Foggia
"Riutilizzare le acque reflue dei depuratori è una scelta inderogabile"

“Impianti di affinamento”, Cislaghi “Basta osservare..”


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Foggia. Siccità e “carenza di risorse idriche” hanno ridato fiato a chi chiede una ulteriore diga per evitare di “buttare a mare” una risorsa utile all’agricoltura. Un’opera inutile e dannosa per l’ambiente. Inutile perché di acqua, dai depuratori, ne buttiamo tanta quanta ne potrebbe intercettare la agognata diga di Piano dei Limiti (circa 50 milioni di Mc). Dannosa perché metterebbe definitivamente a secco la valle del Fiume Fortore con un ulteriore cambiamento, in negativo, dell’eco sistema azzerando anche l’apporto di sabbia e nutrimenti al mare.

Riutilizzare le acque reflue dei depuratori è una scelta inderogabile perché non si tratta, come dice l’Assessore Regionale Di Gioia, di “valutare e stimare l’utilizzo ai fini agricoli delle acque reflue affinate che in periodi emergenziali” ma semplicemente di dare corso a quanto stabilito dal vigente “piano delle acque” di Regione Puglia perché, oltre all’emergenza idrica, esiste una situazione ambientale che vede il tavoliere “vulnerato” da un carico eccessivo di nitrati e nitriti.

Riutilizzare le acque reflue dei depuratori con il loro “affinamento” è un imperativo quando la depurazione incompleta è la causa prima dell’inquinamento dei corsi d’acqua come testimoniano le analisi di ARPA per i depuratori di Foggia in località Castiglione e Borgo Incoronata. In particolare, per il depuratore in località Castiglione, le analisi fatte nei mesi di maggio, giugno e luglio 2017 attestano la NON CONFORMITA’ per emissioni oltre i valori stabiliti dal D.Lgs. 152/2006 per “escherichia coli” o “solidi sospesi”, per il depuratore di Borgo Incoronata la situazione è più grave e i risultati delle analisi sono stati inviati “agli organi di P.G. che stanno conducendo le indagini”.
Se la non conformità delle acque reflue mette sotto accusa AqP per come è fatta la depurazione, il mancato trattamento di affinamento delle stesse è inspiegabile quando esiste l’impianto ma questo non è mai stato messo in funzione lasciandolo che il “naturale degrado” ne comprometta il futuro utilizzo. L’impianto in questione è parte del depuratore costruito in località Castiglione e da questo è stato diviso con una semplice rete metallica.

Non è questione di “valutare e stimare l’utilizzo ai fini agricoli delle acque reflue affinate … in periodi emergenziali” o di fare “una riconsiderazione dei costi/benefici delle acque affinate”, come dice il Presidente del Consorzio di Bonifica De Filippo, ma semplicemente si tratta di mettere in funzione un impianto realizzato con fondi pubblici, utile per eliminare una fonte di inquinamento ambientale, e per il cui funzionamento ne pagano i costi tutti i cittadini con le “bollette” emesse da AqP (voce della bolletta “depurazione e affinamento”). A De Filippo e Di Gioia ricordiamo che se le acque reflue dei depuratori sono affinate queste possono essere riutilizzate in agricoltura attingendole dai corsi d’acqua o immesse nelle condotte del Consorzio di Bonifica con evidente beneficio per l’ambiente.

Quale sia lo stato di degrado dell’impianto di affinamento lo si evince facilmente “passeggiando” per i viali di servizio dello stesso e il cartello affisso in prossimità dell’accesso all’impianto in degrado lascia sgomenti perché, dopo l’elenco degli interventi di miglioramento, chiude con la frase “investiamo nel vostro futuro”.

Se Regione Puglia, o per lei AqP e Consorzio di Bonifica, deve spiegare perché l’impianto non è mai stato messo in funzione e lasciato in totale abbandono, Il Sindaco di Foggia (o meglio i Sindaci che si sono succeduti dalla fine degli anni ’90) e il Presidente della Provincia devono chiarire quali interventi hanno messo in campo, per le rispettive competenze, a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

Foggia 6 novembre 2017
Giorgio Cislaghi circolo Che Guevara Foggia

“Impianti di affinamento”, Cislaghi “Basta osservare..” ultima modifica: 2017-11-06T12:29:35+00:00 da F. Giorgio Cislaghi



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