Capitanata

San Severo, aggredì vigili e bruciò auto: “incapacità mentale”

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(fonte image: digilander.it)

San Severo – ASSOLTO per incapacità di intendere e volere l’uomo che il 9 giugno scorso è stato accusato di aver aggredito alcuni agenti della Polizia Municipale, oltre che aver dato fuoco ad alcune loro auto parcheggiate. Condannato a più di un anno di carcere, la sentenza emessa dal giudice monocratico, Dello Iacovo, ha disposto la misura di sicurezza della libertà vigilata. E’ stata inoltre sottolineata la pericolosità sociale del soggetto ma non la necessità di un ricovero presso il CSM di San Severo.


Redazione Stato@riproduzioneriservata



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  • Sandro Esposito

    Va altresì sottolineata la difesa d’ufficio dell’ Avv. Maurizio Antonio Gargiulo che, a fronte di una misura di custodia cautelare in carcere disposta il 18 luglio dal giudice Lippini, presentava, appena acquisita la perizia tecnica di Torres, l’istanza di anticipazione dell’udienza, inizialmente fissata per il 28 gennaio 2013, per la discussione in giudizio abbreviato condizionato alla relativa perizia tecnica.

    Il 3 dicembre, in fase di discussione, la difesa sottolineava la necessita che l’imputato, una volta assolto per incapacità di intendere e volere, così come anche richiesto dal PM, potesse proseguire il suo percorso di cura presso il CSM di San Severo e non a Barcellona Pozzo di Gotto. La discussione offerta dalla difesa, congiuntamente alla valutazione tecnica, portava all’esito su indicato. “E’ stato emesso un provvedimento che offre, concretamente, al mio assistito la possibilità di reinserirsi nel contesto sociale di San severo, senza troncare i propri rapporti con i parenti e senza vivere una drammatica esperienza di O.P.G. necessaria, a mio avviso, solo in casi davvero disperati.” – Questo è quanto riferito dalla soddisfatta difesa all’esito della lettura del provvedimento giudiziario.

    C.M. è imputato in un altro processo, tuttora in corso, accusato di aver dato fuoco ad alcune auto dei vigili urbani parcheggiate. L’avvocato Gargiulo ha ricordato come la vicenda, complessa, abbia avuto inizio dal sequestro del motorino e dallo stato di salute mentale precario dell’imputato e di come il caso sia lo sviluppo possibile di una situazione personale che non sarebbe stata correttamente gestita dal nostro sistema sociale.

    “Oggi il trattamento sanitario obbligatorio si pone come un semplice tampone per rimediare agli scompensi che possono interessare i malati di psicosi. Un sistema sanitario differente, più completo e differenziato, forse avrebbe evitato che un malato del genere, cioè un soggetto bisognoso di cure, potesse mettersi, da solo, in condizione di nuocere agli altri e di conseguenza anche a se stesso” afferma l’avvocato foggiano – che aggiunge – “Dobbiamo riflettere tutti su questo caso perchè una società civile è tale non solo quando è capace di punire i responsabili ma anche quando sa prevenire che gli stessi possano, inconsapevolmente, produrre un danno ad altri”.


  • Redazione

    La ringraziamo per l’intervento; Red.Stato

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