Capitanata

Falso commercio prodotti biologici: 7 arresti, uno di San Severo. Controlli nel Foggiano


Di:

Controlli Finanza

Controlli militari Guardia di Finanza (archivio)

Verona – ERANO riusciti a quadruplicare i loro guadagni, a garantire come biologici milioni di quintali di prodotti agricoli che biologici non erano mai stati, a far figurare come provenienti da produzioni locali cereali che, tra l’altro, di italiana avevano solamente la destinazione finale.

Per anni avevano operato indisturbati; le loro aziende erano “biologiche” a tutti gli effetti; “biologiche” erano altresì certificate le imprese dei grossisti che si sarebbero poi occupati di piazzare sul mercato dei grandi acquirenti cereali ed altre produzioni agricole che biologiche non erano -ma lo diventavano attraverso tutta una serie di falsificazioni documentali- ed il cui destino finale era l’alimentazione animale e quella umana.

Il tutto grazie alla costante e stretta compiacenza di funzionari e dipendenti degli organismi deputati a certificare come biologica la produzione e la provenienza dei prodotti agricoli che non esitavano a “trasformare” il prodotto convenzionale in prodotto autenticamente “biologico”. La Guardia di Finanza di Verona, dopo oltre un anno di serrate indagini coordinate dalle dottoresse Maria Beatrice Zanotti e Maria Federica Ormanni, Sostituti Procuratori presso il Tribunale della città scaligera, ha dato esecuzione stamane nelle province di Verona, Ferrara, Pesaro Urbino e Foggia ad ordinanze di custodia cautelare in carcere, disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari, dottor Guido Taramelli, nei confronti di:
– MARINUCCI LUIGI, nato ad Angiari (VR) il 04/05/1948 ed ivi residente in via Cason 1002.
– SCAPINI DAVIDE, nato a Verona il 29/05/1968 e residente in Sona (VR), via Grola 7.
– SIENA ANGELA NAZARIA, nata a San Severo (FG) il 28/07/1972 ed ivi residente in via Pietro Nenni Km 0 500, rappresentante di alcune aziende nel settore agricolo-cereale
– GRASSI ANDREA, nato a Budrio (BO) il 04/01/1966 e residente in Argenta (FE) via Alessandri Adolfino 4/1.
– GROSSI MICHELE, nato a Fossombrone (PS) il 05/08/1975 e residente in Fano (PU) via Marco Polo 00020.
– SPADINI STEFANO, nato a Genova (GE) il 14/06/1965 e residente in Monte Cerignone (PU) via San Donato 47.
– ALBIERO CATERINA, nata a Zevio (VR) il 10/10/1964 e residente in Salizzole (VR), via Zanon 4.

Interventi di perquisizione sono altresì in corso presso diverse aziende e altri soggetti indagati in località delle province di Verona, Padova, Rovigo, Bergamo, Bologna, Macerata e Foggia.

L’indagine condotta dalle fiamme gialle veronesi ha riguardato oltre 40 imprese, tutte operanti nel settore della produzione e commercializzazione di cereali e frutta fresca e localizzate in Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Puglia e Sardegna. Il volume delle transazioni scoperto dai militari della Guardia di Finanza è veramente impressionante: oltre 200 milioni di Euro di fatture per operazioni inesistenti, più di 2.500 tonellate di merce (frumento, favino, soia, farine, frutta fresca principalmente) sequestrata in quanto falsamente biologica, oltre 700 mila tonnellate di prodotti alimentari dichiarati falsamente biologici commercializzate.

La rilevanza dei volumi di merce che gli investigatori hanno accertato essere “falsamente biologica”, il cui valore sul mercato all’ingrosso supera i 220 milioni di euro, emerge anche se si considera che attualmente gli italiani destinano oltre 3 miliardi e mezzo di euro della loro spesa alimentare quotidiana all’acquisto di prodotti da agricoltura biologica. Il meccanismo di frode, perpetrato dalle società italiane ed avallato dagli organismi di controllo è particolarmente complesso; le Fiamme Gialle di Verona hanno avviato l’indagine supportati dai poteri di polizia economica e finanziaria attribuiti alla Guardia di Finanza dal decreto legislativo n. 68 del 2001. Dopo aver individuato lotti di merce falsamente biologica in tutta Italia, attraverso i canali internazionali di polizia degli specialisti del II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza, hanno operato anche sull’estero congiuntamente ad Europol-l’Agenzia europea delle forze di polizia-, dove sono riusciti a ricostruire le propaggini del traffico internazionale di prodotti falsamente attestati come biologici dagli organismi di certificazione operanti in Italia.

La merce in parte prodotta in Italia (Puglia, Marche, Emilia Romagna, Veneto) ed in parte importata dalla Romania è poi stata rivenduta, oltre che in Italia, in Olanda, Germania, Spagna, Francia Belgio, Ungheria, Austria e Svizzera e sono al vaglio degli inquirenti le eventuali implicazioni di soggetti europei consapevoli di acquistare un prodotto falsamente biologico che mediamente viene venduto al consumatore finale almeno il quadruplo rispetto al paritetico prodotto da agricoltura convenzionale.

Con la Guardia di Finanza di Verona hanno collaborato anche i funzionari dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, sede di Conegliano Veneto. Molti gli artifizi posti in essere per trasformare sulla carta il prodotto agricolo convenzionale in “biologico”; per esempio le farine e il frumento provenienti dalla Romania ed introdotti in Italia come prodotto comunitario, grazie ad una società creata ad hoc da soggetti italiani con la compiacenza di soggetti Romeni, non erano prodotti con gli standard dettati dalla normativa dell’Unione Europea in materia di produzioni biologiche, ma erano prodotti in Stati non appartenenti all’Unione Europea nei quali la normativa sull’utilizzo di pesticidi et similia non è stringente come quella del legislatore comunitario; per poi ottenere il “prodotto biologico” bastava intervenire sulla documentazione fiscale che accompagnava il carico di prodotto: i compiacenti funzionari degli organismi di vigilanza si prestavano per l’alterazione ovvero integrale nuova formazione della documentazione fiscale che accompagnava il carico, e il prodotto “diventava biologico” e il suo valore di mercato quadruplicava.

Farine, cereali e frutta fresca ormai divenuti biologici venivano quindi acquistati da grossisti dell’industria agro-alimentare per essere utilizzati nella produzione di prodotti alimentari che, a questo punto, non potevano che essere venduti come biologici a prezzi ben più alti rispetto a quelli dei prodotti alimentari convenzionali. Le accuse nei confronti dei sette arrestati, e di tutti i 13 indagati, vanno dalla Associazione a delinquere (articolo 416 del Codice Penale) e dalla Frode in Commercio (articoli 515 e 516 del Codice Penale) ai reati fiscali di Dichiarazione fraudolenta ed Emissione ed Utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti (articoli 2. 3 e 8 del decreto legislativo 74 del 2000); non mancano le numerose ipotesi di falsificazione che hanno riguardato la documentazione certificativa dei carichi di prodotti alimentari (articoli 476, 477, 478 e 482 del Codice Penale).

Posizione Cia. “Una grande truffa che danneggia i consumatori alla ricerca dei prodotti di qualità, rischia di creare ulteriore sfiducia nei cittadini sulla trasparenza dei mercati e penalizza pesantemente i tanti produttori biologici seri che con impegno operano per fornire prodotti di pregio e migliorare l’ambiente”. E’ quanto sostenuto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito al maxi-sequestro di 700 mila tonnellate di prodotti biologici e dell’arresto di sei persone in seguito ad un’approfondita indagine della Guarda di Finanza. Un’indagine che mette in luce, se i fatti ipotizzati dovessero, come sembra, corrispondere a verità, l’attività di una vera e propria associazione criminale operante nel settore della commercializzazione dei prodotti biologici.

La Cia rileva che “le derrate sequestrate -principalmente frumento, soia, favino, farine e frutta secca- sono prodotti d’importazione destinati in gran parte per l’alimentazione del bestiame nelle aziende biologiche”. La Guardia di Finanza, anche in collaborazione con le strutture italiane di controllo, ha avviato questa indagine da oltre un anno, dopo accertamenti fiscali a una piccola azienda agricola. Questa a sua insaputa -ricorda la Cia- risultava aver venduto rilevanti quantità di merci ad un grossista: in realtà si trattava di un colossale giro di false fatturazioni. Per questo motivo la Cia ribadisce l’esigenza della massima determinazione nel portare al termine l’indagine, in modo da dare i giusti contorni a tutta la vicenda.

Ma occorre anche fare di più -sottolinea la Cia- nell’organizzazione delle filiere, nella tracciabilità degli scambi commerciali, nella gestione dei controlli che troppo spesso si fermano alle aziende agricole e non seguono il prodotto fino alla distribuzione. La Cia è da tempo impegnata perché si rafforzi in Italia un sistema dei controlli, affidabile, fondato sull’efficacia e sulla massima semplificazione possibile. Spesso invece sembra che il sistema funzioni esattamente alla rovescia con duplicazioni, assenza di coordinamento, frammentazione degli organismi, scarsa professionalità insieme a tanta burocrazia inutile.


Redazione Stato, gdf@riproduzione riservata

Falso commercio prodotti biologici: 7 arresti, uno di San Severo. Controlli nel Foggiano ultima modifica: 2011-12-06T19:01:48+00:00 da Redazione



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Commenti

  • Dall’esame di tutti i documenti che interessavano le ditte coinvolte si è accertato che il volume di prodotti con falsa certificazione biologica è meno del 2,5% di quello prospettato dalla GdF, che si riferisce all’intera quantità registrata dalle ditte indagate, che risulta perdipiù frutto anche di fatturazione fittizia: non a caso agli arrestati vengono addebitati i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e altri documenti inesistenti, la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

    Anche il valore dei prodotti accompagnati da certificati falsificati è nettamente inferiore a quello stimato la settimana scorsa: applicando le quotazioni di mercato odierne, arriviamo a fatica a 5 milioni di Euro (contro i 220 milioni di cui s’era parlato: anch’essi sono riferiti al volume d’affari complessivo delle società coinvolte, sempre gonfiato da operazioni inesistenti).

    È stato anche accertato che la frode si è protratta da ottobre 2007 ad agosto 2008 e ha riguardato esclusivamente orzo, mais e soia per mangimi, girasole, farro, 2 partite di frumento e delle mele da purea.

    Il perimetro della frode (che innegabilmente c’è stata, ma si palesa più come “frode fiscale” che come “frode biologica”), va assai ridimensionato.

    Ciò non basta a rasserenare le 47.658 aziende perbene e le oltre 300.000 persone che lavorano nel settore biologico italiano (che sono parte lesa e attraverso le loro organizzazioni stanno costituendosi parte civile nel processo), ma dà almeno la dimensione corretta.

    15 dicembre 2011

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