Manfredonia

Cannabis terapeutica, 4 associazioni a Vendola: sblocchi la legge

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Il direttivo dell'associazione Di Lascia. Da sinistra, Fiorile Salvemini, Elisabetta Tomaiuolo, Antonella Soldo (Ph: Antonella Soldo)

Foggia/Manfredonia – I radicali dell’ associazione Mariateresa Di Lascia, insieme all’associazione Luca Coscioni, a CanaPuglia e all’ A.S.C.I.A sono i firmatari di una lettera aperta inviata al Presidente Nichi Vendola per chiedere l’approvazione di una legge regionale sull’erogazione della cannabis terapeutica. Da circa un anno, infatti, la proposta di cui si erano fatti portatori i consiglieri di Sel, prima firma Michele Losappio, giace indiscussa in commissione Servizi Sociali, al cui esame era stata affidata. Nel 2010 è stata approvata una delibera di giunta che introduce l’utilizzo delle principali sostanze psicoattive naturali derivate dalla cannabis a carico del Servizio sanitario regionale.


Ma questo non basta. Di fatti l’accesso a questo tipo di farmaci per i malati è quasi impossibile, data la scarsa informazione, le farraginose trafile burocratiche, i lunghissimi tempi d’attesa, ed anche la difficoltà di trovare dei medici che li prescrivano liberi da tabù ideologici. Solo una legge regionale, su modello di quella già in vigore in Toscana, può rendere questo servizio effettivo. Migliaia di malati aspettano di accedervi: infatti il farmaco si è rivelato efficace come antitumorale, nel trattamento della nausea e del vomito in pazienti che effettuano chemioterapia, stimolazione dell’appetito in pazienti con sindrome da deperimento nell’AIDS, trattamento della spasticità in malattie neurologiche (sclerosi multipla e lesioni midollari), terapia del dolore, glaucoma, epilessia.


Le associazioni pugliesi chiedono al Presidente Vendola di attivarsi per sbloccare al più presto l’iter della legge: “I malati non possono aspettare i tempi della politica- si legge nel testo della lettera aperta- la sofferenza e il dolore costringe molti di essi a procurarsi la cannabis illegalmente, con grandi rischi, senza garanzie e a costi elevati. “Non riteniamo giusto che cittadini già provati dalla malattia debbano affrontare questo ulteriore ostacolo e rischio solo perché, legittimamente, vogliono scegliere la cura più efficace”.


Redazione Stato@riproduzioneriservata



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