello stato di crisi che la Moncler è chiamata a gestire – non potrà che peggiorare le difficoltà che il nostro Paese già si trova ad affrontare.

“Moncler utilizza solo piuma acquistata da fornitori obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali”. Questo è quanto è stato pubblicato sulla pagina istituzionale dell’azienda di Milano. Se sia vero o meno, lo sapremo nel corso dei prossimi mesi. Ciò che invece sappiamo, per certo, è che gran parte dell’opinione pubblica ha dichiarato “sentenza” di condanna senza che l’imputato abbia avuto un regolare “processo”.

Chi si aspetta che nel mondo i diavoli vadano in giro con le corna e i buffoni coi sonagli, sarà sempre loro preda e il loro zimbello” – Arthur Schopenhauer

(A cura di Leonardo Taronna – www.twitter.com/TaronnaL
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Moncler, dall’Autolesionismo all’Autodistruzione ultima modifica: 2014-11-06T17:31:19+00:00 da Leonardo Taronna



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Commenti


  • Teo970

    Certo che risparmiare circa 10 euro delocalizzando in Romania, anziché Moldavia o Transnistria su un capo il cui costro di produzione è di circa 120 euro e poi venderlo intorno a 1000 euro, è tutto dire. E i costi di trasporto e di inquinamento non vengono conteggiati?
    Che la concorrenza possa prendere quote di mercato, per articoli di quel livello, non so. Il made in Italy deve essere un valore aggiunto e può esserlo veramente solo se tutti i processi lavorativi sono svolti in Italia.

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