Cronaca

Riordino Province, dura replica Dentamaro ai brindisini

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L'assessore regionale M.Dentamaro (st)

Bari – IL Sindaco di Brindisi Consales non perde occasione per attribuire alla Regione Puglia o a non meglio identificati poteri occulti individuabili in “esponenti politici jonici esercitanti gran peso all’interno del governo regionale pugliese”, le colpe dei tentennamenti e dei ritardi con cui il “suo” Consiglio Comunale si è espresso in merito al ridisegno dei nuovi assetti territoriali.


L’Amministrazione regionale, dal canto suo, ha sempre sostenuto l’importanza di un confronto che fosse quanto più partecipato tra i diversi livelli istituzionali per decidere insieme sul riordino delle Province, conscia della necessità di rispettare la volontà e le iniziative dei Comuni, sia pure nell’ambito delle possibilità concesse dalla legge nazionale e nel rispetto dei tempi imposti da quest’ultima. “Ne sono testimonianza i numerosissimi incontri con le comunità e le istituzioni locali da me tenuti proprio per attestare, con la mia presenza, piena condivisione con il diritto rivendicato dai Sindaci sulla competenza delle scelte, in attuazione di una riforma che, discutibile sotto molti aspetti, potesse dare un impulso all’azione e all’autonomia dei Comuni e, perché no, a quell’associazionismo in grado di portare tanti benefici in termini di efficienza e di qualità dei servizi, rispettando al tempo stesso le specificità dei territori e il contenimento dei costi nello spirito della “spending review”.


Evidentemente, ribadisce l’Assessore Dentamaro, alcuni Comuni, o meglio i loro rappresentanti, dopo un brusco quanto tardivo risveglio, non sono riusciti a trovare una intesa nell’ambito dei propri organismi arenandosi su sterili dispute di campanile, perseguendo una linea ondivaga o quanto meno tentennante, che ha prodotto scelte tardive e per questo difficilmente praticabili. La Regione, comunque, ha ancora una volta fatto ciò che doveva, e qualcuno dovrebbe tempestivamente informarsi delle attività che riguardano il proprio territorio, inoltrando al Consiglio Regionale e al Governo le proposte formulate dai Comuni, sia pure oltre i termini temporali previsti. Tacciare l’Ente di inerzia allo scopo di arrecare danno ai cittadini di alcune comunità, appare, quindi, quanto meno pretestuoso e strumentale a coprire colpevoli ritardi che sono da ricercare in altre sedi.


Redazione Stato



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